“Musica del mondo con giovani talenti”, un articolo di Lucilla Quaglia in “Il Messaggero” del mercoledì 5 giugno 2019

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“Magici violini e pianoforti a coda presso la Casa dell’Aviatore. Va in scena il concerto charity a favore della Fondazione Marianna, presieduta da Pinuccia Pitti, che ha, tra i molti scopi, quello di promuovere la comunicazione e il dialogo fra tutte le nazioni attraverso l’arte e la cultura. E sono tanti i giovani artisti intervenuti. Tra i presenti i principi Guglielmo e Vittoria Giovanelli Marconi, in blu elettrico, con l’amico Leonardo Barberini. Si affaccia l’étoile Laura Comi che ammira i manufatti del mercatino solidale, i cui proventi saranno devoluti alla missione cambogiana di monsignor Enrique Figaredo Alvargonzalez, anche lui tra gli intervenuti. Arriva Gianni Maria Ferrini, fondatore Accademia Ariadimusica di Torre Maura. Applausi per il rappresentante della casa reale cambogiana, il Principe Sisowath Ravivaddhana Monipong, che in elegante abito tradizionale giallo e rosso canta nella lingua natia. Grande suggestione per l’esibizione della giovane e talentuosa violinista Sokhema Di Croce, vincitrice di un’importante borsa di studio. Salutano la presidente della Fondazione il Marchese Loredano Luciani Ranier e in rappresentanza della Lega italiana dei diritti dell’uomo, Eugenio Ficorilli. Applausi per il pianista Leonardo Angelini e il soprano Martina Gresia. Tra gli ospiti ecco il marchese Vincenzo Grisostomi Travaglini. Brindisi al dialogo interculturale.” Lucilla Quaglia

Roma, 15 maggio 2019. Serata di “gala” al Circolo della Caccia, in occasione dell’ingresso quale Socio “pro tempore” di Sua Eccellenza Lewis M. Eisenberg, Ambasciatore degli Stati Uniti.

Roma, 15 maggio 2019. Serata di “gala” al Circolo della Caccia con
sede a palazzo Borghese, in occasione dell’ingresso quale Socio pro
tempore di S.E. Lewis M. Eisenberg, Ambasciatore degli Stati Uniti
presso la Repubblica Italiana e la Repubblica di San Marino.
Sotto una pioggia battente e in un clima dal sapore invernale, gli
esponenti dell’Aristocrazia Romana, Soci dell’esclusivo Circolo
romano, non hanno voluto mancare al saluto per il prestigioso nuovo
ingresso, quali il Principe e la Principessa Domenico e Martine
Orsini, la Principessa Nicoletta Odescalchi, il Principe Scipione
Borghese e la consorte Principessa Barbara Massimo, il Duca e la
Duchessa Ascanio e Monica Sforza-Cesarini, la Duchessa Maria Luisa
Gaetani d’Aragona e tante altre riverite personalità.

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Ospite alla loro tavola, ringrazio di cuore il Marchese e la Marchesa
Loredano e Anna Luciani-Ranier; in felice compagnia del Barone Gino
Coppa-Solari, il Marchese Vincenzo Grisostomi-Travaglini, la Signora
Anna Cefalì-Pandolfi e tanti cari amici .
Invitante e festoso il ricco menù con piatti tipici della tradizione
statunitense suggeriti dallo stesso Ambasciatore, realizzati con arte
culinaria nelle rinomate cucine del Circolo e tra i tanti piatti non
potevano mancare i tradizionali tacchini farciti, presentati in
“gloria” nell’immenso salone su di una immensa spianata sostenuta da
impeccabili valletti, così come la grande torta celebrativa,
appositamente ideata.
Il tutto accompagnato da un frizzante complesso strumentale
nell’abbigliamento folklorico e nelle vivaci scelte musicali nel
migliore stile della favolosa Nouvelle-Orléans.

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Sono particolarmente grato al Presidente del Circolo della Caccia, il
Duca Moroello Diaz della Vittoria Pallavicini, che nei suoi saluti mi
ha voluto riservare l’onore di essere citato per primo tra gli ospiti
d’onore, in qualità di Altezza Reale ed Ambasciatore della Real Casa
di Cambogia, ricevendo in applauso di cui sento la commozione. Sono
seguiti i saluti rituali di S.E Lewis M. Eisenberg.
Quale migliore conclusione, appartati in uno dei salottini, appagati
da un eccellente banco con servizio di bevande, in compagnia dei
fraterni amici Principe e Principessa Guglielmo e Vittoria
Giovanelli-Marconi, con i quali abbiamo di recente condiviso un
fantastico viaggio nel Regno di Cambogia.

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20 Maggio 2019, intervista al Principe cambogiano Sisowath Ravivaddhana Monipong di Tiziana Primozich in Dailycases: Un concerto per aiutare le vittime delle mine antiuomo in Cambogia.

Intervista al Principe cambogiano Sisowath Ravivaddhana Monipong che con l’aiuto della Fondazione Marianna ha saputo stabilire un ponte tra occidente ed oriente in aiuto alle tante vittime rese disabili dalle mine disseminate nel suo Paese nel periodo tra il ’71 ed il ‘79. Il 29 maggio alla Casa dell’Aviatore

di Tiziana Primozich

Principe Ravivaddhana Monipong Sisowath da quanto vive in Europa e qual è da Roma l’impegno per il suo paese?

