Author: Ravivaddhana
Fiori d’Oriente per Madama Butterfly al Rendano di Cosenza
MADAMA BUTTERFLY
TEATRO ALFONSO RENDANO, COSENZA
19 dicembre 2014

Il Teatro Rendano è un teatro di tradizione molto rinomato in Italia, che si trova nel cuore del Centro Storico di Cosenza in Calabria. Una regione, la Calabria, che è legata in qualche modo alla nostra Famiglia, alla dinastia Khmer, perché qui si volle fermare il mio antenato, il Re Sisowath in viaggio dalla Cambogia per Marsiglia, in occasione dell’Esposizione Coloniale del 1906. Era questa l’opportunità per presentare in Europa il Balletto Reale di Cambogia che si esibì in Francia, per la prima volta in Occidente. Come sappiamo, tra gli spettatori a Marsiglia vi era Giacomo Puccini che al pari di tanti altri artisti presenti, rimase impressionato da questa arte, musica e danza, dalla ritualità sacrale di una gestualità simbolica, sempre in melodica armonia. Ebbene, assistendo al Rendano di Cosenza alle prove di regia e musicali del così detto “duetto dei fiori” della “Madama Butterfly” ho ritrovato molto della nostra cultura, nello spargere dei petali di fiore, nel dilatarsi dell’attesa e nella speranza di un amore che si rivelerà fatale! Il mio antenato, fermandosi per un solo giorno, anzi poche ore, in terra di Calabria, ne rimase talmente affascinato che quando gli fu comunicato della distruzione causata del terremoto di Messina, volle contribuire generosamente alla ricostruzione di tanta rovina.

Veniamo al mio viaggio a Cosenza! La sera dello scorso 19 dicembre al Teatro Rendano, Direzione Artistica Lorenzo Parisi, è andata in scena proprio “Madama Butterfly” di Giacomo Puccini, sotto la direzione musicale di Alberto Hold-Garrido e con la regia del Marchese Vincenzo Grisostomi Travaglini de Fonseca. Nel ruolo di Cio-Cio-San, la luminosa e bellissima Cinzia Forte che ha incantato il pubblico con la sua interpretazione sensibile, piena di grazia e di riferimenti ad una tradizione orientale genuina. I ruoli di Suzuki, Sharpless, Pinkerton e Goro erano stati affidati ai vincitori del Concorso Internazionale per cantanti lirici “Maria Quintieri”, assegnati nell’ordine a Sunghee Shin, Valdis Jansons, Angelo Fiore e Nao Mashio. Questi hanno regalato con la loro freschezza e con il loro talento i rispettivi personaggi, sempre al servizio di un’opera molto difficile e piena di sfumature musicali. Gli altri solisti sono stati scelti con cura e devo confessare che almeno per quanto riguarda i ruoli di Kate Pinkerton (Annalisa Sprovieri), del Principe Yamadori (Antonio Barbagallo) e dello Zio Bonzo (Manrico Signorini), la bellezza dei cantanti era paragonabile alla loro abilità a sostenere il proprio ruolo, cioè alla perfezione !

Il Maestro Alberto Hold-Garrido, arrivato appositamente dalla Scandinavia per dirigere l’orchestra del Teatro Rendano, si è trovato di fronte ad una situazione molto particolare di un complesso orchestrale nel suo insieme ancora “giovane”, che si cimentava con un lavoro complesso, ma grazie alla sua abilità ed esperienza e al suo senso del teatro in musica il Maestro concertatore e direttore è riuscito ad amalgamare il tutto scavalcando le contingenze di un arco temporale troppo breve, che avrebbe richiesto maggiore attenzione nella composizione di un organico così come previsto dalla partitura. Risultato alfine meritevole, sempre al servizio della musica del Grande Puccini e della fama del Rendano di Cosenza. Il Coro “Francesco Cilea” veniva da Reggio Calabria, mi dicono molto conosciuto e avuto modo di apprezzarne la dedizione e musicalità, sotto la direzione di Bruno Tirotta.

Le scene magnifiche di Tiziana Fiorillo evocavano una casa tradizionale giapponese con un ponticello, adornato di un portico alla “moda di Kyoto” dal quale Cio-Cio-San vedrà la nave di Pinkerton tornare a Nagasaki, dopo tre anni di assenza. I costumi sontuosi di Fabrizio Onali ed Otello Camponeschi hanno rapito lo spettatore in un universo di seta colorata, di ricami e di tessuti preziosi, provenienti della lontana Asia.

