HRH Prince Norodom Phanuvong created Commander of the Legion d’Honneur on August 9th 1927

HRH Prince Samdech Krom Preah Akkak Mahassena Norodom Phanuvong (1871-1934) was the son of HM King Norodom with his Favourite wife, Khun Preah Mer Moneang Socheat Bopha Nuon, famous as “Khun Than”.

He married in 1921 Princess Sisowath Bophasy (1901-1957). Their only child, Prince Norodom Monissara (1922-1975) was my grandfather on my Mother’s side.

N. Phanuvong

He was named Prime Minister and Minister of the Interior and Cults under his first cousin’s reign, HM King Sisowath Monivong.

Here is the article published in French Newspaper “L’Express du Midi” quoting the decree of nomination of Prince Phanuvong to the dignity of “Commandeur de la Légion d’Honneur” on 9th August 1927.

 

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Interview in Italian by famous journalist Ornella Rota

DoveStiamoAndando? A conoscere la Cambogia con l’aiuto di Pirandello

Roma – “In un contesto buddista la verità è ricerca di vita, devi trovare la via giusta; da voi invece, se la verità fa arrabbiare, meglio una piccola bugia che consenta di vivere armoniosamente. Ecco, questa differenza è stata il solo punto per me un po’ difficile”.

Saggezza mediterranea e reminiscenze pirandelliane…

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Scoppia a ridere: “Lo so, lo so”. Ironico e autoironico, coltissimo, affettuoso, grande senso estetico e curiosità del vivere, S.A.R Ravivaddhana Sisowath Monipong, membro della Casa Regnante cambogiana, spiega che “la dialettica di Pirandello non corrisponde al mio ideale però ci convivo con molta gioia, anche perché mi aiuta a capire i miei connazionali di oggi”.

Fammi capire: Pirandello ti aiuta a capire la Cambogia?
“Durante la dittatura degli kmer rossi (1975-1979) che decimò un terzo della popolazione e l’80% della mia famiglia, i miei connazionali dovettero crearsi una loro verità. Una volta tornati liberi però, molti kmer rossi cambiarono identità per non essere riconosciuti. In Asia  si dice che quando hai vissuto cose terribili sotto una certa identità, vai al tempio e chiedi al monaco un altro nome per modificare il destino. Capita così che sovente a Phnom Penh, dove viaggio più volte all’anno, devo chiamare con un nome diverso persone che sono le stesse di prima, che conosco molto bene ma che ora vivono un’altra realtà. E questo è totalmente Pirandello. D’altra parte anch’io sono in una situazione simile: tanti amici mi chiamano Benoit, nome che mi è stato imposto quando mi sono convertito al cattolicesimo; per altri invece sono Ravi, diminutivo dell’originario Ravivaddhana; in famiglia mi conoscono fin da piccolo come Titou. Il mio primo nome, che in sanscrito significa “raggio di luce che si emana all’infinito” venne scelto personalmente dalla regina/madre perché gli astrologi di palazzo reale non si mettevano d’accordo su come chiamarmi”.

Cultore di astrologia e di studi esoterico come da millenaria tradizione familiare, educato in Francia (“la famiglia di mia nonna paterna è originaria della Provenza”), Ravi ha studiato sanscrito e latino, è laureato in letteratura contemporanea inglese e appassionato di storia dei movimenti femministi (“erano lungimiranti perché si rendevano conto che in tema di libertà sessuale avanzare pretese eccessive era il solo modo affinché, nel tempo, rimanesse almeno una parte di quelle istanze”). A Roma vive dal 1997, e per nulla al mondo vorrebbe vivere al nord“dove fa freddo e tutto funziona, invece le idee nascono dal caos”. Adora il Mediterraneo: “Mi sento protetto dal vostro modo di vivere, di essere, e poi ci sono gli odori, i profumi, gli effluvi – io sono asiatico quindi il mio primo impatto con la realtà passa per il naso”.