Sono nato a Phnom-Penh nel 1970 e vivo dal 1997 prevalentemente in Italia. Mio padre era il primo cugino di re Norodom Sihanouk, e mia madre la seconda cugina e io sono cugino del re attuale. Sono nato  all’inizio anni ‘70 e dopo breve tempo dalla mia nascita siamo usciti dalla Cambogia per il ruolo di  addetto militare di mio padre che nel ‘71 si recò con la nostra famiglia in Francia.  Nel ‘75 siamo rimasti bloccati lì a causa della presa del potere dei Khmer Rossi, così io ho studiato in Francia, una condizione ‘fortunata’ visto che mio nonno materno, zii e cugini sono stati uccisi già al secondo giorno di rivoluzione . Mi sono iscritto e poi laureato in letteratura inglese all’università francese,  ed in quel periodo  mi sono appassionato ai temi dei diritti umani. Era il periodo della protesta in Cina di  Tienammen, quando la fotografia di uno studente da solo e disarmato davanti a una colonna di carri armati  fece il giro del mondo.  Ecco, quella immagine legata alla protesta degli studenti cambiò qualcosa in me. Mi feci partecipe da giovane studente di una nuova  associazione fondata da colui che ora è ministro dell’Educazione francese e ho partecipato nell’89 a Strasburgo alla stesura di una nuova dichiarazione dei diritti umani legata al mondo dei giovani. Da quel momento è nato in me l’impegno che ancora oggi perseguo: la difesa dei diritti umani. Ovviamente ho svolto lavori come tutti ed il primo incarico è stato con la Ibm. Capii subito che non era la mia strada ma grazie alla mia preparazione mi offrirono di lavorare nel settore del turismo in  Kazakistan. Il destino ha i suoi percorsi e per svolgere al meglio il lavoro proposto mi sono dovuto trasferire a Roma per uno stage di sei mesi.   Roma è stata una sorpresa perché incredibilmente sono stato preso dalle Nazioni Unite per il World Food Program, all’interno del quale mi sono occupato dei paesi caucasici, e l’occasione è stata propizia perché nel 2000 per la prima volta sono tornato in Cambogia per lavoro e per dare il mio contributo finalmente alla mia patria. Volevo fare qualcosa di utile dopo tante sofferenze subite dalla popolazione  nel mio paese, noi all’estero avevamo un grande peso per tutto quello che la mia gente aveva dovuto affrontare. Ricordo che  per mia madre il mondo è finito il 17 aprile del ’75 e mai più si riprese dall’orrendo destino che segnò la Cambogia.

Dal 2 Maggio 2016 lei è stato nominato Ambasciatore della Real Casa di Cambogia con rango di Sotto-Segretario di Stato da Sua Maestà Norodom Sihamoni, Re di Cambogia. Dopo i drammatici eventi degli anni ’70 quali sono le prospettive di sviluppo per il suo paese?

La Cambogia è un paese agricolo, con una prevalenza di produzione di riso, ma di recente anche sede di industrie manifatturiere  di abiti, con  grandi marchi americani, come Nike, Zara, e Mango. Siamo in grande crescita per  il turismo, in Cambogia esistono i più antichi insediamenti di templi  della civiltà Khmer, con un turismo più di 5milioni di utenti all’anno, cinesi e coreani oltre al turismo occidentale. Una realtà che conosco bene per essere stato per molti anni rappresentante del ministero del Turismo per l’Italia. Un settore che va organizzato e pianificato, la Cambogia non è ancora pronta per l’ingente turismo che attira, grazie alla sua storia ed agli insediamenti di templi millenari come Angkor, il sito archeologico più visitato con il suo “parco archeologico di Angkor”, istituito per decreto reale nel 1994, che si estende su 400 km² con centinaia di templi induisti e buddisti. Il più famoso l’Angkor Wat, il più grande edificio religioso del mondo.

Il 29 maggio ci sarà un grande evento alla Casa dell’Aviatore sostenuto dalla Fondazione Marianna in supporto alle persone colpite dalle mine antiuomo nel periodo più difficile della Cambogia. Come nasce questa sinergia?

Su questo punto devo fare una premessa, io sono stato battezzato anni fa due giorni prima del mio arrivo in Italia, una scelta dettata da motivazioni profonde. Come tutti sanno la Cambogia è un paese buddhista, con una spiritualità legata alla natura, una ritualità antica, e mi ferisce il cuore vedere la deforestazione in molte zone del mondo attuata solo per motivi economici. Come cattolico sono molto legato e devoto a Monsignor Enrique Figaredo Alvargonzalez, per noi semplicemente Padre Kikè, un uomo che, nella sua missione a favore dei disabili in una delle provincie della Cambogia maggiormente martoriate dai residui di mine antiuomo disseminate nel territorio nel periodo dei Khmer Rossi, ha scelto  di dimostrare che un persona menomata e costretta su di una carrozzina non è una persona inutile, bensì che il suo apporto può dimostrarsi essenziale nell’odierna società. Questo suo impegno ha trovato l’appoggio di Pinuccia Pitti, che nel contesto della Fondazione Marianna ha costruito La “Carta Artistica Universale” Arte per la divulgazione dei Diritti Umani che si avvale di un’opera pittorica, di una poesia di e di un commento di una personalità autorevole, inerente all’argomento dell’anno,  e viene presentata ufficialmente in una prestigiosa serata con importanti relatori. Nello stesso contesto vengono conferiti dei riconoscimenti:Il premio “Intercultura” a due studenti di diversa nazionalità per un elaborato sul tema dell’anno; Il premio “Una Vita per Amore” ad una persona che si è distinta per particolare dedizione ed umanità; Infine un riconoscimento ad una personalità il cui operato è inerente all’argomento dell’anno. Quest’anno il 29 maggio, la Fondazione Marianna, in collaborazione con l’Academia Ariadimusica del Maestro Gianni Maria Ferrini, organizza un concerto di beneficenza alla Casa dell’Aviatore, Viale dell’Università 20. Ed io ringrazio per l’attenzione dedicata al mio paese, la Cambogia, che vedrà un grande aiuto per i suoi invalidi vittime del più grande genocidio nella storia dopo la seconda guerra mondiale, sotto il regime dei Khmer rossi si conta che più del 20% della popolazione fu vittima di una pulizia etnica tra il ’75 ed il ’79. Senza contare i massicci bombardamenti Usa che subito dopo la guerra del Vietnam videro quasi tremilioni di tonnellate di bombe sganciate in Cambogia, una volta e mezzo quelle lanciate dagli alleati durante la seconda guerra mondiale.