Ho avuto la fortuna di poter partecipare all’ultima settimana di prova con il Maestro Vincenzo Grisostomi Travaglini e del suo “Magic Team”: Giovanni Pirandello per le luci, incantevoli ed affascinanti come sempre, e l’assistente regista, efficace e discreto, Francesco Liuzi, sotto lo sguardo sempre benevolente di Luigia Pastore Fiorentino, Direttore Amministrativo del Teatro Rendano, ma soprattutto un’amica con un cuore generoso e fedele, mai rinnegato. Con noi, sempre attenta e partecipe, una squadra di giovani figuranti volontari adorabili (posso citare Salvatore Sposato, Matteo Coschignano, Andrea Carbone, Tommaso Caruso e tanti altri..) che si sono dimostrati all’altezza delle esigenze di una regia rigorosa e dinamica.

Per terminare, lascio la parola al regista, Vincenzo Grisostomi Travaglini de Fonseca, che ha firmato una “Butterfly” sublime di maestà e di riferimenti all’Oriente, cosi caro al cuore di Giacomo Puccini:
«Si parla spesso di innovazione, di prodotti “personalizzati” ma a volte si abusa di questi termini, nel senso che l’opera lirica è una forma d’arte del tutto particolare rispetto alle altre. È l’unica ad aver bisogno, per essere fruita dal pubblico, di una mediazione, che è quella incarnata da tutti gli interpreti, dal direttore d’orchestra, dal regista, i solisti, l’orchestra, il coro e tutto il personale che vi lavora. Tutto questo è già un’attualizzazione di per sé, perché cogliere gli umori, le sensibilità che stanno dietro a una qualsiasi iniziativa, gesto, sguardo o canto che sia, fa sì che ogni produzione sia a sé stante, diversa, attuale. Certamente, c’è poi la parte del regista, che lavora sempre in stretta collaborazione con il direttore d’orchestra, un’impronta che deve nascere all’interno di quella che è stata a sua volta la genesi dell’opera, per comprendere tutto quello che ci può essere dietro, alla base e alla fonte di ciò che ha contribuito ad accendere in Puccini quella scintilla emotiva che per lui era essenziale, per creare e comporre. La “Butterfly” è in qualche modo un dipinto musicale allineato con le esperienze di tutti quei compositori come Ravel, Debussy, Saint Saens e Puccini stesso, attratti dagli echi dell’Oriente. Di questo orientalismo Puccini si interessò e si informò in maniera precisissima, determinando l’accensione della sua poetica nei confronti di un amore impossibile e ideale e che, dopo essere stato cercato, per colpa di incompatibilità e di disattenzione da parte di qualcuno, si perde. E questa frattura la trasferisce nel rapporto Occidente-Oriente, nell’orchestra così come nel libretto e nell’insieme, quindi, nell’interpretazione».

