HRH Prince Norodom Phanuvong created Commander of the Legion d’Honneur on August 9th 1927

HRH Prince Samdech Krom Preah Akkak Mahassena Norodom Phanuvong (1871-1934) was the son of HM King Norodom with his Favourite wife, Khun Preah Mer Moneang Socheat Bopha Nuon, famous as “Khun Than”.

He married in 1921 Princess Sisowath Bophasy (1901-1957). Their only child, Prince Norodom Monissara (1922-1975) was my grandfather on my Mother’s side.

N. Phanuvong

He was named Prime Minister and Minister of the Interior and Cults under his first cousin’s reign, HM King Sisowath Monivong.

Here is the article published in French Newspaper “L’Express du Midi” quoting the decree of nomination of Prince Phanuvong to the dignity of “Commandeur de la Légion d’Honneur” on 9th August 1927.

 

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Interview in Italian by famous journalist Ornella Rota

DoveStiamoAndando? A conoscere la Cambogia con l’aiuto di Pirandello

Roma – “In un contesto buddista la verità è ricerca di vita, devi trovare la via giusta; da voi invece, se la verità fa arrabbiare, meglio una piccola bugia che consenta di vivere armoniosamente. Ecco, questa differenza è stata il solo punto per me un po’ difficile”.

Saggezza mediterranea e reminiscenze pirandelliane…

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Scoppia a ridere: “Lo so, lo so”. Ironico e autoironico, coltissimo, affettuoso, grande senso estetico e curiosità del vivere, S.A.R Ravivaddhana Sisowath Monipong, membro della Casa Regnante cambogiana, spiega che “la dialettica di Pirandello non corrisponde al mio ideale però ci convivo con molta gioia, anche perché mi aiuta a capire i miei connazionali di oggi”.

Fammi capire: Pirandello ti aiuta a capire la Cambogia?
“Durante la dittatura degli kmer rossi (1975-1979) che decimò un terzo della popolazione e l’80% della mia famiglia, i miei connazionali dovettero crearsi una loro verità. Una volta tornati liberi però, molti kmer rossi cambiarono identità per non essere riconosciuti. In Asia  si dice che quando hai vissuto cose terribili sotto una certa identità, vai al tempio e chiedi al monaco un altro nome per modificare il destino. Capita così che sovente a Phnom Penh, dove viaggio più volte all’anno, devo chiamare con un nome diverso persone che sono le stesse di prima, che conosco molto bene ma che ora vivono un’altra realtà. E questo è totalmente Pirandello. D’altra parte anch’io sono in una situazione simile: tanti amici mi chiamano Benoit, nome che mi è stato imposto quando mi sono convertito al cattolicesimo; per altri invece sono Ravi, diminutivo dell’originario Ravivaddhana; in famiglia mi conoscono fin da piccolo come Titou. Il mio primo nome, che in sanscrito significa “raggio di luce che si emana all’infinito” venne scelto personalmente dalla regina/madre perché gli astrologi di palazzo reale non si mettevano d’accordo su come chiamarmi”.

Cultore di astrologia e di studi esoterico come da millenaria tradizione familiare, educato in Francia (“la famiglia di mia nonna paterna è originaria della Provenza”), Ravi ha studiato sanscrito e latino, è laureato in letteratura contemporanea inglese e appassionato di storia dei movimenti femministi (“erano lungimiranti perché si rendevano conto che in tema di libertà sessuale avanzare pretese eccessive era il solo modo affinché, nel tempo, rimanesse almeno una parte di quelle istanze”). A Roma vive dal 1997, e per nulla al mondo vorrebbe vivere al nord“dove fa freddo e tutto funziona, invece le idee nascono dal caos”. Adora il Mediterraneo: “Mi sento protetto dal vostro modo di vivere, di essere, e poi ci sono gli odori, i profumi, gli effluvi – io sono asiatico quindi il mio primo impatto con la realtà passa per il naso”.

Diverso concetto di verità a parte, ci sono (state) altre ragioni di perplessità?
“Intanto, il galateo. Quando amici italiani (o in genere occidentali) mi chiedono una serata intitolata al cibo e alle tradizioni cambogiane, devo spiegare che per ogni cibo noi prevediamo una determinata musica, una maniera per accettarlo e un momento per mangiarlo. Siamo molto formali, e le regole quotidiane, spicciole, sono sovente opposte: qui ad esempio quando la persona più importante entra in una stanza tutti si alzano, da noi invece si abbassano perché la sua testa dev’essere la più alta; qui è il superiore a porgere la mano, da noi è l’inverso; e quando un cameriere ti serve un aperitivo, voi dite grazie, noi facciamo un piccolo cenno alla padrona di casa.