Diverso concetto di verità a parte, ci sono (state) altre ragioni di perplessità?
“Intanto, il galateo. Quando amici italiani (o in genere occidentali) mi chiedono una serata intitolata al cibo e alle tradizioni cambogiane, devo spiegare che per ogni cibo noi prevediamo una determinata musica, una maniera per accettarlo e un momento per mangiarlo. Siamo molto formali, e le regole quotidiane, spicciole, sono sovente opposte: qui ad esempio quando la persona più importante entra in una stanza tutti si alzano, da noi invece si abbassano perché la sua testa dev’essere la più alta; qui è il superiore a porgere la mano, da noi è l’inverso; e quando un cameriere ti serve un aperitivo, voi dite grazie, noi facciamo un piccolo cenno alla padrona di casa.

Poi, la gerarchia. Per intenderci con un riferimento macroscopico: nella nostra cultura e spiritualità (attraverso i secoli la Cambogia ha filtrato elementi di induismo e animismo nel contesto buddista, ndr)la Dichiarazione Universale dei Diritti dell’Uomo non ha senso, soprattutto nel primo articolo secondo cui gli esseri umani nascono uguali. Come possiamo essere uguali se ognuno di noi porta il segno e il peso delle sue proprie vite precedenti? Se tu adesso (ri)nasci in una famiglia perbene e che ti ama, questo significa che prima sei stato un giusto, dunque meriti molto riguardo. Ma ti ho detto solamente un paio di frasi veloci, nella realtà le sfumature sono infinite”.

Come concili il fatto di essere cattolico e di credere nella reincarnazione?
“E’ una domanda frequente, di solito rispondo con una battuta. Il buddismo mira a compiere il ciclo infernale delle reincarnazioni, devi vivere 500 esistenze perfette per accedere al nirvana; se sei cattolico invece e ti comporti bene, ti basta una vita per andare direttamente in paradiso. Diciamo che ho trovato una scorciatoia assoluta”.

E diciamo pure che siamo di nuovo a Pirandello.

DoveStiamoAndando? A conoscere la Cambogia con l’aiuto di Pirandello

 

Article de Christophe Gargiulo publié sur Cambodge Mag le 21 janvier 2016

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http://cambodgemag.blogspot.it/2016/01/prince-ravivaddhana-monipong-sisowath.html

Prince Ravivaddhana Monipong Sisowath : De la vie et des nuances
jeudi, janvier 21, 2016

Le Prince Ravivaddhana Monipong Sisowath fait partie de ces gens qu’on pourrait interviewer pendant de longues heures sans s’ennuyer une seconde, un peu comme un livre d’histoires qui ne veut pas se refermer tant chaque époque marquante de sa vie est contée avec une précision et un nombre incroyable d’anecdotes et de détails. L’homme est élégant dans tout les sens du terme, dans son apparence, soignée, dans son élocution, fluide et précise, dans sa connaissance, incroyablement étendue tant dans l’histoire du Cambodge que dans celle des arts en général. Khmer par sa naissance et son éducation, Français par filiation (grand-mère) et Romain de cœur, le prince se définit ainsi comme un personnage de contradictions, un concept qui lui plait car, dit-il, la contradiction et les nuances fontt la richesse d’un personnage …

