
Author: Ravivaddhana
New Video! – La Spiritualità in Cambogia – Trailer
Trailer della nostra prossima produzione per Rahma Prod.
Nella Cambogia non vi è nussuna differenza fra vita spirituale e vita materiale. Ciò ne fa un luogo propizio per parlare du quella spiritualità che si presenta in modo differente secondo li paese e gli usi e costumi locali, ma che presenta una similarità in ogni luogo: la spiritualità aiuta l’individuo a rivenire al centro di se stesso e di riunirsi al divino.
SA il Principe Sisowath Ravivaddhana Monipong
Massimiliano Turci Produttori
Massimiliano Turci Camera, montaggio, regista
Vincenzo Grisostomi Travaglini messa in scena, regia
©Rahma Prod
Ringrazamenti:
SAR la Principessa Samdech Reach Botrei Preah Ream Norodom Boppha Devi
SAR la Principessa Samdech Sisowath Pongneary Monipong
SA il Principe Tesso Sisowath
SA la Principessa Chansita Sisowath
Agenzia di viaggio All Dreams Cambodia
Jacques Guichandut
Darith Nhieim
Rithy Panh
Fabienne Luco
Hotel Samsara Villa Phnom Penh e collaboratori
Lok Kru Proeung Chhieng (RUFA)
Neak…
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“Sì, tuona o cielo… Imperversate o turbini…”
“Sì, tuona o cielo… Imperversate o turbini…” recita Edgardo nel vortice d’emozioni della torre di Wolferag in “Lucia di Lammermoor”…. No! Non è la tempesta annunciata della farsa che alcuni mesi or sono vedeva protagonisti un’Orchestra e un Coro del Teatro dell’Opera che si dicevano licenziati con il “placet” del ministero, da un Campidoglio incompetente e da una sovrintendenza giustizialista … La stagione del Massimo romano si è fatta ed è in corso e la produzione del capolavoro di Donizetti (aprile 2015) ne è uno dei punti di forza. Orchestra e Coro, non più “licenziandi” a dimostrare quel che sembrava non si volesse capire, ovvero che le masse sono il cuore pulsante di un teatro d’Opera, ancor più se Fondazione e questi organismi quando ben guidati possono fare la differenza.

E così è stato con direttore e concertatore Roberto Abbado e con il maestro del coro Roberto Gabbiani. L’orchestra come non mai sotto la bacchetta dell’elegante, sensibile direttore ha vibrato con intensità espressiva. Tutto era esatto, nei tempi, nelle dinamiche, nelle accurate sfumature espressive; allo stesso tempo attento e partecipe alle esigenze vocali in quella fusione di un dialogo continuo fra palcoscenico e strumentazione dove le emozioni di tanto amore, tradimento e una iniziale oppressione di “ragion di stato”, si alternano scambievolmente in un discorso ricorrente e in un linguaggio, quello donizettiano, che da questo momento in poi segnerà l’evoluzione del melodramma italiano. Il bailamme di un universo tumultuoso accompagna l’alienazione di una mente che ritrova la sua armonia solo nei ricordi di un sentimento negato e il reintegro in orchestra della glassarmonica nella scena della “Pazzia” è stato episodio tra i più mirabili e coinvolgenti. Suggestione appassionante grazie anche all’interpretazione di uno dei due soprani previsti nell’avvicendarsi delle recite romane, il soprano Maria Grazia Schiavo, una giovane cantante che ha percorso le strade del Barocco e di quella che nacque come Nuova Compagnia del Canto Popolare; che di queste esperienze ha fatto scuola per affrontare questo impegnativo ruolo nel quale si è calata con sicurezza, passione e senza mai travalicare quei limiti che da esigenze belcantistiche sono traboccanti d’espressività romantica. Edgardo per eccellenza è il tenore spagnolo José Bros che dalla sua esperienza fa scaturire naturalezza e aderenza al personaggio. Sempre elegante, vocalmente generoso, partecipe.