N.B. Molte foto sono dell’amica Iole Brogno che ringrazio con amichevole affetto.
Un pensiero del Maestro Vincenzo Grisostomi Travaglini sulla situazione del Teatro dell’Opera di Roma
Tragedia Lirica con prologo, atti imprecisati e senza epilogo!!!
Prendo l’occasione dalle manifestazioni che si sono svolte a Roma e nella protesta che ha visto quale bersaglio il sindaco di una Roma Capitale che nel prestigio è capitale, ahimè, solo di nome. I problemi che vengono denunciati dagli abitanti di molti quartieri romani vengono contestati a gran voce nelle strade e nelle piazze … Io, in queste poche righe, vorrei tornare a una piazza dimenticata per un argomento che, nonostante le tante delusioni, non riesce a lasciarmi indifferente e mi coinvolge emotivamente. In una domenica “ecologica” piovosa e ventosa che di ecologico richiederebbe solamente la differenziata dell’amministrazione capitolina passo per piazza Gigli dove s’impone un orrendo striscione che pubblicizza la prossima stagione del Teatro dell’Opera. La grafica scelta da qualche tempo dalla Fondazione Lirica è lo specchio del cattivo gusto generalizzato della sua gestione. Scomparsa “Aida” quale spettacolo inaugurale, sostituita con una produzione di “Rusalka” si pone giustificata la domanda di come all’Opera di Roma si possa realizzare una stagione lirica senza Orchestra e senza Coro. Risuonano quindi,nel silenzio di una piazza deserta, gli echi stonati delle tante dichiarazioni inverosimili di Sindaco e Sovrintendente … Un venticello domenicale, ben più impertinente del tipico Ponentino, s’insinua allora fugando lo sdegno, sussurrando sentiti dire e suggerisce impertinente che tutto il livore degli amministratori a cui il Teatro risponde con minacce di chiusura e licenziamenti non era altro che una “messa in scena” o meglio un’intimidazione che sopperiva all’incapacità di risolvere altrimenti una condizione di degrado. Dell’impossibilità di risolvere altrimenti una situazione innegabilmente critica di un’istituzione, quella della Fondazione Teatro dell’Opera di Roma che non oggi, ma da decenni, si sarebbe dovuta affrontare con una seria riforma, con capacità e competenza! «Se vogliamo che tutto rimanga come è, bisogna che tutto cambi» … recitano le nobili parole del Principe di Lampedusa, ma qui di “gattopardesco”, di autorevole, si ravvisa ben poco. Se il venticello dicesse la verità, ovvero che nel silenzio di un’Opera avvilita si vorrà trovare un accordo con Orchestra e Coro, si procederà ad una riassunzione per motivi che non mi è dato sapere, così come pretestuosi erano quelli del licenziamento, in questo caso resterebbero solo le dichiarazioni di Sindaco e Sovrintendente che nelle loro affermazioni azzardate e fuori luogo, per coerenza, dovrebbero dimettersi. Se si volesse riscrivere la partitura di “Pierino e il Lupo” a loro sarebbe dedicata la sezione dei tromboni!!! I problemi del Sindaco sono ben altri e speriamo che vengano risolti nelle sedi competenti, al fine di arrestare un degrado della Città così come non si era mai visto. Per il sovrintendente, dopo la gestione del Petruzzelli, dove non sembra aver lasciato un buon ricordo, si potrebbe promuoverlo nuovamente e magari nominarlo alla Scala di Milano, dove al sovrintendente Pereira è stato chiesto di dimettersi al termine dell’Expo 2015 a causa di episodi non certo edificanti. In Italia per far carriera bisogna distinguersi in negativo e quindi il fine naturale sarebbe il Massimo milanese. Non è tutto, se il venticello sempre irriverente dicesse la verità si ventilerebbe per Roma anche il rientro del “Maestro” che da fiero paladino dei propri interessi non aveva esitato a lanciare la scomunica sulla Città Eterna dall’alto del superbo podio (e con carta intestata) della Chicago Symphony Orchestra!
Venticello romano impertinente, spero proprio che i tuoi sussurri siano menzogneri e che venga risparmiata alla Capitale questa ulteriore “vergogna”!!! Per non essere equivocato, non la “vergogna” di garantire una sia pur zoppicante stagione lirica, avvenimento al contrario auspicato, ma quello di confermarci nella mediocrità dei nostri amministratori.
Oggi a Roma piove, speriamo non segua la tempesta…Roma: “Città Eterna”, nonostante tutto!!!
Souvenirs des Cérémonies commémorant le dixième anniversaire du Couronnement de Sa Majesté le Roi Preah Bat Samdech Preah Boromneath Norodom Sihamoni du Cambodge
En ce mardi 28 octobre 2014, le soleil dardait ses rayons d’or à travers la Porte de la Victoire et illuminait de sa lumière éclatante la Salle du Trône ou Preah Tineang Tevea Vinicchay. Je hâtais le pas en gravissant les marches de l’escalier du côté Sud pour aller retrouver ma tante, Son Altesse Royale la Princesse Samdech Sisowath Pongneary Monipong (que dans la famille nous appelons affectueusement Tante Lolotte, héritage de son passage chez les sœurs de la Providence quand elle étudiait dans cette prestigieuse institution religieuse de Phnom Penh) qui m’attendait un grand sourire aux lèvres. Elle me conduisit à ma place, tout près du fauteuil doré où prendrait place dans quelques instants Sa Majesté la Reine-Mère.

Arrivèrent peu de temps après moi, les deux Chefs des deux ordres bouddhiques du Royaume, Mohanikay et Thommayut, et la multitude de bonzes dont le nombre correspondait à l’âge du Souverain plus un : ils étaient donc soixante-deux. Puis les Grands Princes et Princesses, à qui le Roi avait conféré le prédicat de « Samdech » en plus de celui d’Altesse Royale. Nombres d’entre eux me gratifièrent de chaleureuses embrassades et me demandèrent des nouvelles de mon père, demeuré à Paris pour se soigner.

