Aujourd’hui lundi 30 novembre 2015 s’est tenue à Paris l’Ouverture solennelle de la COP21 où 150 Chefs d’Etat et de Gouvernement se sont rendus à l’invitation de Monsieur François Hollande, Président de la République Française.
Notre Souverain Vénéré, Sa Majesté Preah Bat Samdech Preah Boromneath le Roi Norodom Sihamoni a pris la parole à 17h30.
Le Roi Sihamoni, dans un Français impeccable, a présenté Ses plus sincères condoléances au Peuple de France, meurtri par la douleur des morts dûs aux attentats du 13 novembre dernier en région parisienne.
Le Souverain a rappelé que la problématique découlant des changements climatiques demeure le défi majeur de notre temps, impactant très considérablement l’agriculture, la sécurité alimentaire et l’accès à l’eau notamment. L’achèvement des 17 objectifs préconisés par la dernière Assemblée Générale des Nations Unies est désormais compromis.
Au Cambodge, rien qu’en 2013, la sécheresse a causé une chute de 2% du PIB en mettant dans des situations dramatiques plus de 380 000 foyers dans 20 des 25 provinces du Royaume.
Le Principe d’Equité doit être au coeur des négociations de la COP21.
Le Roi Sihamoni a rappelé que “Sortir de cette impasse est de notre responsabilité en tant que dirigeants”. La COP21 doit aboutir à un accord historique sur la réduction de l’émission des gaz à effets de serre dont 20 années de recherche et de preuves rassemblées ont démontré l’urgence de leur diminution.
Le Monarque a terminé son allocution en invitant les participants à se laisser aller à “l’impulsion audacieuse” qui leur permettra de sauver la Planète.
Vorrei ringraziare calorosamente tutti i miei amici del Kursaal per la loro gioiosa collaborazione, uno staff con il quale mi sono sentito in “famiglia”, cosī come nelle cucine del Palazzo e così come per lungo tempo in Francia, dove al limite del giardino della nostra casa era segnato il confine ideale tra un mondo esterno e la partecipazione e il calore delle nostre tradizioni più care. Musica, canto e cucina con i sapori di Cambogia, un’arte che abbiamo ieri sera condiviso nel segno della più genuina ospitalità Marchigiana. Sara e Simona, Riccardo e con loro la deliziosa, competente e petulante Rita, Monica in una sua rinnovata esperienza nella cucina asiatica, l’affascinante Grazia e la forza tranquilla e sempre sorridente di Philip. Cosa chiedere di più, caro Lucio, sempre attento e misericordioso nell’esaudire ogni desiderio… Ed il nostro desiderio, di Vincenzo e mio, è di ritrovarci presto insieme, nella “generosa” Famiglia del Kursaal, con immutato affetto. Magari, perché no … allietati dalla promessa di una succulenta anatra in umido e buon vino.
Trailer della nostra prossima produzione per Rahma Prod.
Nella Cambogia non vi è nussuna differenza fra vita spirituale e vita materiale. Ciò ne fa un luogo propizio per parlare du quella spiritualità che si presenta in modo differente secondo li paese e gli usi e costumi locali, ma che presenta una similarità in ogni luogo: la spiritualità aiuta l’individuo a rivenire al centro di se stesso e di riunirsi al divino.