Poi, la gerarchia. Per intenderci con un riferimento macroscopico: nella nostra cultura e spiritualità (attraverso i secoli la Cambogia ha filtrato elementi di induismo e animismo nel contesto buddista, ndr)la Dichiarazione Universale dei Diritti dell’Uomo non ha senso, soprattutto nel primo articolo secondo cui gli esseri umani nascono uguali. Come possiamo essere uguali se ognuno di noi porta il segno e il peso delle sue proprie vite precedenti? Se tu adesso (ri)nasci in una famiglia perbene e che ti ama, questo significa che prima sei stato un giusto, dunque meriti molto riguardo. Ma ti ho detto solamente un paio di frasi veloci, nella realtà le sfumature sono infinite”.

Come concili il fatto di essere cattolico e di credere nella reincarnazione?
“E’ una domanda frequente, di solito rispondo con una battuta. Il buddismo mira a compiere il ciclo infernale delle reincarnazioni, devi vivere 500 esistenze perfette per accedere al nirvana; se sei cattolico invece e ti comporti bene, ti basta una vita per andare direttamente in paradiso. Diciamo che ho trovato una scorciatoia assoluta”.

E diciamo pure che siamo di nuovo a Pirandello.

DoveStiamoAndando? A conoscere la Cambogia con l’aiuto di Pirandello

 

Article de Christophe Gargiulo publié sur Cambodge Mag le 21 janvier 2016

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http://cambodgemag.blogspot.it/2016/01/prince-ravivaddhana-monipong-sisowath.html

Prince Ravivaddhana Monipong Sisowath : De la vie et des nuances
jeudi, janvier 21, 2016

Le Prince Ravivaddhana Monipong Sisowath fait partie de ces gens qu’on pourrait interviewer pendant de longues heures sans s’ennuyer une seconde, un peu comme un livre d’histoires qui ne veut pas se refermer tant chaque époque marquante de sa vie est contée avec une précision et un nombre incroyable d’anecdotes et de détails. L’homme est élégant dans tout les sens du terme, dans son apparence, soignée, dans son élocution, fluide et précise, dans sa connaissance, incroyablement étendue tant dans l’histoire du Cambodge que dans celle des arts en général. Khmer par sa naissance et son éducation, Français par filiation (grand-mère) et Romain de cœur, le prince se définit ainsi comme un personnage de contradictions, un concept qui lui plait car, dit-il, la contradiction et les nuances fontt la richesse d’un personnage …

Né en 1970 au Cambodge, le jeune prince ne grandira pas sur sa terre natale et, ce fut probablement une chance au regard des années noires qui endeuilleront le royaume avec la guerre civile et l’avènement des Khmers Rouges un peu plus tard. C’est une blessure de son père, Le prince Neak Ang Mechas Sisowath Samyl Monipong, alors officier de l’armée royale qui va provoquer le départ de la famille vers Paris en 1972. Nommé ensuite attaché militaire à Paris après sa guérison, le Prince Sisowath Samyl Monipong installe définitivement sa famille dans la capitale française. De ces jeunes années françaises, Ravivaddhana garde le souvenir de deux univers qui ne se croisent pas : le Cambodge et la France. Le Cambodge, raconte-t-il, commence dans sa maison, posée comme un précieux et délicat fragment de royaume que sa mère, la princesse Neak Ang Mechas Norodom Daravadey, préserve, chérit et dont elle transmet l’histoire et la culture à son fils alors sous la tutelle d’une gouvernante chinoise, bien occupée avec un enfant incroyablement éveillé et curieux de savoir. De ce Cambodge qu’elle ne souhaitait peut-être pas quitter, la princesse Norodom Daravadey veut lui en inculquer le meilleur : le jeune Ravivaddhana apprendra ses prières en Pali, se familiarisera avec l’écriture khmère, et bien sûr avec l’histoire, les coutumes et traditions de son pays de naissance. De cette époque, le prince raconte : ‘’Ma mère tenait précieusement à mon éducation cambodgienne, c’était un souhait fort, mais, paradoxalement, alors qu’avançait la destinée tragique du pays, j’ai aussi vécu les traumatismes de ma mère et, quelque part, le Cambodge me manquait profondément car je le vivais intensément sans y vivre physiquement’’.