Né en 1970 au Cambodge, le jeune prince ne grandira pas sur sa terre natale et, ce fut probablement une chance au regard des années noires qui endeuilleront le royaume avec la guerre civile et l’avènement des Khmers Rouges un peu plus tard. C’est une blessure de son père, Le prince Neak Ang Mechas Sisowath Samyl Monipong, alors officier de l’armée royale qui va provoquer le départ de la famille vers Paris en 1972. Nommé ensuite attaché militaire à Paris après sa guérison, le Prince Sisowath Samyl Monipong installe définitivement sa famille dans la capitale française. De ces jeunes années françaises, Ravivaddhana garde le souvenir de deux univers qui ne se croisent pas : le Cambodge et la France. Le Cambodge, raconte-t-il, commence dans sa maison, posée comme un précieux et délicat fragment de royaume que sa mère, la princesse Neak Ang Mechas Norodom Daravadey, préserve, chérit et dont elle transmet l’histoire et la culture à son fils alors sous la tutelle d’une gouvernante chinoise, bien occupée avec un enfant incroyablement éveillé et curieux de savoir. De ce Cambodge qu’elle ne souhaitait peut-être pas quitter, la princesse Norodom Daravadey veut lui en inculquer le meilleur : le jeune Ravivaddhana apprendra ses prières en Pali, se familiarisera avec l’écriture khmère, et bien sûr avec l’histoire, les coutumes et traditions de son pays de naissance. De cette époque, le prince raconte : ‘’Ma mère tenait précieusement à mon éducation cambodgienne, c’était un souhait fort, mais, paradoxalement, alors qu’avançait la destinée tragique du pays, j’ai aussi vécu les traumatismes de ma mère et, quelque part, le Cambodge me manquait profondément car je le vivais intensément sans y vivre physiquement’’.

A l’extérieur de la maison, à cette époque, commença plus tard une autre histoire, plus française, celle d’un jeune prince exilé qui, fort de l’érudition précoce initiée par ses parents, abordera ses études comme un loisir utile. Et dehors de la maison, raconte-t-il avec un petit sourire, c’était une sorte de jeu, je m’amusais, avec ma sœur, princesse Sisowath Ubbolvadey Monipong, à être aussi intelligent et brillant que possible à l’école, d’être un bon élève et de réussir mes études. Ravivaddhana fera hypokhâgne et khâgne et s’orientera ensuite vers un Masters d’anglais qu’il réussira sans grande difficulté. Mais la maîtrise des langues ne lui suffit pas, il passera aussi quelques modules d’ethnologie, devenant au passage l’un des étudiants de Charles Meyer l’auteur du livre ‘’Derrière le sourire khmer’’ (1971). Mais, pour des raisons familiales, le jeune étudiant va, plus tard, embrasser une carrière commerciale au sein de plusieurs grands groupes comme IBM et Accor, carrière commerciale mais ponctuée ensuite de consultances pour les médias, les institutions, de grands organismes caritatifs, C’est en 1997, au cours d’un voyage professionnel qu’il découvre Rome et l’Italie et en tombe totalement amoureux, ressentant quelque part de subtiles similitudes avec la culture cambodgienne…Cela peut sembler quelque peu insolite, explique le prince, mais il y a de nombreux dénominateurs communs entre ces deux pays. Il y a bien sur la beauté, l’art, le climat, le coté chaleureux mais, ce qui m’a frappé, c’est cette même relativité concernant la notion de vérité et les nuances de liberté, de souplesse et de cohérence qui entourent cette notion. En clair, la vérité n’est pas toujours le meilleur argument, elle est parfois malléable et jamais absolue. Et, de retrouver une même approche chez ces deux peuples est un détail intéressant.