La Cambogia si pone tra i paesi più tristemente famosi  per turismo sessuale

La Cambogia sta facendo molto contro il turismo sessuale, Somaly Mam , cambogiana e fondatrice di una onlus a tutela di donne e bambine, con una storia orribile alle spalle di abusi e molto coraggiosa, è fortemente impegnata in questa lotta. Il governo sta facendo di tutto per evitare il fenomeno. Si stanno attuando  misure drastiche su pedofilia, anche se per antica tradizione quando una bimba ha il menarca,  al secondo ciclo mestruale  si può sposare. In virtù di questo c’è una sorta di  indulgenza su questo argomento. Il vero problema in realtà è la povertà, quando lavoravo al World Food Program aiutavamo la onlus di Somaly,  che difendeva i diritti delle bambine  e delle donne. Ma i problemi da affrontare sono tanti, ad esempio la credenza cinese che l’Aids si vince andando a letto con una vergine. Padre Kikè ha gestito un villaggio dove c’era un matto che diceva di essere un medico e ha inoculato volontariamente a più di 300 persone l’ Aids. Un’altra realtà sottaciuta è che quando la Cambogia è stata sgomberata dai Khmer rossi la popolazione era ormai talmente decimata dal lato maschile che si potevano contare 5 donne per ogni uomo rimasto vivo. Vi lascio immaginare le difficoltà ed il dolore di queste povere donne, madri e mogli, rimaste spesso vedove e con i figli ammazzati. Siamo stati l’unico caso al mondo di auto genocidio, con una intera popolazione che si ribellò alla repubblica comunista e fu in gran parte sterminata.

Principe, lei è cambogiano nel cuore e nell’anima, cosa può dire descrivendo il meglio del suo paese?

Il mio impegno per il mio paese punta tutto sulla cultura, ho imparato molto vivendo in Europa e sono determinato a portare la mia conoscenza a servizio del mio paese. Lo scorso anno, ne ho scritto io il testo di presentazione, sono riuscito a portare la prima mondiale della Cavalleria Rusticana in Cambogia, con il valente aiuto del maestro Vincenzo Grisostomi Travaglini. Ma a parte l’arte devo dire che il mio paese è intriso di spiritualità da tempi remoti. Noi diamo valore ad ogni espressione del Creato, a partire dagli alberi e da tutto quello che la natura ci ha regalato. Vale la pena venire da noi ed immergersi in questa energia che contribuisce a dare un senso anche all’ultima delle creature di Dio.

E per il suo impegno futuro?

Pinuccia Pitti ha ideato un format dal  titolo ‘Abbiamo rubato la luce alle stelle’, che raggruppa artisti di tutto il mondo, collaboriamo con l’ Accademia  AriadiMusica che ha sede a Torre Maura, con il maestro Gianni Maria Ferrini, che era all’Opera di Roma, e che ha ideato dei masterclass con artisti eccellenti, e un concerto di musica classica una volta al mese di lunedì.  Sembra davvero incredibile citare il quartiere periferico  di Torre Maura, eppure è tutto vero. Lì si è sviluppata una realtà artistica dove ci si sente  in comunione,  una modalità carica di arte che ci collega al divino.

Un concerto per aiutare le vittime delle mine antiuomo in Cambogia del periodo dei Khmer Rossi

 

“Pontevedro Bank”, un’articolo del Maestro Vincenzo Grisostomi Travaglini, pubblicato in “L’Opera International Magazine”, Marzo 2019, su “Die lustige Witwe” di Franz Lehar all’Opera di Roma, 16 Aprile 2019.

L'Opera Maggio 2019

“Proposta al Gran Teatro La Fenice di Venezia per il Carnevale del 2018 la “nuova” produzione de La vedova allegra approda all’Opera di Roma in Settimana Santa 2019, confermando l’autorevole firma del regista Damiano Michieletto, più che dei librettisti Victor Léon e Leo Stein, pur sempre su musiche di Franz-Ferenc Léhar, con “variazioni”. Il manifesto è in italiano: “La vedova allegra”; in palcoscenico come voluto dal regista, però, si parla nell’originale tedesco Die lustige Witwe, con marcata dizione germanica e senza inflessioni viennesi da “Finis Austriae”. «Qualcosa che non mi piaceva in questa operetta – dichiara Michieletto – era l’ambiente dell’ambasciata» e di conseguenza il regista si è messo al lavoro per personalizzare l’azione, che cambia di luoghi e di tempo; non più i locali dell’ambasciata dell’immaginario piccolo stato del Pontevedro, non più chez Maxim’s, bensì l’interno di una piccola banca in fallimento negli anni Cinquanta, la Pontevedro Bank. Il barone Mirko Zetanon, non più ambasciatore e probabilmente neanche barone, ne è il direttore in affanno nel dover rimpinguarne il fallimentare capitale. Hanna Glawary, vedova o non vedova, è una possibile correntista dal cospicuo patrimonio e il conte Danilo Danilowitsch ne è un impiegato con funzione di “esca” per la potenziale cliente. Tutto qua! Il resto è contorno ed è spettacolo, condotto con mano ferma e sicura professionalità dall’ormai celebre, creativo regista. L’asse di questo lavoro austro-danubiano dal passo di valzer e ancora galop, marcia, mazurka, polka, polacca … e pur sempre di velata profetica malinconia, s’inclina alla potenza del denaro, che nelle intenzioni e nella realizzazione scenica è il vero protagonista di questa rivisitazione. D’altronde questo lavoro d’inizio Novecento è classificato quale operetta, dove si canta, si balla, ci si diverte. Il termine operetta (meglio Tanzoperette) è una semplificazione di genere facilmente equivocabile, sempre azzardata quando si parli dell’arte dei suoni.