Titolari dei due ruoli protagonistici sono, da citare, il tenore Stefano Secco e il soprano Jessica Pratt di cui hanno avuto modo di parlare le cronache romane. Con loro il baritono Marco Caria che probabilmente avrebbe trovato una ragione del suo personaggio con maggiore attenzione propria o dello staff responsabile di palcoscenico. Questa presentata all’Opera è stata una versione di “Lucia di Lammermoor” che si potrebbe definire filologica se queste termine sempre più non venisse equivocato con una inaridita aderenza al testo originario, bensì lo è stata nello spirito di ricreare musicalmente e nell’ambiente quelle intenzioni di quell’autore e di quel momento culturale che in quanto tale trascende l’epoca. Per rendere questo nella sua compiutezza si deve avere una compagnia adeguata in ogni sua parte e il basso Carlo Cigni (Raimondo) così come il secondo tenore Alessandro Liberatore (Arturo) erano ben lontani da un più coerente discorso d’insieme. Bene il Normanno di Andrea Giovannini. Complesso il ruolo che si è voluto attribuire ad Alisa (Simge Büyükedes) che in quest’opera di “lontananze”, per scelta scenica era una suora indifferente. Questo, dell’indifferenza, era il problema scenico di questa produzione, ovvero quello di un palcoscenico anonimo, grigio, impersonale. L’allestimento era stato affidato al genio di Luca Ronconi che come è noto è venuto a mancare lo scorso febbraio. Il progetto era stato, probabilmente, abbozzato e la realizzazione è stata affidata dopo la sua scomparsa a quello che è lecito pensare fosse il gruppo di lavoro voluto da Ronconi. Il risultato è stato deludente! Neanche un ricordo dell’arte ronconiana in una produzione che ricordava vagamente passati successi del celebre regista, ad esempio i “Dialoghi delle Carmelitane” di Georges Bernanos (1988) con le pareti ed elementi scenici intercambiabili e sarebbero possibili tanti altri riferimenti, relegati ahimè in una nostalgica, involontaria rievocazione avulsa da una qualsiasi attinenza con un progetto legato ad una nuova proposta. Ancora … si vedevano sbarre con dietro coristi in veste d’ “impazienti” in ospedale psichiatrico, ai lati della scena ancora una volta pubblico dell’epoca con costumi che si sarebbero detti di repertorio verdiano e pur sempre tristemente grigi; scenografia inutilmente macchinosa; luci rigidamente monocrome e crepuscolari, nessun intervento significativo che si potrebbe definire registico. Uno spettacolo, in conclusione, contraddittorio dove l’aspetto musicale ha trionfato, a differenza di quello visivo. Ricorderemo Ronconi per ben altri meriti! Per l’Opera di Roma il futuro è sempre nella speranza …
Vincenzo Grisostomi Travaglini
July 1964: HRH Princess Norodom Buppha Devi and Bruno Forsinetti’s fairy tale love story related in an Italian magazine

In summer 1964, HRH Princess Norodom Buppha Devi went on a successful tournée, following Her Father, HRH Prince Norodom Sihanouk in a State Visit in France. This was the first time the Royal Ballet of Cambodia was granted the Opera de Paris as a privileged stage, before the Theatre Sarah Bernhardt (Théâtre de la Ville nowadays).

Obviously, the Italian journalists’ attention was taken by the young couple, HRH Princess Norodom Buppha Devi and Bruno Forsinetti. They were young, beautiful and their story really resembled a fairy tale. Here is the article, which was published in « Tempo », n°29, 18 July 1964


My personal coat of arms
This is my personal coat of arms, which was designed by Marquis Giulio Vallini Celesti.
Descrizione dello stemma cosi come riportato nella XXXII° edizione dell’Annuario della Nobiltà Italiana, a cura del Direttore Andrea Borella :
“ARMA: di rosso alla spada posta in sommità di una pila formata da due ciotole cerimoniali, il tutto d’oro; alla fiamma del Sacro Aum d’oro guizzante dal centro della spada.
CIMIERO: una corona reale cambogiana
Ornamenti esteriori: dalla corona muove un manto dorato, gallonato d’oro, foderato di seta candida, con due ombrelli reali cerimoniali d’oro, ciascuno con cinque palchi, terminanti con una punta acuminata, decussati, accollati dietro lo scudo ed infilati nei nodi del manto: la corona è addestrata e sinistrata da due mani, moventi dai fianchi del cerchio più basso della corona, tenenti ciascuna una fronda vegetale contorta e rabescata in stile cambogiano, il tutto d’oro; lo scudo è accompagnato alla base da una corona formata da due rami di alloro verdi, decussati sotto la punta dello scudo.”
A very special person: His Excellency Bishop Enrique Figaredo Alvargonzalez