Résonnèrent enfin les conques des Bakous et Sa Majesté le Roi arriva par la porte Nord qui donne sur le Palais Khemarin, Résidence Royale. Sa Majesté alluma les bougies et les baguettes d’encens devant chacun des bustes des Rois et Reines qui l’ont précédé et ce, jusqu’au Roi Ang Duong. Il alla ensuite se recueillir dans la Chapelle Royale à droite du Trône avant de saluer les Grands Dignitaires du Royaume ainsi que les Grands Princes et Princesses ayant reçu le titre de « Samdech ». Les bonzes commencèrent alors à réciter leurs litanies pour appeler la chance et la victoire sur le Souverain. Vint alors le tour des Brahmanes qui, après avoir consacré l’eau lustrale dont le Roi se baigna le front, Lui remirent une feuille sacrée que le Souverain prendra soin de mettre autour de son oreille droite.
A l’issue de la cérémonie, le Roi, la Reine-Mère, les Grands Dignitaires du Royaume ainsi que les membres de la Famille Royale sont invités à faire l’offrande des victuailles à tous les Vénérables présents. C’est Son Altesse Royale la Princesse Samdech Reach Botrei Preah Ream Norodom Buppha Devi qui me poussa littéralement à prendre place dans le rang des Princes qui distribuent les offrandes et c’est ainsi que je m’acquittai de ce devoir filial pour la première fois de ma vie dans ce lieu ô combien sacré, grâce à l’intervention affectueuse mais néanmoins autoritaire de ma très respectée cousine.
L’après-midi même, le Roi recevait les vœux du Gouvernement, des Corps Constitués ainsi que du Corps Diplomatique. Seuls les « Samdech » de la Famille Royale furent conviés et c’est Son Altesse Royale la Princesse Samdech Reach Botrei Preah Ream Norodom Buppha Devi qui présenta les vœux de la Famille Royale au Souverain.
Nous nous retrouvâmes le lendemain matin très tôt à 7h30 du matin au Pavillon Chanchhaya, où devait se tenir le grand meeting populaire avec l’hommage des forces armées royales et de la Société Civile. Je retrouvais avec beaucoup de joie les jolies danseuses du Ballet Royal, ma grande amie, Neak Kru Sam Sattya et l’ex-danseuse étoile, Menh Kossiny, désormais secrétaire d’état à la culture, entamant son second mandat, fait suffisamment rare pour être souligné ! Il faisait une chaleur de plomb malgré l’heure matinale et nous fûmes désolés de voir trois jeunes scouts du Cambodge s’évanouir l’un après l’autre du fait de la température torride. La Danse des Souhaits fut comme d’habitude gracieuse et très applaudie. Le discours lu par le Gouverneur de la Ville de Phnom Penh, convenu et sans surprise. Le Roi répondit avec élégance et grande simplicité en louant l’héritage de Feue Sa Majesté le Roi-Père et encouragea la Nation toute entière à continuer ses efforts sur le chemin de la paix et du développement.
Après maintes embrassades et retrouvailles chaleureuses, ma grand-tante, Son Altesse Royale la Princesse Sisowath Ayravady convia quelques cousins triés sur le volet pour un petit déjeuner très apprécié (nous n’avions rien avalé depuis le matin) dans un des meilleurs restaurants chinois de la ville : le Yisang. Nous eûmes la surprise d’y retrouver Son Altesse Royale le Prince Samdech Krom Preah Norodom Ranariddh qui, Lui aussi, y déjeunait en famille en compagnie de sa jeune et ravissante épouse, Neak Moneang Phalla et de leur dernier fils. Nous nous régalâmes de bouchées à la vapeur à la mode de Canton ou Dim Sum ainsi que de nombreuses délicatesses comme les pattes de poulet à la sauce de soja et les raviolis à la vapeur au porc laqué… Nous nous tînmes légers car à 16h30 nous attendait la dernière cérémonie rituelle, celle de l’ondoiement royal.
Puisque nous étions mercredi, les sampots à queue ou Kben se devaient être de couleur « sileap » ou vert d’algue (la veille, ils étaient de couleur violette, couleur du mardi). Les membres de la Famille Royale furent invités à prendre place à la droite du « Bossbok » (littéralement « nid Royal ») alors que le clergé bouddhique prenait place de l’autre côté. Sur le « sagrato » de l’escalier de la Salle du Trône se tenait l’autel bouddhique et brahmanique, respectant la tradition du syncrétisme khmer avec en vis-à-vis Leurs Saintetés des Ordres Thommayut et Mohanikay et les Bakous du Palais. Après avoir rendu grâce aux divinités protectrices du Royaume et du Trône, le Roi apparut enfin, majestueux et très souriant dans un habit immaculé, les pieds nus, une longue écharpe de soie plissé lui laissant libre une épaule. Il gravit ensuite les marches du Bossbok où au son des conques et du « Sathukar » il reçut des mains de Leurs Saintetés et de Sa Majesté la Reine-Mère l’hommage de l’eau lustrale, qui comme le veut la tradition, fut portée à Phnom Penh de la montagne sacrée de Phnom Kulen, non loin d’Angkor…
Château Livran à la Villa Médicis: Honneur à Bacchus dans les bas-fonds de la Rome du vice et du baroque