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L’alternanza di numeri cantati e recitati, sul modello dell’Opéra-comique francese e del Singspiel di area austro-tedesca, scorre fluida e nuncurante; Michieletto taglia molti dei dialoghi, alcuni passaggi risultano meno esplicativi; il secondo atto si svolge in una balera con balli, danze al sapore di un gaudioso dopoguerra al tempo di rock, perché no… con accenni a Ginger Rogers e Fred Astaire o più semplicemente in uno stabilimento della “riviera” dove si districano amori e tradimenti al suono di un’orchestrina con trascrizioni per pianoforte, mandolino e fisarmonica da Lehár, che Michieletto ha stanate in Australia. Qui Hanna canta a un microfono in stile EIAR il Lied di Vilja, la canzone della fanciulla dei boschi e tutti si infiammano con movimenti coreografati da Chiara Vecchi e luci dalle tinte ora soavi e altrimenti aggressive di Alessandro Carletti. Il terzo atto (tutt’uno con il secondo) è ambientato con scene di Paolo Fantin e costumi di Carla Teti nell’ufficio impegatizio di Danilo, rinvigorito in un’estasi dall’ebrezza di visioni parigine, quali un gruppo di Grisette dalle vocine rotte e squisitamente gioiose capeggiate da Valencienne: Lolo, Dodo, Jou-Jou, Frou-Frou, Clo-Clo, Margot guidate; non basta dal fondo appare un gruppo di travestiti da cabaret e dietro ancora una folla sperduta e immaginaria. E’ un attimo e tutto sparisce per il lieto fine. E’ spettacolo ed il colpo d’occhio efficace.
Nella prima parte vi è un grande orologio, ma il tempo è fermo, mentre nella conclusiva terza parte le lancette sono in movimento, un effetto voluto?! Nella gioiosa conclusione appare un oggetto in forma di maialino. provabilmente allegorico del salvadanaio rimpinguato dei conti correnti della Pontevedro Bank e perché non aggiungere simboli, chi più ne ha più ne metta, per il capodanno cinese per cui nel 2019 siamo nell’anno del “maiale”. Tutti sono felici e l’istituto di credito è salvo, non solo per cinico calcolo, ma con l’immancabile tocco di irrinunciabile magia che scaturisce da un’altra immagine, ovvero quella di Njegus che da impiegato di cancelleria dell’armata pontevedrina si trasforma in Cupido o qualcosa di simile, o si potrebbe simpaticamente denominarlo una corpulenta fatina Trilli, svolazzante nell’arco dell’intera rappresentazione portante un ventaglio con scritto “ti amo” da cui cosparge gente e luoghi di polvere dorata; ventaglio che in Victor Léon e Leo Stein è simbolo nel gioco degli equivoci dell’inafferrabile moralità, dell’onestà di Valencienne donna e moglie e dell’intera vicenda.

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La distribuzione ha in parte ricalcato quella de La Fenice. Nell’insieme nessuna indulgenza al protagonismo e l’omogeneità della compagnia di canto è stato uno dei tratti caratteristici di questa produzione, con una gradita anomalia nella coppia Valencienne-Camille de Rossillon, astratti dal gioco vorticoso degli interessi bancari, microfoni di scena e simulazioni, abbandonati al canto con quella freschezza d’intenzioni che ne caratterizza l’espressività: il soprano Adriana Ferfecka e il tenore Peter Sonn. Nei ruoli protagonisti la già apprezzata a Venezia Hanna Glawari di Nadja Mchantaf, elegante nel canto e scenicamente disinvolta; dalla celebre Canzone e si è levato uno strano, fastidioso fruscio, forse l’effetto di un vecchio disco 78 giri, oppure un malededucato spettatore che ha scartato un’intera confezione di caramelle?! Avvolte sopra le righe e non particolarmente convincente il Danilo di Christoph Pohl. Indistintamente partecipi, dal dialogo fluido, il barone Mirko Zeta Franz Hawlata qui intraprendente direttore di banca, Raoul de Saint-Brioche impersonato da Marcello Nardis, il visconte de Cascada ovvero Simon Schnorr, per citare i personaggi come da libretto. Un Cupido nella rivisitazione, ovvero il Njegus, è interpretato con convinzione dall’attore Karl-Heinz Macek, anche se gran parte dei suoi interventi originali sono omessi. Del Progetto Fabbrica, giovani artisti del Teatro dell’Opera di Roma: Timofei Baranov (Bogdanowitsch) Rafaela Albuquerque (Sylviane). Irida Dragoti (Olga), Andrii Ganchuk (Pritschitsch), Sara Rocchi (Praskowia) e per concludere Roberto Maietta (Kromow).
Il coro dell’Opera ha eseguito con diligenza, maestro del coro Roberto Gabbiani.
Non particolarmente brillante l’orchestra diretta da Constantin Trinks che indulge in correttezza metrica più che in convinta stimolazione di dinamiche complesse, solo apparentemente di facile esecuzione e ancor più in un’operazione che, al contrario, avrebbe richiesto un diverso stimolo e coinvolgimento.
Elusi i difetti nell’illusione del palcoscenico si concluda con l’ammonimento dello scrittore e drammaturgo austriaco Robert Musil: «Dalle più violente esagerazioni, se lasciate a se stesse, nasce col tempo una nuova mediocrità».
Vincenzo Grisostomi Travaglini”

Teatro dell’Opera di Roma
Martedì 16 aprile 2019

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Phean Yeak ( ព្រះរាជពិធីភាណយក្ )2019 ou Sortie de l’Année Lunaire au Palais Royal de Phnom Penh

Durant les quatre derniers jours de la Lune décroissante du quatrième mois lunaire, dit Palkun, est célébré un rite très particulier à la Monarchie Khmère, leព្រះរាជពិធីភាណយក្ ou “Sotr Phean Yeak”, littéralement la récitation des formules pour chasser les Yeak (ou mauvais esprits) qui prélude à l’entrée dans la Nouvelle Année.