I already had the opportunity to introduce you His Excellency Bishop Enrique Figaredo Alvargonzalez, that we all call “Father Kiké” in Cambodia.
Having heard so much about Him, I was looking forward to my first encounter with such a special character and that was done on November 26th, 2014. It was a rainy evening and Father Kiké asked me to wait for him at the Jesuit Curia in Rome, near the Vatican. From there, I went with the Jesuit Bishop to my favourite « trattoria » Da Luigi, where we discussed a lot about Cambodia, the Catholic Church in Battambang, etc…

Very impressed by such a charismatic and interesting personality, I promised to myself that, as soon as it would be possible, I will pay a visit to Father Kiké in Battambang. It is my Dear Friends, Olivier and Edwige Michon, who gave me this lucky opportunity last February. We have decided for a long time that we would go back to Cambodia to celebrate their twentieth wedding anniversary and they found it a very good idea to go to Battambang as well.

On February 21st and 22nd of this year, we were greeted in Battambang with a big hot storm, which made us appreciate even more the swimming-pool of Princess Marie’s La Villa, a charming little boutique hotel in the heart of Battambang historical centre, directed by the very kind and dynamic Corinne Darquey. We invited Father Kiké to have dinner there with us and he invited us to participate the day after in the Sunday Holy Mass celebration at the Apostolic Prefecture in Battambang, better known by locals as « Pet Yeay Chi » or Nuns’Hospital. We were absolutely enchanted all along that very Sunday : first, the Mass which was a very particular moment of joy and faith, with all these young girls and boys, singing and smiling at us. Then, we met Father Totet Banaynal, the vicar who is from the Philippines and speaks perfect Khmer, as well as Father Kiké by the way…

Afterwards, both of them made us visit their little world, with the school rooms for the handicaped girls and boys they are taking care of. Some of them arrived to be introduced to us and we had many opportunities to talk and laugh altogether. We even went to disturb the young fellows who are living there and attending the university of Battambang, the proof that Jesuits, even in Cambodia, are always careful to maintain the high study level for their pupils.

After these very moving moments shared with all the young ones, Father Kiké led us to have lunch in a very specific place, The Lonely Tree Café. What a surprise to be welcomed in Battambang with a delicious fresh Gazpacho, followed by tasty Tortillas and the whole, drinking such a good red wine from Rioja !!! Of course, we also had the Cambodian traditional « Loc Lac » Beef. Before going back to Siem Reap, Father Kiké gave each of us a magnificent cotton krama and made us promise to come back as soon as possible.
Needless to say that each of us was deeply touched by all we saw and felt on that blessed Sunday, but above all, love and kindness were always present. We actually lived what Sainte Thérèse de Lisieux has taught us :
“Ubi caritas et amor, Deus ibi est.”
“Where charity and love are, God is there.”
Thank you Father Kiké for all you did, do and will do for all of us, your Cambodian children, brothers and sisters !
If you want to know more about the Lonely Tree Café, here is their website : http://thelonelytreecafe.com/Lonely_Tree_Cafe/Home.html
Démobilisation des Princes Sisowath Monireth et Sisowath Monipong

Entrefilet dans la rubrique des “nouvelles brèves” du Figaro du 1er Novembre 1940 au sujet de la démobilisation de mon grand-père, le Prince Sisowath Monipong et de son frère aîné, le Prince Héritier Sisowath Monireth

“Ancien élève de Saint-Cyr et sous-lieutenant au 1er Etranger, le Prince Sisowath Monireth, prince héritier du Cambodge et le Prince Sisowath Monipong qui s’était engagé dans l’aviation après avoir obtenu son brevet de pilote, viennent d’être démobilisés. Ils se sont tous deux retirés à Nice”