A l’extérieur de la maison, à cette époque, commença plus tard une autre histoire, plus française, celle d’un jeune prince exilé qui, fort de l’érudition précoce initiée par ses parents, abordera ses études comme un loisir utile. Et dehors de la maison, raconte-t-il avec un petit sourire, c’était une sorte de jeu, je m’amusais, avec ma sœur, princesse Sisowath Ubbolvadey Monipong, à être aussi intelligent et brillant que possible à l’école, d’être un bon élève et de réussir mes études. Ravivaddhana fera hypokhâgne et khâgne et s’orientera ensuite vers un Masters d’anglais qu’il réussira sans grande difficulté. Mais la maîtrise des langues ne lui suffit pas, il passera aussi quelques modules d’ethnologie, devenant au passage l’un des étudiants de Charles Meyer l’auteur du livre ‘’Derrière le sourire khmer’’ (1971). Mais, pour des raisons familiales, le jeune étudiant va, plus tard, embrasser une carrière commerciale au sein de plusieurs grands groupes comme IBM et Accor, carrière commerciale mais ponctuée ensuite de consultances pour les médias, les institutions, de grands organismes caritatifs, C’est en 1997, au cours d’un voyage professionnel qu’il découvre Rome et l’Italie et en tombe totalement amoureux, ressentant quelque part de subtiles similitudes avec la culture cambodgienne…Cela peut sembler quelque peu insolite, explique le prince, mais il y a de nombreux dénominateurs communs entre ces deux pays. Il y a bien sur la beauté, l’art, le climat, le coté chaleureux mais, ce qui m’a frappé, c’est cette même relativité concernant la notion de vérité et les nuances de liberté, de souplesse et de cohérence qui entourent cette notion. En clair, la vérité n’est pas toujours le meilleur argument, elle est parfois malléable et jamais absolue. Et, de retrouver une même approche chez ces deux peuples est un détail intéressant.

De ces années romaines durant lesquelles Ravivaddhana fait le plein d’émotions artistiques et littéraires, et se passionne pour l’opéra, il ne perd pas contact avec le Cambodge : ‘’ De par mes fonctions, j’ai accueilli plusieurs fois le Ballet Royal à Rome, je recevais beaucoup de visites amicales et familiales. Mais il m’a fallu du temps pour envisager de revenir, je ne me sentais pas prêt durant les années 1990, et je ne souhaitais pas revenir au Cambodge comme un touriste, il fallait, à mon sens, que mon retour soit une démarche constructive et surtout utile’’. Je ne me sentais pas non plus capable de franchir le pas comme l’a courageusement fait mon cousin le prince Tesso Sisowath, c’est-à-dire revenir vivre complètement vivre et travailler au pays avec toutes les difficultés que cela suggère, difficultés d’adaptation pour ceux qui sont partis depuis très longtemps, nostalgie de la deuxième patrie qui peut nous ronger ou parfois la mémoire de ceux qui sont disparus. Quant à sa perception du génocide, elle diffère quelque peu du sentiment généralement ressenti par la diaspora khmère profondément meurtrie et horrifiée de cet épisode traumatisant de l’histoire du Cambodge : ‘’ J’ai essayé de comprendre, comme beaucoup, la période des Khmers Rouges. A travers une approche puis une étude des structures sociétales khmères et de la colonisation de la péninsule indochinoise, finalement je me suis dit que cela n’était pas une surprise. J’oserais même affirmer que cela était prévisible. Par contre, je voudrais vraiment préciser que je reste horrifié par les massacres d’enfants. Que les adultes se fassent la guerre ou entre-tuent est une chose profondément triste, mais qui correspond malheureusement à un ordre des choses, des événements, des cycles de l’histoire. Mais pour moi, le massacre d’enfants n’est pas acceptable….’’