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de gauche à droite: le Marquis Vincenzo Grisostomi Travaglini, votre serviteur et Son Altesse Royale le Prince Sisowath Tesso

En cette année 2019, ces quatre jours ont eu lieu du 1er au 4 avril; le 5 avril, correspondant à l’entrée dans le premier jour de l’année du Cochon Ekasak, qui sera fêté en grande pompe le 14 avril à 15h12 avec l’arrivée de la Tevoda Tongsa Tevi, Déesse du Dimanche.

La cérémonie comporte trois parties, comme le rappelle Paul Fuchs dans son recueil de dépêches de presse de la fin des années 1960 intitulé “Fêtes et cérémonies royales au Cambodge d’hier”.

56344472_10158420002015299_4610644235455037440_oLa première cérémonie a eu lieu le lundi 1er avril en la Salle du Trône, Preah Tineang Tevea Vinichhay, où Son Altesse Royale la Princesse Samdech Reach Botrey Preah Ream  Norodom Buppha Devi, Haute Représentante de Sa Majesté le Roi, alluma le Cierge de la Victoire. A cette occasion, dix bonzes récitèrent les versets du “Chamroeun Preah Parett”, stances de protection bouddhistes en langue pâli, relayés par les Bakous, brahmanes du Palais en langue sanscrit. La seconde journée est consacrée aux offrandes rituelles aux bonzes et aux offices ordinaires bouddhistes.

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La troisième journée est la plus importante: Mercredi 3 avril 2019,  Son Altesse Royale la Princesse Samdech Reach Botrey Preah Ream  Norodom Buppha Devi, Haute Représentante de Sa Majesté le Roi arrive en la Salle du Trône à 18h00. Après les offrandes d’encens et de guirlandes de jasmin aux esprits des Souverains défunts et aux Divinités brahmaniques, la Princesse prend place en face des bonzes et commence la cérémonie proprement dite:

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Les puissances surnaturelles sont invoquées par quatre Bakous qui portent le “romphâk”, sorte de chapeau à la pointe effilée, agenouillés au pied d’un dignitaire de la communauté des Bonzes.

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Ensuite, deux groupes de quatre bonzes entonnent des litanies chantées pour chasser les “Yeak” ou mauvais esprits en un crescendo lyrique, véritables chants grégoriens à la Khmère.

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Enfin, les Bakous remettent à  Son Altesse Royale la Princesse Samdech Reach Botrey Preah Ream Norodom Buppha Devi, Haute Représentante de Sa Majesté le Roi, aux membres de la Famille Royale et aux autres personnes conviées à cette occasion trois attributs rituels pour chasser le Mal hors du Royaume: le “Ambas Khlok”, bandeau de fils de coton grège dont on se ceint le chef, le “Dambang Pich”, feuille de palmier d’environ 80 cm, nouée à son extrémité, sur laquelle est inscrite une formule magique et l'”Aphisamor”, collier de fines cordelettes de coton écru, auquel sont suspendus des petits carrés de feuille de palmier pliés, contenant des formules magiques.

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Son Altesse Royale Samdech Reach Botrey Preah Ream Norodom Buppha Devi et Son Altesse Royale le Prince Sisowath Tesso me font l’honneur d’une photo à l’issue de la cérémonie.

Le dernier jour, jeudi 4 avril 2019, c’est l’extinction du Cierge de la Victoire par Son Altesse Royale la Princesse Samdech Sisowath Pongneary Monipong, Haute Représentante de Sa Majesté le Roi.

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A noter que le Marquis Vincenzo Grisostomi Travaglini, avec l’accord officiel de Son Altesse Royale la Princesse Samdech Reach Botrey Preah Ream Norodom Buppha Devi, Haute Représentante de Sa Majesté le Roi, est le premier gentilhomme de la Noblesse italienne à participer à cette cérémonie, qui, autrefois, était exclusivement réservée aux Princes du Sang de la Famille Royale du Cambodge.

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16th March 2019: TURANDOT’s successful return at Ankara State Opera and Ballet

On 16th March 2019, Ankara State Opera and Ballet presented “Turandot”, the absolute masterpiece of Giacomo Puccini in a new production, with Maestro Vincenzo Grisostomi Travaglini as Stage Director and Maestro Antonio Pirolli as Conductor.

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The two Maestros, long-term friends, remembered with emotion their first “Turandot” together some 19 years ago in the same Opera Theatre, with Soprano Nilgun Akkerman.

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Under the impulsion of the new Director General of Turkish State Opera and Ballet, brilliant Tenor Murat Karahan who called back both Conductor and Stage Director to set up again a fairy tale style production, the actual resurrection of opera the way we like it, a fantastic evening opened up to the notes of Puccini’s last work…

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The somptuous costumes of Savaş Camgöz, the magnificent sets of Özgür Usta and the magic lights of Fuat Gök have definitely given the performance the utmost touch of glamour. The public was enthusiastic and the applause at the end lasted more than fifteen minutes.