Le Roi Sisowath Monivong et Les Sables d’Olonnes à la Belle Epoque
« On se rappelle qu’en 1906, après son couronnement, le Roi du Cambodge, Sisowath, qui vient de décéder, avait fait un assez long voyage en France, qu’il était venu visiter sous la conduite officielle de l’ancien maire et député des Sables, M. Fernand Gautret, alors administrateur en Indochine.
Le Souverain était accompagné de son fils aîné, le Prince Monivong, qui comptait à peine la trentaine. Après le départ de son Père pour l’Extrême-Orient, le jeune Prince mit à profit son séjour en France pour y parfaire ses hautes études.
Il parlait déjà admirablement le français et d’esprit très ouvert et des plus cultivés, il s’ingéniait à découvrir et à assimiler toutes les finesses de notre langue. Il admirait sans réserve notre civilisation et nos institutions et s’adonnait plus encore à l’étude des arts et en particulier de notre archéologie.
Entre temps, il avait obtenu de notre gouvernement de compléter ses connaissances militaires. C’est ainsi qu’en Septembre 1907, il sortait de Saint-Maixent comme sous-lieutenant et qu’en cette qualité, il vint aux Sables à la fin de la « saison » en compagnie de son capitaine instructeur, M. Collet, qui lui avait été spécialement attaché pendant son passage en France.
Nous saluons dans la circonstance, la mémoire de ce brillant officier, qui chef de bataillon au moment de la guerre tombait pour la Patrie dès le début des hostilités.
Le Prince Monivong s’était installé avec la famille Collet dans la villa des Algues , sur le remblai. En son honneur, il y eut réception à la Sous-Préfecture, ou il tint les uns et les autres sous le charme de sa conversation et de son érudition.
Avant toutes autres stations, comme Deauville ou Biarritz, qu’on avait voulu lui faire connaître, il préférait notre plage et il s’y liait d’amitié avec nos compatriotes Lacouloumère et Mayeux, avec lesquels on pouvait les voir excursionner chaque jour, ou passer ses soirées au Grand Casino.
De caractère sérieux, mais d’une aménité charmante, ne disait-il pas avec humour à l’un d’eux, au moment de quitter notre ville : « Comment ne pas se plaire dans votre merveilleux pays, quand on y constate que l’Amour lui-même s’y est organisé comme perruquier », faisant ainsi allusion à la maison de coiffure de M. Lamour qui habitait place de l’Eglise, où il se faisait raser chaque matin.
Nous savons que le Prince Monivong a toujours conservé le meilleur souvenir des Sables.
Que Sa Majesté veuille donc bien nous permettre, à l’occasion de son avènement au trône du Cambodge, de lui formuler le plus respectueux hommage de nos vœux sincères de bonheur et de santé.
La population sablaise serait grandement honorée, si se rendant en France après son couronnement, le Prince Monivong comme autrefois, venait nous revisiter et se reposer chez nous. Nous lui ménagerions l’accueil le plus déférent et le plus enthousiaste, dû non seulement à cet insigne ami des Sables, mais plus encore à ce grand souverain colonial, fervent ami de la France »
Le Syndicat d’Initiative des Sables d’Olonnes in « La Vendée Républicaine », août 1927
Le Roi Sisowath Monivong et l’Ecole Militaire d’Infanterie de Saint-Maixent
« En 1906, le Prince Sisowath Monivong vient en France accompagnant son Père, le Roi Sisowath et séduit son entourage “par son affabilité, sa distinction et la largeur de son esprit”. Très attiré par la France, il souhaite y recevoir une éducation administrative et militaire. Son désir est exaucé par le gouvernement français qui l’admet le 19 juillet 1906 à l’Ecole Militaire d’Infanterie de Saint-Maixent.
Son arrivée au quartier Coiffé ne passe pas inaperçue ; il s’y présente « le crâne surmonté d’un gibus, vêtu d’un veston de smoking, égayé d’une fleur et ceint du traditionnel sampot à queue. Il est chaussé de souliers vernis et ses mollets sont gaînés de bas de soie noire ». Ayant reçu le matricule 9813, il partage le sort des 27ème et 28ème promotions « Centenaire d’Iéna » et « Casablanca ». Son incorporation pose toutefois un problème particulier car c’est le seul élève à n’avoir accompli aucun service militaire avant son entrée à l’école. En outre, s’il comprend un peu le français, il le parle très mal.