Hier soir, lundi 6 octobre 2014, se tenait l’inauguration de l’exposition “Les Bas-fonds du Baroque: La Rome du vice et de la misère” à l’Académie de France à Rome sur la Colline du Pincio, dans ce lieu magique qu’est la Villa Médicis. Mes amis, Edwige et Olivier Michon qui sont les seuls mécènes privés de cette prestigieuse institution, hélas, n’ont pu venir assister à l’événement car les vendanges commençaient ce jour-là en leur domaine de Château Livran. Outre leur soutien fidèle depuis de nombreuses années, ils avaient décidé d’offrir quelques bouteilles de leur divin breuvage pour combler les papilles expertes des quelque cent trente convives privilégiés au dîner de gala qui suivit le vernissage.
Edwige et Olivier Michon avaient délégué à votre serviteur et au Marquis Vincenzo Grisostomi Travaglini le soin de les représenter à cette occasion. Au menu, feuilleté aux artichauts, risotto aux fruits de mer, rôti de veau accompagné de pêches poëlées et fricassées de champignons qui précédaient une farandole de desserts et de mignardises à la hauteur de la réputation de ce lieu d’exception.
Le Directeur, Eric de Chassey, ne tarit pas d’éloges à propos de Château Livran, me confiant personnellement combien il avait été touché par la délicate attention que mes amis avaient eue à son endroit en envoyant cette contribution précieuse aux reflets scintillants du rubis médocain. Il faut dire que la grâce de ce millésime 2010 de Château Livran n’avait d’égale que son élégance et sa structure, à la fois sophistiquée mais accessible aux palais des néophytes. Les invités, grands noms du monde des arts, de la culture et de la presse ont apprécié à sa juste valeur ce nectar incomparable, qui était servi pour la première fois dans le Palais du Cardinal.


Il y avait là la Princesse Valentina Moncada, célèbre galeriste de Rome et son cortège d’amis et d’admirateurs, Son Excellence l’Ambassadeur Stefano Palumbo et sa ravissante épouse Valérie, le scénographe et metteur en scène d’opéra Pier Luigi Pizzi, le fameux éditeur, Guido Talarico et sa charmante femme, Sophie, Thadée Kosslowski de Rola, dont le père, le Grand Balthus, nommé par Malraux à la tête de la Villa, lui a donné une impulsion originale qui se ressent encore aujourd’hui, etc…