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Mehlika Karadeniz Bilgin, who incarnated a very special Turandot, with her cristalline voice, declared about the production : “The work exposes how Turandot, the princess who doesn’t believe in love and hates men, gets to know love. It is the inner travel of a woman finding herself and a fight between her brain and heart. In fact, Turandot is the fight between the bad and the good,”

 

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Explaining that the mystic and the mysterious side of the Far East are reflected on the opera, Maestro Vincenzo Grisostomi Travaglini said, “It portrays the inner conflicts of Princess Turandot and her fight with love.” Moreover, his classical and royal style given to the elegant stage direction confered to the opera the real sense of what opera should be on such an important stage as the Ankara State Opera and Ballet.

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On another hand, the sincere friendship between Maestro Pirolli and Maestro Grisostomi Travaglini could be felt as their arts coincided in putting together the virtuosity of music tightly-knit with the respect of Puccini’s will to render solemnity and human research for truth and love. The climax was during the famous moment of Liù’s death, when the emotions reach the vibrations of everyone’s heart.

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This exceptional production was also possible thanks to the participation of incredibly talented soloists such as  Mehlika Karadeniz Bilgin, Perihan Nayır Artan, Murat Karahan, Aykut Çınar, Efe Kışlalı, Cem Akyüz, Özgür Savaş Gençtürk, Şafak Güç, Esin Talınlı, Tuğba Mankal Dekak, Seda Aracı Ayazlı, Tuncer Tercan, Çetin Kıranbay, Emre Uluocak, Kamil Kaplan, Arda Doğan, İbrahim Halil Turgut, Barış Yanç and Emre Akkuş… and all the artists of the Ankara State Opera Koro, under the direction of Maestro Giampaolo Vessella.

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A special mention for Çetin Kıranbay, Barış Yanç and Arda Doğan, unforgettable Ping, Pang and Pong whose stage plays fabulously funny and “grotesque” as originally described by Puccini was one of the greatest moments of the performance.

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Çetin Kıranbay, Barış Yanç and Arda Doğan, unforgettable Ping, Pang and Pong

I must also recognise that one of the magic elements of this Turandot was the use of the Ankara State Ballet. Both men and women dancers were absolutely smashing and gave a dynamic to special moments, like the Pu Ting Pao appearances, which was unique.

Not to forget anyone, here are the names of this impressive cast for my favourite version of “TURANDOT” ever …

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To be noted the presence in the audience, Enrico Stinchelli, a famous Italian radio conductor, special guest of Ankara State Opera and Ballet, who actually enjoyed the performance.

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Together with Maestro Antonio Pirolli & Maestro Vincenzo Grisostomi Travaglini
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Maestro Vincenzo Grisostomi Travaglini, between Umut Yasar, Director Assistant and Boran Savran, Staging Assistant…. and me !

 

CURTAIN CALL TURANDOT 16th MARCH 2019

 

 

 

 

“Giochi di potere alla Corte inglese”, un’articolo del Maestro Vincenzo Grisostomi Travaglini, pubblicato in “L’Opera International Magazine”, Marzo 2019, su “Anna Bolena” di Gaetano Donizetti all’Opera di Roma, 22 Febbraio 2019.

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“…Regina delle “Tre regine” o “trilogia Tudor”, la Bolena richiede solisti di indiscusse doti vocali e intrerpretative e tali protagoniste sono le già citate Maria Agresta e Carmela Remigio, inappuntabili nel canto e d’impetuosa e allo stesso tempo misurata immedisimazione. Una progressione sempre appropriata allo svolgersi della drammaturgia con il merito di un palcoscenico che trova protagonismo nell’effettivo divenire dalla fonte letteraria (l’Anna Bolena di Alessandro Pepoli; l’Enrico VIII di Ippolito Pindemente, ovvero l’Henri VIII di Marie-Joseph Chénier) e dal libretto di Felice Romani. Il merito di questo risultato va attribuito al regista Andrea De Rosa nell’essenzialità di una formazione oltre che operistica di teatro di prosa. Ne beneficia il bassoAlex Esposito nel tracciare la parte di Enrico VIII così come visto da Romani e Donizetti, perché se il ruolo è ben delineato, come lo è stato, il personaggio s’inserisce naturalmente nel gioco tra le due donne tra arrogante perversione e moralità altrui, sia pure quest’ultima storicamente relativa se non redenta dalla bellezza del canto…”

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Marianna Foundation : XXIst edition of the “Carta Artistica Universale” The Right to Education and Knowledge for the Progress and Dignity of Woman in all Nations.

On Tuesday 19th February 2019 was held in Rome at the Italian Air Force Club, known as “Casa dell’Aviatore” the official launching of the XXIst edition of the “Carta Artistica Universale” The Right to Education and Knowledge for the Progress and Dignity of Woman in all Nations.

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The text of the “Art Universal Map” was graciously written this year by Dottoressa Stefania Giannini, UNESCO Assistant Director-General for Education.

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In the Grand Ball Room, President Pinuccia Pitti invited many personalities to attend this special event, listening to poetry and music along with interesting speeches and reports by eminent specialists, such as Professor Laura Quadarella Sanfelice di Monteforte, Paolo Meucci, Antonella Cassisi and many others.

VIPs

The opening of the event was granted to Princess Elettra Marconi Giovanelli, who shared with us some of her memories as a child of her father, Nobel Prize Professor Marquis Guglielmo Marconi. Her great sense of humour, together with her natural and spontaneous tone contributed to the warmest applause of the evening.

Vinny Elettra

Right immediately after the Princess’ speech, came the time of the “Interculturality” moment, when a young student is rewarded for his particular skills, coping with intercultural aspects of life. An interesting introduction was done by Dottoressa Antonella Cassisi, UNESCO in Italy,

Antonella Cassisi

and the Prize was given by Colonello Massimo Palombelli, Director of the Italian Air Force Club to Adriano Pirandello, the great greatgrandson of Nobel Prize Luigi Pirandello, whose mother, Glenda Sevald is from Uruguay and Israel.