SA il Principe Sisowath Ravivaddhana Monipong
Massimiliano Turci Produttori
Massimiliano Turci Camera, montaggio, regista
Vincenzo Grisostomi Travaglini messa in scena, regia
SAR la Principessa Samdech Reach Botrei Preah Ream Norodom Boppha Devi
SAR la Principessa Samdech Sisowath Pongneary Monipong
SA il Principe Tesso Sisowath
SA la Principessa Chansita Sisowath
Agenzia di viaggio All Dreams Cambodia
Jacques Guichandut
Darith Nhieim
Rithy Panh
Fabienne Luco
Hotel Samsara Villa Phnom Penh e collaboratori
Lok Kru Proeung Chhieng (RUFA)
“Sì, tuona o cielo… Imperversate o turbini…” recita Edgardo nel vortice d’emozioni della torre di Wolferag in “Lucia di Lammermoor”…. No! Non è la tempesta annunciata della farsa che alcuni mesi or sono vedeva protagonisti un’Orchestra e un Coro del Teatro dell’Opera che si dicevano licenziati con il “placet” del ministero, da un Campidoglio incompetente e da una sovrintendenza giustizialista … La stagione del Massimo romano si è fatta ed è in corso e la produzione del capolavoro di Donizetti (aprile 2015) ne è uno dei punti di forza. Orchestra e Coro, non più “licenziandi” a dimostrare quel che sembrava non si volesse capire, ovvero che le masse sono il cuore pulsante di un teatro d’Opera, ancor più se Fondazione e questi organismi quando ben guidati possono fare la differenza.
Gaetano Donizetti
E così è stato con direttore e concertatore Roberto Abbado e con il maestro del coro Roberto Gabbiani. L’orchestra come non mai sotto la bacchetta dell’elegante, sensibile direttore ha vibrato con intensità espressiva. Tutto era esatto, nei tempi, nelle dinamiche, nelle accurate sfumature espressive; allo stesso tempo attento e partecipe alle esigenze vocali in quella fusione di un dialogo continuo fra palcoscenico e strumentazione dove le emozioni di tanto amore, tradimento e una iniziale oppressione di “ragion di stato”, si alternano scambievolmente in un discorso ricorrente e in un linguaggio, quello donizettiano, che da questo momento in poi segnerà l’evoluzione del melodramma italiano. Il bailamme di un universo tumultuoso accompagna l’alienazione di una mente che ritrova la sua armonia solo nei ricordi di un sentimento negato e il reintegro in orchestra della glassarmonica nella scena della “Pazzia” è stato episodio tra i più mirabili e coinvolgenti. Suggestione appassionante grazie anche all’interpretazione di uno dei due soprani previsti nell’avvicendarsi delle recite romane, il soprano Maria Grazia Schiavo, una giovane cantante che ha percorso le strade del Barocco e di quella che nacque come Nuova Compagnia del Canto Popolare; che di queste esperienze ha fatto scuola per affrontare questo impegnativo ruolo nel quale si è calata con sicurezza, passione e senza mai travalicare quei limiti che da esigenze belcantistiche sono traboccanti d’espressività romantica. Edgardo per eccellenza è il tenore spagnolo José Bros che dalla sua esperienza fa scaturire naturalezza e aderenza al personaggio. Sempre elegante, vocalmente generoso, partecipe.
Il Tenore José Bros col Maestro Vincenzo Grisostomi Travaglini dopo la Generale di “Lucia di Lammermoor”, Teatro dell’Opera di Roma, 29 Marzo 2015
Titolari dei due ruoli protagonistici sono, da citare, il tenore Stefano Secco e il soprano Jessica Pratt di cui hanno avuto modo di parlare le cronache romane. Con loro il baritono Marco Caria che probabilmente avrebbe trovato una ragione del suo personaggio con maggiore attenzione propria o dello staff responsabile di palcoscenico. Questa presentata all’Opera è stata una versione di “Lucia di Lammermoor” che si potrebbe definire filologica se queste termine sempre più non venisse equivocato con una inaridita aderenza al testo originario, bensì lo è stata nello spirito di ricreare musicalmente e nell’ambiente quelle intenzioni di