Jusque tard dans la soirée, les murs du Grand Salon résonnèrent des éclats de rire des amis de la Villa, qui avaient entre temps lié conversation avec les pensionnaires fraîchement arrivées la semaine précédente. La Pleine Lune resplendissait impassible sur la Cité Eternelle alanguie sous les étoiles et Mercure, côté jardin, continuait sa course vers le firmament dans sa célèbre vasque, avec à ses pieds, la raison d’être de tant d’allégresse partagée : Château Livran 2010.
Merci Edwige et Olivier !
Opera di Roma: il parere del Maestro Vincenzo Grisostomi Travaglini
“Ribalta spenta, sipario abbassato, ma al Teatro dell’Opera di Roma la farsa continua ed è tragedia. In sintesi, pur riconoscendo che Orchestra e Coro del Teatro dell’Opera di Roma negli anni avevano accumulato tutta una serie di agevolazioni contrattuali oggi insostenibili, quali la turnazione (Orchestra), oggi non più giustificabili, che i sindacati dell’Opera hanno agito (spesso) in modo sconsiderato, sono convinto che tutto quello che è avvenuto è stato usato non per colpa di maestranze, masse artistiche e tecniche, ma da una dirigenza da troppi anni inadeguata. Le Fondazioni sono da riformare, signor Ministro, tutti noi ne siamo convinti, ma non con atti sconsiderati e plateali a cui sono seguite dichiarazioni, ahimè supportate da organi d’informazione a dir poco in cattiva fede e disinformati (incompetenti). Taciamo sugli “starnazzamenti” televisivi in formato “massaia tronista”, con tutto il rispetto per vere massaie. Ad esempio sull’indennità di Caracalla, giustificata per gli orchestrali e per il degrado degli strumenti (con l’umidità gli “archi” -violini, viole, violoncelli e contrabbassi- possono subire danni e le spese sono a carico del singolo professore che dello strumento è proprietario e anche per le altre sezioni), ma ingiustificata ad esempio per gli amministrativi, in soprannumero che certo non ne avrebbero diritto e a cui da decenni viene riconosciuta. Sono problematiche in piedi, lo ripeto, da decenni e decenni e solo oggi e quindi strumentalmente ce se ne accorge e le si denuncia con pubblico scandalo. Anche riguardo l’ osannato maestro Muti, mi si lasci dissentire sulle tante lacrime versate, non credo che sia stata la sua fuga a provocare la caduta della mannaia su Orchestra e Coro, ma al contrario che il Maestro, come ho già avuto modo di notare, con la propria “ritirata” abbia fornito ai politici un alibi mediatico per quanto era stato già deciso di fare. Muti scrive la sua lettera d’addio su carta intestata della Chicago Symphony Orchestra, una scelta di dubbio gusto e non casuale, ma bensi un messaggio di chi, dall’alto del podio di una delle più prestigiose orchestre sinfoniche del mondo, afferma la sua superiorità! Licenziamenti? Sicuramente necessari, ma non quelli di Orchestra e Coro, ma responsabilità del sovraintendente e della dirigenza tutta, signor Ministro e responsabilità del Sindaco di Roma che del Consiglio d’amministrazione è presidente, le cui dichiarazioni senza senso che mi rifiuto anche di commentare, proclamate dall’alto del Campidoglio, se non assurde e tragiche, sarebbero comiche.”
Visite privée dans les Marches de Son Altesse Royale la Princesse Maria-Pia de Savoie en compagnie de son époux, Son Altesse Royale le Prince Michel de Bourbon-Parme du 15 au 18 septembre 2014
Ce début du mois de septembre 2014 fut riche en événements importants et en rencontres extraordinaires. Après avoir entendu le Maestro Giuseppe Albanese à Camerino, fait la connaissance de Madame Ilias Lalounis à Mykonos et, enfin, après avoir écouté Mozart dirigé par René Jacobs à Pérouse, je me rendis dans les Marches à nouveau, à l’invitation de ma très chère amie, la Princesse Giulia Pignatelli Panichi Seghetti, et de sa fille, la Princesse Stefania Pignatelli Aragona Cortès (à la ville, Madame Benedict Gladstone, de la famille du célèbre ministre de la Reine Victoria) en leur ravissante demeure de Castel di Lama, à deux pas d’Ascoli Piceno, transformée en relais château de manière très réussie, grâce à la collaboration d’une équipe jeune et dynamique, respectueuse du riche patrimoine historique des Marches et toujours à la recherche de l’excellence dans tous les domaines.

L’événement est de taille car on y accueille aujourd’hui Son Altesse Royale la Princesse Maria Pia de Savoie en compagnie de son mari, Son Altesse Royale le Prince Michel de Bourbon Parme. Avec eux, le très élégant Antony Underwood et sa charmante épouse Mary qui avaient eu l’ingénieuse idée d’emmener une bande d’amis aussi différents que divertissants de Palm Beach en Floride, où résident les Princes une partie de l’année.

Après avoir régalé ses hôtes avec une soirée de bienvenue dans les cuisines de la gentilhommière, bercée par les accents napolitains des sérénades du fameux Mario Mio, la Princesse Giulia les avait ensuite invités à un dîner gastronomique au Borgo Seghetti Panichi où un charmant violoniste avait lui aussi accompagné de sa douce musique les agapes délicieuses. Puis vint le moment de la soirée de gala, où je pus me rendre, fraîchement débarqué de Mykonos.