De ces années romaines durant lesquelles Ravivaddhana fait le plein d’émotions artistiques et littéraires, et se passionne pour l’opéra, il ne perd pas contact avec le Cambodge : ‘’ De par mes fonctions, j’ai accueilli plusieurs fois le Ballet Royal à Rome, je recevais beaucoup de visites amicales et familiales. Mais il m’a fallu du temps pour envisager de revenir, je ne me sentais pas prêt durant les années 1990, et je ne souhaitais pas revenir au Cambodge comme un touriste, il fallait, à mon sens, que mon retour soit une démarche constructive et surtout utile’’. Je ne me sentais pas non plus capable de franchir le pas comme l’a courageusement fait mon cousin le prince Tesso Sisowath, c’est-à-dire revenir vivre complètement vivre et travailler au pays avec toutes les difficultés que cela suggère, difficultés d’adaptation pour ceux qui sont partis depuis très longtemps, nostalgie de la deuxième patrie qui peut nous ronger ou parfois la mémoire de ceux qui sont disparus. Quant à sa perception du génocide, elle diffère quelque peu du sentiment généralement ressenti par la diaspora khmère profondément meurtrie et horrifiée de cet épisode traumatisant de l’histoire du Cambodge : ‘’ J’ai essayé de comprendre, comme beaucoup, la période des Khmers Rouges. A travers une approche puis une étude des structures sociétales khmères et de la colonisation de la péninsule indochinoise, finalement je me suis dit que cela n’était pas une surprise. J’oserais même affirmer que cela était prévisible. Par contre, je voudrais vraiment préciser que je reste horrifié par les massacres d’enfants. Que les adultes se fassent la guerre ou entre-tuent est une chose profondément triste, mais qui correspond malheureusement à un ordre des choses, des événements, des cycles de l’histoire. Mais pour moi, le massacre d’enfants n’est pas acceptable….’’

Ce n’est qu’en Avril 2000 que le prince a donc l’occasion de revenir au Cambodge. Il est alors en mission pour la FAO. Dans l’avion qui le mène vers son pays de naissance, jamais peut-être le prince n’aura autant ressenti les contradictions de ce qu’il appelle cette génération sacrifiée. Il se rappelle alors des larmes de sa mère liées aux disparus, aux familles séparées, aux tristes nouvelles qui se succédaient ces matins de 1975 alors qu’un rideau de noir et de rouge se fermait sur un royaume autrefois de lumières. Cambodge je te hais pour mes souffrances, Cambodge, je t’aime pour ta beauté que me contait ma chère mère, se disait Ravivaddhana alors que l’avion se posait sur le tarmac de Pochentong. ‘’…Effectivement, c’était très émouvant, j’ai beaucoup pleuré en pensant aux disparus…’’. En arrivant, je suis allé voir la maison de mon grand-père à Phnom Penh, qui existe toujours mais qui a bien changé…puis je suis tout de suite parti pour la campagne cambodgienne dans le cadre de ma mission avec la FAO. Mon contact avec les gens de Takéo a été rude, franc, difficile et finalement sincère, c’est ce type de contact que j’aime au Cambodge. Depuis, je reviens régulièrement, sous des pressions amicales bien sûr, pour des raisons professionnelles ou protocolaires également ; mais chaque voyage est l’occasion de nouvelles rencontres et de découvertes, donc c’est enrichissant. Si je devais me remémorer un instant fort depuis que je reviens au Cambodge, ce serait sans conteste le couronnement de sa majesté Norodom Sihamoni. Ce fut intense, un grand moment historique, j’étais placé au même endroit que le fut mon père lors du couronnement de sa tante. Ce fut important pour moi, je me suis senti à ma place, je me suis senti légitime. Il y a eu aussi ces dernières années beaucoup d’autres moments agréables, en particulier avec la princesse Buppha Devi, merveilleuse icône et héroïne du Ballet Royal khmer. Par contre, je ne vais pas au Cambodge en ‘’vacances’’, j’ai mon jardin secret en Grèce pour mes vacances.

‘’…Vous me le faites remarquer, oui j’aime la vie et les bonnes choses de la vie…explique le prince, je ne me définirais pas comme un épicurien, plutôt comme un hédoniste. J’ai eu la chance, hors le contexte des conditions de l’exil et de la tristesse liées au sort de mon pays durant mes jeunes années, d’avoir été merveilleusement entouré, par des gens qui m’ont inculqué l’amour du beau, du bon et de l’élégance. J’avais un grand-père très au fait des arts de la table et j’y ai pris goût, tout comme j’adorais les plats khmers que me préparait ma mère. Enfant, j’ai pris quelques cours de musique mais, au-delà de ces détails autobiographiques, je crois que le fait d’avoir été entouré par des gens raffinés, tant au sein de ma famille que dans mes relations amicales et même professionnelles, a largement contribué à mon attirance pour les arts et les plaisirs de la vie. Pour conclure, et cela est très personnel, je pense tout simplement que la vie est un cadeau merveilleux et qu’elle vaut la peine d’être vécue. Quant à mes loisirs, ils sont à mon image, j’adore l’opéra et, c’est une passion très occidentale, tout comme je suis passionné par l’astrologie, un art tout asiatique…”