Ce n’est qu’en Avril 2000 que le prince a donc l’occasion de revenir au Cambodge. Il est alors en mission pour la FAO. Dans l’avion qui le mène vers son pays de naissance, jamais peut-être le prince n’aura autant ressenti les contradictions de ce qu’il appelle cette génération sacrifiée. Il se rappelle alors des larmes de sa mère liées aux disparus, aux familles séparées, aux tristes nouvelles qui se succédaient ces matins de 1975 alors qu’un rideau de noir et de rouge se fermait sur un royaume autrefois de lumières. Cambodge je te hais pour mes souffrances, Cambodge, je t’aime pour ta beauté que me contait ma chère mère, se disait Ravivaddhana alors que l’avion se posait sur le tarmac de Pochentong. ‘’…Effectivement, c’était très émouvant, j’ai beaucoup pleuré en pensant aux disparus…’’. En arrivant, je suis allé voir la maison de mon grand-père à Phnom Penh, qui existe toujours mais qui a bien changé…puis je suis tout de suite parti pour la campagne cambodgienne dans le cadre de ma mission avec la FAO. Mon contact avec les gens de Takéo a été rude, franc, difficile et finalement sincère, c’est ce type de contact que j’aime au Cambodge. Depuis, je reviens régulièrement, sous des pressions amicales bien sûr, pour des raisons professionnelles ou protocolaires également ; mais chaque voyage est l’occasion de nouvelles rencontres et de découvertes, donc c’est enrichissant. Si je devais me remémorer un instant fort depuis que je reviens au Cambodge, ce serait sans conteste le couronnement de sa majesté Norodom Sihamoni. Ce fut intense, un grand moment historique, j’étais placé au même endroit que le fut mon père lors du couronnement de sa tante. Ce fut important pour moi, je me suis senti à ma place, je me suis senti légitime. Il y a eu aussi ces dernières années beaucoup d’autres moments agréables, en particulier avec la princesse Buppha Devi, merveilleuse icône et héroïne du Ballet Royal khmer. Par contre, je ne vais pas au Cambodge en ‘’vacances’’, j’ai mon jardin secret en Grèce pour mes vacances.

‘’…Vous me le faites remarquer, oui j’aime la vie et les bonnes choses de la vie…explique le prince, je ne me définirais pas comme un épicurien, plutôt comme un hédoniste. J’ai eu la chance, hors le contexte des conditions de l’exil et de la tristesse liées au sort de mon pays durant mes jeunes années, d’avoir été merveilleusement entouré, par des gens qui m’ont inculqué l’amour du beau, du bon et de l’élégance. J’avais un grand-père très au fait des arts de la table et j’y ai pris goût, tout comme j’adorais les plats khmers que me préparait ma mère. Enfant, j’ai pris quelques cours de musique mais, au-delà de ces détails autobiographiques, je crois que le fait d’avoir été entouré par des gens raffinés, tant au sein de ma famille que dans mes relations amicales et même professionnelles, a largement contribué à mon attirance pour les arts et les plaisirs de la vie. Pour conclure, et cela est très personnel, je pense tout simplement que la vie est un cadeau merveilleux et qu’elle vaut la peine d’être vécue. Quant à mes loisirs, ils sont à mon image, j’adore l’opéra et, c’est une passion très occidentale, tout comme je suis passionné par l’astrologie, un art tout asiatique…”

Funérailles de Son Altesse Royale le Prince Sisowath Essaro: la Cérémonie des 100 jours

Article de Philippe Delorme, paru dans “Point de vue” la semaine du 6 novembre 2004

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Son Altesse Royale le Prince Sisowath Tesso, fils du Défunt

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Son Altesse Royale le Prince Norodom Preyasophon, le gendre du Défunt

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Article in “Oggi”, Italian Weekly Magazine, 23 March 1956

 

 

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SUCCEDE AL FIGLIO SUL TRONO DI CAMBOGIA.

Phnom Penh (Cambogia). Il re Norodom Suramarit insieme alla regina Kossamak siede sul trono nel giorno dell’incoronazione. Vestito dei tradizionali paludamenti d’oro con il copricapo a forma di cono splendente di perle, il re Norodom  ha ricevuto per molti giorni  l’omaggio dei suoi sudditi, mentre in tutto il paese avevano luogo le cerimonie e i festeggiamenti ufficiali. Egli ha sessanta anni e sul trono di Cambogia – uno dei regni semindipendenti dell’Indocina – ha preso il posto del figlio Sihanouk che è diventato in compenso primo ministro e capo del governo. A sua volta, Sihanouk era stato scelto come re dalla nonna materna, che aveva regnato prima di lui. La Cambogia ha quattro milioni di abitanti.