Pour pallier ces difficultés, le Lieutenant-Colonel Lavisse commandant l’EMI d étache auprès du Prince un conseiller particulier, le Capitaine Collet. Celui-ci a effectué la majeure partie de sa carrière dans les zouaves en Algérie. Le maître et l’élève se prennent rapidement d’amitié : s’ils fréquentent le terrain de manœuvres du Panier Fleuri, ils se rendent aussi très souvent à Paris en permission.
A l’issue de sa scolarité, le futur Roi du Cambodge est dispensé d’examen de sortie. Estimé « réservé, intelligent, très sérieux, laborieux, désireux de bien connaître la France pour laquelle il semble avoir un sentiment de reconnaissance et de dévouement », il reçoit un simple certificat d’aptitude. Le document atteste « qu’il a acquis les connaissances pratiques et théoriques pour exercer les fonctions de sous-lieutenant ». Le chef de corps ajoute qu’en recevant ainsi l’épaulette il pourra quitter honorablement l’école. L’élève officier Sisowath Monivong reçoit son premier galon le 24 mai 1908 et est affecté au 2ème RE.
De Phnom Penh, le Roi son père, émet alors le souhait que le nouveau sous-lieutenant continue à perfectionner son instruction administrative et militaire en métropole. Monivong sillonne donc tout le pays en compagnie du Capitaine Collet ; il est désigné pour accomplir un stage d’application notamment au 126ème RI de Brive. Le ministre de la guerre mute également le Capitaine Collet, promu chef de bataillon, dans ce régiment, affirmant que le sous-lieutenant Sisowath Monivong ne saurait se passer d’un guide et d’un conseiller aussi compétent et éclairé que l’officier de zouaves. Les deux amis vont alors mener dans la sous-préfecture corrézienne une vie d’autant plus agréable que leurs frais de séjour sont intégralement réglés par le ministère des colonies. Seule ombre au tableau à ce moment-là, le chef de corps du 2ème RE réclame son sous-lieutenant. L’état-major lui répond de continuer à le faire figurer sur les contrôles du régiment tout en lui faisant comprendre qu’il ne le rejoindra jamais.
Les meilleures choses ayant une fin, le Prince est rappelé par le Roi et doit regagner la capitale du Cambodge sans son camarade. Il obtient un congé illimité le 26 mai 1909 et va ainsi continuer à être porté sur les rôles de la Légion Etrangère jusqu’en 1917 sans accomplir un seul jour de service actif. Toutefois, en 1914, il veut aller se battre en France aux côtés de ses condisciples de Sanit-Maixent mais le Souverain, très âgé, le lui interdit. Il doit se contenter d’encourager le recrutement de volontaires khmers et de se faire « l’apôtre des emprunts de la Défense Nationale en faisant souscrire à son Père une somme d’un million de francs ».
La position statutaire du Prince Sisowath Monivong ne l’empêche nullement de bénéficier d’un avancement régulier. Il est ainsi nommé dans tous les grades jusqu’à celui de chef de bataillon qu’il atteint en 1921. Rayé des cadres en 1932, le Monarque, qui est monté sur le trône le 9 août 1927, reçoit les étoiles de Général de Brigade honoraire le 10 juillet 1934. Il est très fier de cette promotion et se fait abondamment photographier en tenue, coiffé du képi à feuilles de chêne. Il ordonne même d’édifier une statue le représentant en uniforme dans ses jardins de Kompong Speu. Quelques jours avant sa mort le 24 avril 1941 il se plaît encore à évoquer devant l’Amiral Decoux les heures joyeuses passées à Saint-Maixent et à Brive.
La carrière atypique du Souverain khmer, réglée par des impératifs diplomatiques et politiques, est certes très différente de celles des officiers indochinois de la même époque. Etant donné son caractère pittoresque, elle mérite cependant d’être contée. »
D’après l’article paru dans le « Bulletin de l’ANAI » (Association Nationale des Anciens et Amis de l’Indochine et du Souvenir Indochinois), Paris, 2ème trimestre 2000.
“Il principe cambogiano canta la musica di corte”
Articolo del Messaggero del 23 Maggio 2008 sul primo concerto di musica cambogiana, dato a Palazzo Farnese di Roma sull’iniziativa della Signora Sylvie de la Sablière, moglie dell’Ambasciatore di Francia
Il concerto è stato seguito di un cocktail nel Palazzo Farnese dove il vino servito era offerto dai miei amici Olivier et Edwige Michon.