Adriano Colonello

This year, the Marianna Foundation Prize for “Per non dimenticare” went to Maria Slodowska Curie for her lifetime works and studies. His Excellency Mr. Christian Masset, Ambassador of France in Italy came personnally to receive the Prize and the Polish embassy sent a lady from the cultural services.

AmbF Polonia

The French Ambassador in his thanking remarks declared his emotion to receive this reward in the name of all French and his gratitude to such an emblematic character of Universal history, pointing out the fantastic works achieved by Marianna Foundation and its President Pinuccia Pitti, taking Art as a medium to spread world wide Human Rights ideals.

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AmbF speech

 

The next Prize “Una vita per Amore e Giustizia” went to a magistrate from Calabria, Luigi Maffia, State vice-prosecutor in Catanzaro for his remarkable work, fighting mafia and corruption. Dottor Pietro Lucchetti, from the Quirinale Palace, was proud to confer this special distinction to such a heartful and courageous Civil Servant.

Lucchetti Maffia Pinuccia

Professor Alberto Garcia, Director of the UNESCO Chair in Bioethics and Human Rights at Regina Apostolorum Universiy in Rome, delivered an interesting speech on Women and Bioethics.

Pinuccia Antonella Alberto

The next lecturer was Dottoressa Annaclaudia Giordano who spoke about Women and literature in a very unique review of some contemporary italian novels.

Annaclaudia Giordano

She was followed by Professor Laura Quadarella Sanfelice di Monteforte who gave a very complete overview of fights against terrorism world wide and was unanimously applauded.

Laua Sanfelice

Paolo Meucci from the European Parliament made a special intervention, giving us the European point of view on the topics of this year “Art Universal Map”

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The “Bouquet Final” of the event was illustrated by the special Prizes confered to four exceptional Ladies,  leaders in their field:

Professor Sofia Corradi, the “mother” of Erasmus

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Professor Laura Comi, Etoile and Director of the Ballet School of the Opera of Rome

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Maestro Beatrice Venezi, the youngest woman to be an international orchestra conductor

Ravi Venezi

Dottoressa Romilda Ferrauto, Vice-Director of the Press Room at the Vatican received her Prize from the hands of Admiral Ferdinando Sanfelice di Monteforte

Ammiraglio Pinuccia Ferrauto

The artistic part of the evening was fulfiled by young artists, who collaborate with the Ariadimusica Music School, founded and directed by Maestro Gianni Ferrini, among whom the marvellous Himari Sugiura, a young pianist (7 years old) from Japan, who received a special Prize as a young feminine hope for the future.

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Ludmila Bova, a friend of the Foundation, plays lovely pieces from movie soundtracks.

Ludmila Bova

Two young musicians from Mexico, Samuel Chavira Florès and Fernando Ramsés Peña Diaz entertained the audience with violin and piano arias from Mexico and “Nessun Dorma” of Puccini.

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Fernando

The poems were read by:

Salvatore Puntillo, who read poems of Pinuccia Pitti and Emanuele F. M. Emanuele

Salvatore Puntillo

Debora Do Rosario from Brazil, who read “Mulher” of Eliomar Ribeiro de Souza

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Filip Maksymiliam Walis from Poland, who read “Niepewnosc” of Adam Mickiewicz

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Sisowath Ravivaddhana Monipong from Cambodia, who read “Amitié de femme” of Alphonse de Lamartine

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A very emotional moment: the reading of two letters:

Pinuccia Pitti, President of Marianna Foundation read the “biblical letter” of hermit Mirella Muià

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Vincenzo Grisostomi Travaglini who read a letter from Edwige Lurton-Michon, Wine producer from France

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The conclusion of the event was made by On. Nicola Galloro.

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Among the guests of the Marianna Foundation,  Giuseppe Grifeo di Partanna, Francesco Durante (TV2000), Photographer Angelo Campus, Psychanalist Danilo Zarbo-Moncada di Soria, Claudio Caruseli, Gianni Maria Ferrini and his wife, Marina Caviglione, Nino Peluso, Loredano Luciani Ranier, Stefano pignatelli di Cerchiara, Milena von Rex, Fabio Cassani Pironti, Ester de Mijo d’Ajeta, Anna Pavoni, Gloria Cappadonia, Carolina Facioni, Valerio Monda and many others who enjoyed the cocktail and prosecco until late in the evening.

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All the photos of the event were taken by talented photopgrapher Laura Cannia, whom I warmly thank for her permission to use her works for this article.

 

 

 

“Verdi nell’inferno di Salò”, articolo del Maestro Vincenzo Grisostomi Travaglini in “L’Opera International Magazine”, Gennaio 2019 su “Rigoletto” al Teatro dell’ Opera di Roma, recite del 6 e 9 Dicembre 2018

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“Una nuova produzione di Rigoletto musicalmente rigorosa quanto elegante, quella proposta da Daniele Gatti per l’apertura della stagione 2018/19 dell’Opera di Roma, maestro nell’occasione nominato direttore musicale del Massimo Capitolino con un incarico per tre anni, sino al 2021. La notizia è stata particolarmente apprezzata all’interno del Teatro e dal pubblico che ha accolto il maestro all’inizio e fine delle rappresentazioni con calorosi applausi.

La linea stilistica impressa da Gatti per questa sua lettura della partitura di Giuseppe Verdi è da subito lampante: elusi i legami più propriamente collegati alla radice letteraria/romantica i personaggi, nessuno escluso, sono delineati nella loro implacabile realtà teatrale e musicale, nell’indifferenza della corte e nella solitudine di un protagonista, interiorizzato nello scorrere dell’impietosa esistenza.