quell’autore e di quel momento culturale che in quanto tale trascende l’epoca. Per rendere questo nella sua compiutezza si deve avere una compagnia adeguata in ogni sua parte e il basso Carlo Cigni (Raimondo) così come il secondo tenore Alessandro Liberatore (Arturo) erano ben lontani da un più coerente discorso d’insieme. Bene il Normanno di Andrea Giovannini. Complesso il ruolo che si è voluto attribuire ad Alisa (Simge Büyükedes) che in quest’opera di “lontananze”, per scelta scenica era una suora indifferente. Questo, dell’indifferenza, era il problema scenico di questa produzione, ovvero quello di un palcoscenico anonimo, grigio, impersonale. L’allestimento era stato affidato al genio di Luca Ronconi che come è noto è venuto a mancare lo scorso febbraio. Il progetto era stato, probabilmente, abbozzato e la realizzazione è stata affidata dopo la sua scomparsa a quello che è lecito pensare fosse il gruppo di lavoro voluto da Ronconi. Il risultato è stato deludente! Neanche un ricordo dell’arte ronconiana in una produzione che ricordava vagamente passati successi del celebre regista, ad esempio i “Dialoghi delle Carmelitane” di Georges Bernanos (1988) con le pareti ed elementi scenici intercambiabili e sarebbero possibili tanti altri riferimenti, relegati ahimè in una nostalgica, involontaria rievocazione avulsa da una qualsiasi attinenza con un progetto legato ad una nuova proposta. Ancora … si vedevano sbarre con dietro coristi in veste d’ “impazienti” in ospedale psichiatrico, ai lati della scena ancora una volta pubblico dell’epoca con costumi che si sarebbero detti di repertorio verdiano e pur sempre tristemente grigi; scenografia inutilmente macchinosa; luci rigidamente monocrome e crepuscolari, nessun intervento significativo che si potrebbe definire registico. Uno spettacolo, in conclusione, contraddittorio dove l’aspetto musicale ha trionfato, a differenza di quello visivo. Ricorderemo Ronconi per ben altri meriti! Per l’Opera di Roma il futuro è sempre nella speranza …
General de Gaulle and his wife, together with Ms. Pompidou, greeting HRH Samdech Preah Apyuvareach Norodom Sihanouk and his eldest daughter, HRH Princess Norodom Buppha Devi at Opera Garnier, July 1964
In summer 1964, HRH Princess Norodom Buppha Devi went on a successful tournée, following Her Father, HRH Prince Norodom Sihanouk in a State Visit in France. This was the first time the Royal Ballet of Cambodia was granted the Opera de Paris as a privileged stage, before the Theatre Sarah Bernhardt (Théâtre de la Ville nowadays).
HRH Princess Norodom Buppha Devi leading the Apsara Ballet at the Theatre Sarah Bernhardt, Paris, July 1964
Obviously, the Italian journalists’ attention was taken by the young couple, HRH Princess Norodom Buppha Devi and Bruno Forsinetti. They were young, beautiful and their story really resembled a fairy tale. Here is the article, which was published in « Tempo », n°29, 18 July 1964
“An Italian for the King’s daughter” Lower left: Bruno Forsinetti with HRH Princess Sisowath Monikossoma, eldest daughter of HRH Princess Norodom Buppha Devi. Lower right: the famous Parisian hairdresser Alexandre is adjusting the Apsara Crown for Princess Buppha Devi“Behind the graceful face of the Princess is hidden a young mother of two children. General de Gaulle himself thought she was a young girl. The unexpected husband is the son of an Italian diplomat.”
This is my personal coat of arms, which was designed by Marquis Giulio Vallini Celesti.
Descrizione dello stemma cosi come riportato nella XXXII° edizione dell’Annuario della Nobiltà Italiana, a cura del Direttore Andrea Borella :
“ARMA: di rosso alla spada posta in sommità di una pila formata da due ciotole cerimoniali, il tutto d’oro; alla fiamma del Sacro Aum d’oro guizzante dal centro della spada.