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Coronation of His Majesty King Norodom Suramarit and of Her Majesty Queen Sisowath Kossamak Nearirath Serey Vatthana, Phnom Penh 6th March 1956

 

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His Majesty King Norodom Suramarit and Her Majesty Queen Sisowath Kossamak Nearirath Serey Vatthana

Article published in “Jours de France”, week of 17 to 24 March 1956

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From left to right, HM King Norodom Sihanouk, HRH Prince Sisowath Monireth, HRH Prince Sisowath Monipong, HE Penn Nouth, HE Leng Nget, HE Sam Sary

 

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SA MAJESTE LE ROI DU CAMBODGE NORODOM SIHAMONI A LA CEREMONIE D’OUVERTURE DE LA COP21

Aujourd’hui lundi 30 novembre 2015 s’est tenue à Paris l’Ouverture solennelle de la COP21 où 150 Chefs d’Etat et de Gouvernement se sont rendus à l’invitation de Monsieur François Hollande, Président de la République Française.

Notre Souverain Vénéré, Sa Majesté Preah Bat Samdech Preah Boromneath le Roi Norodom Sihamoni a pris la parole à 17h30.

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Le Roi Sihamoni, dans un Français impeccable, a présenté Ses plus sincères condoléances au Peuple de France, meurtri par la douleur des morts dûs aux attentats du 13 novembre dernier en région parisienne.

Le Souverain a rappelé que la problématique découlant des changements climatiques demeure le défi majeur de notre temps, impactant très considérablement l’agriculture, la sécurité alimentaire et l’accès à l’eau notamment. L’achèvement des 17 objectifs préconisés par la dernière Assemblée Générale des Nations Unies est désormais compromis.

Au Cambodge, rien qu’en 2013, la sécheresse a causé une chute de 2% du PIB en mettant dans des situations dramatiques plus de 380 000 foyers dans 20 des 25 provinces du Royaume.

Le Principe d’Equité doit être au coeur des négociations de la COP21.

Le Roi Sihamoni a rappelé que “Sortir de cette impasse est de notre responsabilité en tant que dirigeants”. La COP21 doit aboutir à un accord historique sur la réduction de l’émission des gaz à effets de serre dont 20 années de recherche et de preuves rassemblées ont démontré l’urgence de leur diminution.

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Le Monarque a terminé son allocution en invitant les participants à se laisser aller à “l’impulsion audacieuse” qui leur permettra de sauver la Planète.

July 1964: HRH Princess Norodom Buppha Devi and Bruno Forsinetti’s fairy tale love story related in an Italian magazine

General de Gaulle and his wife, together with Ms. Pompidou, greeting HRH Samdech Preah Apyuvareach Norodom Sihanouk and his eldest daughter, HRH Princess Norodom Buppha Devi at Opera Garnier, July 1964
General de Gaulle and his wife, together with Ms. Pompidou, greeting HRH Samdech Preah Apyuvareach Norodom Sihanouk and his eldest daughter, HRH Princess Norodom Buppha Devi at Opera Garnier, July 1964

In summer 1964, HRH Princess Norodom Buppha Devi went on a successful tournée, following Her Father, HRH Prince Norodom Sihanouk in a State Visit in France. This was the first time the Royal Ballet of Cambodia was granted the Opera de Paris as a privileged stage, before the Theatre Sarah Bernhardt (Théâtre de la Ville nowadays).

HRH Princess Norodom Buppha Devi leading the Apsara Ballet at the Theatre Sarah Bernhardt, Paris, July 1964
HRH Princess Norodom Buppha Devi leading the Apsara Ballet at the Theatre Sarah Bernhardt, Paris, July 1964

Obviously, the Italian journalists’ attention was taken by the young couple, HRH Princess Norodom Buppha Devi and Bruno Forsinetti. They were young, beautiful and their story really resembled a fairy tale. Here is the article, which was published in « Tempo », n°29, 18 July 1964

"An Italian for the King's daughter"
“An Italian for the King’s daughter” Lower left: Bruno Forsinetti with HRH Princess Sisowath Monikossoma, eldest daughter of HRH Princess Norodom Buppha Devi. Lower right: the famous Parisian hairdresser Alexandre is adjusting the Apsara Crown for Princess Buppha Devi
"Behind the graceful face of the Princess is hidden a young mother of two children. General de Gaulle himself thought she was a young girl. The unexpected husband is the son of an Italian diplomat."
“Behind the graceful face of the Princess is hidden a young mother of two children. General de Gaulle himself thought she was a young girl. The unexpected husband is the son of an Italian diplomat.”