Pour honorer la maîtresse de maison, j’avais opté pour la tenue de cour traditionnelle à la khmère en troquant la blancheur immaculée du dolman pour un tissu sombre, plus adapté à une soirée de gala à l’occidentale. Etant donné que le dîner avait lieu un mercredi, je pris donc le soin de prendre mon kben de soie couleur « sileap » ou vert d’algue qui est un vert à reflets rouges. Je me fis aider pour l’élaboration du « sampot à queue » par le Marquis Vincenzo Grisostomi Travaglini, qui démontra une fois de plus son habileté à s’adapter aux mœurs khmères et à leurs coutumes parfois déconcertantes.

La personnalité de la Princesse Maria-Pia est empreinte de grâce et de douceur, teintée de cette ombre mélancolique commune à celles et ceux qui connurent la souffrance de l’exil. Sa conversation fut exquise et elle ne tarit pas d’éloges sur les Marches, l’accueil chaleureux dont elle fut l’objet et bien évidemment, la Princesse Giulia était au centre de ses louanges.

Le Prince Michel, quant à lui, apprécia davantage les produits du terroir, en plaisantant agréablement avec les dames, au premier rang desquelles la jeune et ravissante Princesse Stefania Pignatelli, enceinte de sept mois et toujours aussi fraîche et jolie. Ce Prince m’a toujours impressionné par sa vie qui se ressemble plus à un épisode de James Bond qu’à un chapitre de Saint-Simon et je fus vraiment très heureux et très fier d’avoir pu côtoyer un héros de ma jeunesse, ayant lu son livre « Un prince dans la tourmente ». La Princesse Maria-Pia a également présenté son ouvrage la veille à un public choisi venu d’Ascoli Piceno et de ses environs et ce fut avec une grande émotion que je feuilletai son livre qu’elle m’a très aimablement dédicacé.
Nous terminâmes notre séjour par une visite guidée par la Princesse Giulia Pignatelli en personne de son merveilleux jardin bio-énergétique, créé à la fin du dix-neuvième siècle par Monsieur Winter. La Princesse Maria-Pia et ses amies américaines se montrèrent fort intéressées par l’argument et c’est ainsi que nous les laissâmes repartir pour Rome où d’autres mondanités les attendaient, notamment au Circolo della Caccia, l’équivalent du « Jockey-Club » de la Ville Eternelle.
Aujourd’hui, 24 septembre, est le jour de l’anniversaire de la Princesse Maria Pia qui fête ses quatre fois vingt ans. Gageons que cette nouvelle décennie qui s’ouvre à Son Altesse Royale sera riche en bonheur et rencontres intéressantes et qu’elle nous La ramènera très prochainement en Italie.

“Prachum Ben” ou célébration des ancêtres défunts au Palais Royal de Phnom Penh

Lundi 22 septembre 2014 commencèrent les cérémonies qui clotûrent la période de célébration des défunts « Kann Ben » qui aura son point culminant avec les rassemblement des « Ben » ou boulettes de riz le dernier jour dit « Prachum Ben » ou « Pchum Ben ».
Cette année, c’est ma tante, Son Altesse Royale la Princesse Samdech Sisowath Pongneary Monipong qui a le privilège de présider les cérémonies au Palais Royal, remplaçant Sa Majesté le Roi Norodom Sihamoni qui se trouve actuellement à Beijing.

Ce matin, Son Altesse Royale la Princesse Samdech Sisowath Pongneary Monipong, avec les membres de la Famille Royale présents à Phnom Penh, assistèrent à la récitation des stances bouddhiques par les deux chefs des deux ordres bouddhiques Thommayut et Mohanikay, ainsi que des principaux chez de bonzes des monastères de la Capitale. Ces stances préludèrent aux cérémonies plus traditionnellement brahmaniques où le Chef des Bakous implora les mânes royaux d’accepter les offrandes qui vont leur être faites. S’ensuit l’offrande de repas faite aux Bonzes.
Le soir, c’est la présentation des offrandes de fruits, de fleurs et de nourriture à travers deux grandes tables, qui se terminent en lit de repos avec deux grands coussins en brocart d’or et d’argent. Son Altesse Royale la Princesse Samdech Sisowath Pongneary Monipong allume alors les « bayseys » ou chandelles rituelles au-dessus de chaque plat, juste après avoir fait l’offrande de jasmin aux bustes des Souverains en remontant jusque Sa Majesté Ang Duong.
Ensuite vient le rite du « Chak Teuk Daung » ou « verser le jus de coco » qui est propre à la Famille Royale et qui symbolise les libations en l’honneur des Esprits des Rois et des Reines défunts et tous les membres de la Famille Royale présents sont invités à faire de même.