CIMIERO: una corona reale cambogiana
Ornamenti esteriori: dalla corona muove un manto dorato, gallonato d’oro, foderato di seta candida, con due ombrelli reali cerimoniali d’oro, ciascuno con cinque palchi, terminanti con una punta acuminata, decussati, accollati dietro lo scudo ed infilati nei nodi del manto: la corona è addestrata e sinistrata da due mani, moventi dai fianchi del cerchio più basso della corona, tenenti ciascuna una fronda vegetale contorta e rabescata in stile cambogiano, il tutto d’oro; lo scudo è accompagnato alla base da una corona formata da due rami di alloro verdi, decussati sotto la punta dello scudo.”
Addressing the assembly at the end of the Holy Mass, under the protective look of “Father Kiké” in Battambang, 22nd February 2015 Photo credits: Ramon Figaredo Rubio
I already had the opportunity to introduce you His Excellency Bishop Enrique Figaredo Alvargonzalez, that we all call “Father Kiké” in Cambodia.
Having heard so much about Him, I was looking forward to my first encounter with such a special character and that was done on November 26th, 2014. It was a rainy evening and Father Kiké asked me to wait for him at the Jesuit Curia in Rome, near the Vatican. From there, I went with the Jesuit Bishop to my favourite « trattoria » Da Luigi, where we discussed a lot about Cambodia, the Catholic Church in Battambang, etc…
My very first encounter with His Excellency Bishop Enrique Figaredo Alvargonzalez at “Trattoria da Luigi” in Rome, 26th November 2014
Very impressed by such a charismatic and interesting personality, I promised to myself that, as soon as it would be possible, I will pay a visit to Father Kiké in Battambang. It is my Dear Friends, Olivier and Edwige Michon, who gave me this lucky opportunity last February. We have decided for a long time that we would go back to Cambodia to celebrate their twentieth wedding anniversary and they found it a very good idea to go to Battambang as well.
The Holy Virgin at the entrance of the Apostolic Prefecture of Battambang
On February 21st and 22nd of this year, we were greeted in Battambang with a big hot storm, which made us appreciate even more the swimming-pool of Princess Marie’s La Villa, a charming little boutique hotel in the heart of Battambang historical centre, directed by the very kind and dynamic Corinne Darquey. We invited Father Kiké to have dinner there with us and he invited us to participate the day after in the Sunday Holy Mass celebration at the Apostolic Prefecture in Battambang, better known by locals as « Pet Yeay Chi » or Nuns’Hospital. We were absolutely enchanted all along that very Sunday : first, the Mass which was a very particular moment of joy and faith, with all these young girls and boys, singing and smiling at us. Then, we met Father Totet Banaynal, the vicar who is from the Philippines and speaks perfect Khmer, as well as Father Kiké by the way…
Father Totet proclaiming the Holy Gospel
Afterwards, both of them made us visit their little world, with the school rooms for the handicaped girls and boys they are taking care of. Some of them arrived to be introduced to us and we had many opportunities to talk and laugh altogether. We even went to disturb the young fellows who are living there and attending the university of Battambang, the proof that Jesuits, even in Cambodia, are always careful to maintain the high study level for their pupils.
With Olivier Michon and Vincenzo Grisostomi Travaglini, together with Father Kiké and some of his numerous pupils….
After these very moving moments shared with all the young ones, Father Kiké led us to have lunch in a very specific place, The Lonely Tree Café. What a surprise to be welcomed in Battambang with a delicious fresh Gazpacho, followed by tasty Tortillas and the whole, drinking such a good red wine from Rioja !!! Of course, we also had the Cambodian traditional « Loc Lac » Beef. Before going back to Siem Reap, Father Kiké gave each of us a magnificent cotton krama and made us promise to come back as soon as possible.
Needless to say that each of us was deeply touched by all we saw and felt on that blessed Sunday, but above all, love and kindness were always present. We actually lived what Sainte Thérèse de Lisieux has taught us :
“Ubi caritas et amor, Deus ibi est.”
“Where charity and love are, God is there.”
Thank you Father Kiké for all you did, do and will do for all of us, your Cambodian children, brothers and sisters !