A very special person: His Excellency Bishop Enrique Figaredo Alvargonzalez

Addressing the assembly at the end of the Holy Mass, under the protecting look of Father Kiké
Addressing the assembly at the end of the Holy Mass, under the protective look of “Father Kiké” in Battambang, 22nd February 2015 Photo credits: Ramon Figaredo Rubio

I already had the opportunity to introduce you His Excellency Bishop Enrique Figaredo Alvargonzalez, that we all call “Father Kiké” in Cambodia.

https://ravisisowath.wordpress.com/2014/07/30/his-majesty-king-norodom-sihamoni-conceded-a-royal-audience-to-his-excellency-enrique-figaredo-alvargonzalez-bishop-of-battambang/

Having heard so much about Him, I was looking forward to my first encounter with such a special character and that was done on November 26th, 2014. It was a rainy evening and Father Kiké asked me to wait for him at the Jesuit Curia in Rome, near the Vatican. From there, I went with the Jesuit Bishop to my favourite « trattoria » Da Luigi, where we discussed a lot about Cambodia, the Catholic Church in Battambang, etc…

With His Excellency Bishop Enrique Figaredo Alvargonzalez at Roman "Trattoria da Luigi"  26 November 2014
My very first encounter with His Excellency Bishop Enrique Figaredo Alvargonzalez at “Trattoria da Luigi” in Rome, 26th November 2014

Very impressed by such a charismatic and interesting personality, I promised to myself that, as soon as it would be possible, I will pay a visit to Father Kiké in Battambang. It is my Dear Friends, Olivier and Edwige Michon, who gave me this lucky opportunity last February. We have decided for a long time that we would go back to Cambodia to celebrate their twentieth wedding anniversary and they found it a very good idea to go to Battambang as well.

The Holy Virgin at the entrance of the Apostolic Prefecture of Battambang
The Holy Virgin at the entrance of the Apostolic Prefecture of Battambang

On February 21st and 22nd of this year, we were greeted in Battambang with a big hot storm, which made us appreciate even more the swimming-pool of Princess Marie’s La Villa, a charming little boutique hotel in the heart of Battambang historical centre, directed by the very kind and dynamic Corinne Darquey. We invited Father Kiké to have dinner there with us and he invited us to participate the day after in the Sunday Holy Mass celebration at the Apostolic Prefecture in Battambang, better known by locals as « Pet Yeay Chi » or Nuns’Hospital. We were absolutely enchanted all along that very Sunday : first, the Mass which was a very particular moment of joy and faith, with all these young girls and boys, singing and smiling at us. Then, we met Father Totet Banaynal, the vicar who is from the Philippines and speaks perfect Khmer, as well as Father Kiké by the way…

Father Totet proclaiming the Holy Gospel
Father Totet proclaiming the Holy Gospel

Afterwards, both of them made us visit their little world, with the school rooms for the handicaped girls and boys they are taking care of. Some of them arrived to be introduced to us and we had many opportunities to talk and laugh altogether. We even went to disturb the young fellows who are living there and attending the university of Battambang, the proof that Jesuits, even in Cambodia, are always careful to maintain the high study level for their pupils.

With Olivier Michon and Vincenzo Grisostomi Travaglini, together with Father Kiké and some of his numerous pupils....
With Olivier Michon and Vincenzo Grisostomi Travaglini, together with Father Kiké and some of his numerous pupils….

After these very moving moments shared with all the young ones, Father Kiké led us to have lunch in a very specific place, The Lonely Tree Café. What a surprise to be welcomed in Battambang with a delicious fresh Gazpacho, followed by tasty Tortillas and the whole, drinking such a good red wine from Rioja !!! Of course, we also had the Cambodian traditional « Loc Lac » Beef. Before going back to Siem Reap, Father Kiké gave each of us a magnificent cotton krama and made us promise to come back as soon as possible.

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Needless to say that each of us was deeply touched by all we saw and felt on that blessed Sunday, but above all, love and kindness were always present. We actually lived what Sainte Thérèse de Lisieux has taught us :

“Ubi caritas et amor, Deus ibi est.”

“Where charity and love are, God is there.”

Thank you Father Kiké for all you did, do and will do for all of us, your Cambodian children, brothers and sisters !

If you want to know more about the Lonely Tree Café, here is their website : http://thelonelytreecafe.com/Lonely_Tree_Cafe/Home.html