Devant la Salle du Trône a été disposé une sorte de palanquin en forme de navire-naga, qui portera les âmes royales venues en visite cette nuit rejoindre les eaux sacrées des Quatres Bras des fleuves devant le Palais Royal le lendemain.

Je tiens à remercier très chaleureusement mon cousin, le Prince Norodom Buddhapong, pour les magnifiques photos qui m’ont permis d’illustrer de manière si complète cet article bref sur une des fêtes les plus importantes du Calendrier Royal Khmer.
Riccardo Muti lascia l’Opera di Roma: il parere del Maestro Vincenzo Grisostomi Travaglini
“Il piatto d’avanzi raffermi dell’Opera di Roma non sazia più gli appetiti della famiglia Muti. L’augurio è che nella prossima stagione potremo, forse, ascoltare le “Nozze di Figaro” di Mozart in un’orchestrazione meno “imbalsamata” e legata ad ideologismi pseudo critici revisionisti che poco si addicono al genio di Mozart. Resta l’amarezza che difficilmente il Teatro dell’Opera, pur un tempo prestigioso, potrà vantare in una direzione artistica/musicale all’ altezza di quella che dovrebbe esigere per tradizione e cultura. “Roma Capitale”, più di nome che di fatto dove l’Amministrazione capitolina sembra solo volersi interessare a rendere impossibile la vita dei cittadini, con aumenti di tariffe scriteriati a fronte di servizi sempre più scadenti. Per fortuna la Fondazione dell’Accademia Nazionale di Santa Cecilia, veramente “autonoma” nella gestione dei concerti, colma il vuoto di musica di Roma, ma il nostro augurio è che la sala del Costanzi, si spera scongiurato lo spettro della chiusura, torni a svolgere quel ruolo che gli spetterebbe. Roma capitale? Mi trovo spesso a farmi questa domanda senza trovare risposta!!!”
Vincenzo Grisostomi Travaglini, Roma, il 21 settembre 2014
Mykonos, septembre 2014: Rencontre avec une grande dame, Madame Ilias Lalaounis, née Lila Altzitzoglou

Mykonos, ce n’est pas seulement une île où l’on se prélasse au soleil le long de plages rocheuses ou de sable fin, avant de plonger dans les eaux turquoises de la mer des Cyclades…C’est aussi un endroit extraordinaire où les rayons du soleil couchant viennent lécher de leurs flammes écarlates et dorées les façades immaculées de ces traditionnelles maisons grecques aux volets bleus… C’est exactement au moment du coucher du soleil, alors que je flânais tranquillement dans les rues de Chora que je m’arrête comme d’habitude chez mon ami, Edward Prendergast, qui est le vendeur en chef de la boutique Lalaounis de l’île et près de lui, une dame, élégante et très distinguée, qui n’est autre que Madame Ilias Lalaounis.
J’avais appris le décès du grand joaillier peu de temps après Noël dernière et je savais qu’elle avait surmonté l’épreuve de la maladie, puis de la disparition de son mari avec la classe et la dignité qui la caractérisent. Nous engageâmes alors une très agréable conversation au cours de laquelle nous nous découvrons des amies et connaissances communes. Elle m’offre avec grâce un verre de vin blanc de Santorin et je lui demande la permission de prendre une photo afin de la partager avec mes amis sur le blog que vous connaissez. Elle accepte volontiers. Nous nous quittâmes bientôt, très cordialement et je lus dans ces yeux ce brin de nostalgie teinté de douceur qui caractérise si bien son caractère affable et avenant. J’ai bien de la chance de pouvoir rencontrer des personnes de qualité et de grande culture comme cette grande dame, dans une île réputée frivole et artificielle. Ce doit être la proximité de Delos, car pour moi, Mykonos a toujours été le symbole de l’équilibre entre l’ombre et la lumière, réunissant en elle les énergies primordiales des éléments de la nature.


