Cena cambogiana al Kursaal di Lucio Sestili ad Ascoli Piceno o la gioia di condividere musica e cibo reale con i miei amici Marchigiani

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     Vorrei ringraziare calorosamente tutti i miei amici del Kursaal per la loro gioiosa collaborazione, uno staff con il quale mi sono sentito in “famiglia”, cosī come nelle cucine del Palazzo e così come per lungo tempo in Francia, dove al limite del giardino della nostra casa era segnato il confine ideale tra un mondo esterno e la partecipazione e il calore delle nostre tradizioni più care. Musica, canto e cucina con i sapori di Cambogia, un’arte che abbiamo ieri sera condiviso nel segno della più genuina ospitalità Marchigiana. Sara e Simona, Riccardo e con loro la deliziosa, competente e petulante Rita, Monica in una sua rinnovata esperienza nella cucina asiatica, l’affascinante Grazia e la forza tranquilla e sempre sorridente di Philip. Cosa chiedere di più, caro Lucio, sempre attento e misericordioso nell’esaudire ogni desiderio… Ed il nostro desiderio, di Vincenzo e mio, è di ritrovarci presto insieme, nella “generosa” Famiglia del Kursaal, con immutato affetto. Magari, perché no … allietati dalla promessa di una succulenta anatra in umido e buon vino.

http://www.fotospot.it/2015/10/22/50413/a-cena-con-il-principe-ravi/

I Lombardi allo Sferisterio di Macerata nel 2010 : Ricordo di una serata magica !

Articolo di Alessio Ruta nel Corriere dell'Adriatico del 2 Agosto 2010
Articolo di Alessio Ruta nel Corriere dell’Adriatico del 2 Agosto 2010

My personal coat of arms

This is my personal coat of arms, which was designed by Marquis Giulio Vallini Celesti.

Stemma personale di Sua Altezza il Principe Sisowath Ravivaddhana Monipong

Descrizione dello stemma cosi come riportato nella XXXII° edizione dell’Annuario della Nobiltà Italiana, a cura del Direttore Andrea Borella :

“ARMA: di rosso alla spada posta in sommità di una pila formata da due ciotole cerimoniali, il tutto d’oro; alla fiamma del Sacro Aum d’oro guizzante dal centro della spada.

CIMIERO: una corona reale cambogiana

Ornamenti esteriori: dalla corona muove un manto dorato, gallonato d’oro, foderato di seta candida, con due ombrelli reali cerimoniali d’oro, ciascuno con cinque palchi, terminanti con una punta acuminata, decussati, accollati dietro lo scudo ed infilati nei nodi del manto: la corona è addestrata e sinistrata da due mani, moventi dai fianchi del cerchio più basso della corona, tenenti ciascuna una fronda vegetale contorta e rabescata in stile cambogiano, il tutto d’oro; lo scudo è accompagnato alla base da una corona formata da due rami di alloro verdi, decussati sotto la punta dello scudo.”

“Il principe cambogiano canta la musica di corte”

Articolo del Messaggero del 23 Maggio 2008 sul primo concerto di musica cambogiana, dato a Palazzo Farnese di Roma sull’iniziativa della Signora Sylvie de la Sablière, moglie dell’Ambasciatore di Francia

Il concerto è stato seguito di un cocktail nel Palazzo Farnese dove il vino servito era offerto dai miei amici Olivier et Edwige Michon.