Inflessibile l’aderenza di Gatti all’edizione critica della Chicago University Press che gigliottina senza pietà ogni esuberanza vocale in una bonaccia espressiva di una revisione quanto mai irrinunciabile per riportare la scrittura verdiana a una più valida realtà compositiva e scevra da vizi e travisamenti accumulati in anni di mistificazione interpretativa, ma che ci pone il quesito se questa debba essere considerata quale punto di arrivo o di rinnovata partenza per una lettura consapevole, senza perdere una sia pur stilisticamente controllata vitalità di palcoscenico.

Apprezzata l’apertura di tagli che meglio stabiliscono la forma di tessitura belcantistica che in Verdi è al contrario segno di sostegno evolutivo verso una più marcata drammaticità che consegue alla scelta della radice letteraria universalmente inesorabile de Le Roi s’amuse di Victor Hugo.

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Ammalatosi alla terza recita Gatti è stato sostituito sul podio da Stefano Ranzani, in prova all’Opera per una ripresa di Tosca da dirigere il giorno seguente ed è stato particolarmente significativo l’imporsi di due personalità per un’analoga lettura, per comprendere come la specificità di ognuno marcasse così a fondo non solo il risultato in orchestra, compatta e lussureggiante con Gatti, coinvolgente e dinamica con Ranzani, entrambe letture più che efficaci, ma che questa impronta da un’unica orchestrazione curata dal titolare, potesse anche modificare con le esclusive dinamiche le finalità espressive degli interpreti e se si vuole lo stesso rapporto tra di essi.

Perfettamente nel ruolo, con un dosaggio espressivo curato in ogni frase e situazione con vocalità misurata, quanto intensa il Rigoletto di Roberto Frontali, un’immedesimazione che è anche un messaggio stilistico di equilibrio per un ruolo protagonistico che è di svolta per la definizione stessa di baritono. Lisette Oropesa è una Gilda dal carattere già maturo, musicalmente determinata se non per un penalizzante vibratino. Ismael Jordi è un Duca dalla vocalità fragile, più ardente libertino che simbolo dell’oppressione del potere. Una compagnia nel complesso di qualità e ben curata in ogni singola espressione, nella quale si sono distinti la provocante Maddalena di Alisa Kolosova e il severo Sparafucile di Riccardo Zanellato; meno autorevole Carlo Cigni quale Conte di Monterone. Completano: Irida Dragotti (Giovanna) e una sensuale, ironica Nicole Brandolino (Contessa di Ceprano); ancora: Alessio Verna (Marullo), Saverio Fiore (Borsa), Daniele Massimi (Conte di Ceprano), Leo Paul Chiarot e Michela Nardella rispettivamente Usciere e Paggio.

Appropriato, efficace il coro maschile dell’Opera di Roma, si potrebbe azzardare nella consapevolezza dell’intervento di ogni partecipante, voce e commento spietato degli eventi. Maestro del coro Roberto Gabbiani.

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La vicenda è ricondotta da Daniele Abbado alla Repubblica di Salò quale segno di fragilità politico-sociale di un periodo angoscioso della storia italiana che negli obiettivi del regista ben si addice al carattere drammatico di una storia di abiezione, dichiarazioni che non trovano un convincente riscontro se non nelle camicie nere e nelle scene costruite a multipiano che ricordano il gioco del “meccano” ovvero di costruzione infantile, con il sovrapporsi di stanzucce, scale e balconi, per un risultato altrimenti convenzionale. Scene e luci, quest’ultime efficaci di Gianni Carluccio, costumi di Francesca Livia Sartori ed Elisabetta Antico, movimenti coreografici di Simona Bucci.

E’ una scelta artistica reinterpretare i caratteri simbolici di un testo che dà il segno alla stessa genesi compositiva, quali a esempio la difformità fisica della gobba che è segno di un destino avverso, la staticità del palcoscenico nello scatenarsi degli elementi di una natura maligna che è partecipe al destino degli uomini e ancora l’umiliazione del corpo agonizzante di Gilda steso sulla nuda terra e non adagiata su un divanetto, in piedi verso l’ultimo respiro che più si addice al: “ …In me rinasce… m’agita / Insolito vigore! (…) ”, ma è la morte di Violetta e non di Gilda, con altri significati. Tutta la forza costitutiva di questo Rigoletto è fortemente evidenziata in orchestra e una mancata aderenza del palco, sia pure in scelte creative individuali, determina un vuoto esplicativo che come in questo caso ne indebolisce nel dialogo di teatro in musica, il coinvolgimento.

Vincenzo Grisostomi Travaglini

Recite del 6 e del 9 dicembre 2018

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Courtesy call on His Excellency Monsieur Christian Masset, Ambassador of France to Italy, together with Mrs. Pinuccia Pitti, President and Founder of the Marianna Foundation for Human Rights and Marquis Vincenzo Grisostomi Travaglini

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On Friday, 14th December 2018 at 3.00 PM, His Highness Prince Sisowath Ravivaddhana Monipong paid a courtesy call on His Excellency Monsieur Christian Masset, Ambassador of France to Italy, together with Mrs. Pinuccia Pitti, President and Founder of the Marianna Foundation for Human Rights and Marquis Vincenzo Grisostomi Travaglini, Artistic Advisor of the Foundation. During the conversation were exchanged views on the development of the Marianna Foundation, especially a special event in collaboration with the French Embassy during the second semester of 2019.

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From left to right: Marquis Vincenzo Grisostomi Travaglini, Ambassador Christian Masset, Mrs. Pinuccia Pitti & Prince Sisowath Ravivaddhana Monipong