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Concerto del tenore Shoichi Nobuyasu, Campidoglio, Sala della Protomoteca, 14 Aprile 2014

Roma Capitale

Campidoglio, Sala della Protomoteca – 14 aprile 2014.

Avvenimento d’eccezione quello ospitato la scorsa primavera nella sala della Protomoteca del Campidoglio a Roma con il tenore Shoichi Nobuyasu, che ha proposto un concerto “dal Barocco alla Canzone napoletana” , intramezzato da rare, struggenti melodie giapponesi.

Sempre apprezzata all’estero, la cultura italiana ha trovato in Giappone un particolare coinvolgimento e Shoichi Nobuyasu, sensibile interprete, è stato anche attento ambasciatore per un incontro privilegiato tra le due culture. A lui si devono molte iniziative prestigiose, come l’aver promosso tournée di teatri d’Opera italiani a Tokyo e in altre importanti città del Sol Levante. Molti i progetti realizzati in Italia e in Vaticano, tra cui nel 1995, indimenticabile, l’aver progettato presso l’Aula Paolo VI il “Concerto per la Pace” a cura del Comitato  Internazionale per il cinquantenario del bombardamento su Hiroshima e Nagasaki.

Per applaudirne l’arte vocale, ma anche riconoscenti per il suo appassionato impegno nel mondo della cultura, la Sala della Protomoteca era gremita da un pubblico attento e prestigioso tra cui L’Ambasciatore del Giappone in Italia Masaharu Kohno, l’Ambasciatore del Giappone presso la Santa Sede Teruaki Nagasaki e moltissime altre personalità, amici e ammiratori. Presente per il Sud-Est Asiatico S.A.R. il Principe Sisowath Ravivaddhana Monipong della Casa Reale di Cambogia. Dopo gl’immancabili bis, tra gli applausi del pubblico, in rappresentanza di Roma Capitale a cui si deve l’iniziativa è stato offerto a Shoichi Nobuyasu un attestato di benemerenza per l’attività svolta sia quale interprete, sia quale promotore e divulgatore della musica italiana. Il tenore è stato successivamente festeggiato presso il ristorante Hamasei, tra i primi se non il primo locale, sin dal 1974, a far conoscere a Roma le prelibatezze nipponiche e oggi tra i più apprezzati d’Europa.

 Vincenzo Grisostomi Travaglini

Il Tenore Schoichi Nobuyasu nella Sala della Protomoteca, Campidoglio, Roma
Il Tenore Schoichi Nobuyasu nella Sala della Protomoteca, Campidoglio, Roma
Il Principe Sisowath Ravivaddhana Monipong insieme al Marchese Vincenzo Grisostomi Travaglini, ascoltando il Tenore Schoichi Nobuyasu
Il Principe Sisowath Ravivaddhana Monipong insieme al Marchese Vincenzo Grisostomi Travaglini, ascoltando il Tenore Schoichi Nobuyasu
Sua Eccellenza l’Ambasciatore del Giappone in Italia, Masaharu Kohno e consorte, vicino a Sua Eccellenza l’Ambasciatore del Giappone presso la Santa Sede, Teruaki Nagasaki in occasione del concerto del Tenore Shoichi Nobuyasu
Sua Eccellenza l’Ambasciatore del Giappone in Italia, Masaharu Kohno e consorte, vicino a Sua Eccellenza l’Ambasciatore del Giappone presso la Santa Sede, Teruaki Nagasaki in occasione del concerto del Tenore Shoichi Nobuyasu

Printemps des Arts 2013: Le Ballet Royal du Cambodge à Monaco

Dimanche 31 Mars 2013: Soirée de Gala à Monte-Carlo en présence de Leurs Altesses Sérénissimes le Prince Albert et la Princesse Charlène de Monaco en l’honneur de Son Altesse Royale Samdech Reach Botrey Preah Ream Norodom Buppha Devi et en compagnie de mon cher cousin Son Altesse le Prince Sisowath Tesso887222_10151832495650299_480502714_o