Cena cambogiana al Kursaal di Lucio Sestili ad Ascoli Piceno o la gioia di condividere musica e cibo reale con i miei amici Marchigiani

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     Vorrei ringraziare calorosamente tutti i miei amici del Kursaal per la loro gioiosa collaborazione, uno staff con il quale mi sono sentito in “famiglia”, cosī come nelle cucine del Palazzo e così come per lungo tempo in Francia, dove al limite del giardino della nostra casa era segnato il confine ideale tra un mondo esterno e la partecipazione e il calore delle nostre tradizioni più care. Musica, canto e cucina con i sapori di Cambogia, un’arte che abbiamo ieri sera condiviso nel segno della più genuina ospitalità Marchigiana. Sara e Simona, Riccardo e con loro la deliziosa, competente e petulante Rita, Monica in una sua rinnovata esperienza nella cucina asiatica, l’affascinante Grazia e la forza tranquilla e sempre sorridente di Philip. Cosa chiedere di più, caro Lucio, sempre attento e misericordioso nell’esaudire ogni desiderio… Ed il nostro desiderio, di Vincenzo e mio, è di ritrovarci presto insieme, nella “generosa” Famiglia del Kursaal, con immutato affetto. Magari, perché no … allietati dalla promessa di una succulenta anatra in umido e buon vino.

http://www.fotospot.it/2015/10/22/50413/a-cena-con-il-principe-ravi/

I Lombardi allo Sferisterio di Macerata nel 2010 : Ricordo di una serata magica !

Articolo di Alessio Ruta nel Corriere dell'Adriatico del 2 Agosto 2010
Articolo di Alessio Ruta nel Corriere dell’Adriatico del 2 Agosto 2010

“Sì, tuona o cielo… Imperversate o turbini…”

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“Sì, tuona o cielo… Imperversate o turbini…” recita Edgardo nel vortice d’emozioni della torre di Wolferag in “Lucia di Lammermoor”…. No! Non è la tempesta annunciata della farsa che alcuni mesi or sono vedeva protagonisti un’Orchestra e un Coro del Teatro dell’Opera che si dicevano licenziati con il “placet” del ministero, da un Campidoglio incompetente e da una sovrintendenza giustizialista … La stagione del Massimo romano si è fatta ed è in corso e la produzione del capolavoro di Donizetti (aprile 2015) ne è uno dei punti di forza. Orchestra e Coro, non più “licenziandi” a dimostrare quel che sembrava non si volesse capire, ovvero che le masse sono il cuore pulsante di un teatro d’Opera, ancor più se Fondazione e questi organismi quando ben guidati possono fare la differenza.

Gaetano Donizetti
Gaetano Donizetti

E così è stato con direttore e concertatore Roberto Abbado e con il maestro del coro Roberto Gabbiani. L’orchestra come non mai sotto la bacchetta dell’elegante, sensibile direttore ha vibrato con intensità espressiva. Tutto era esatto, nei tempi, nelle dinamiche, nelle accurate sfumature espressive; allo stesso tempo attento e partecipe alle esigenze vocali in quella fusione di un dialogo continuo fra palcoscenico e strumentazione dove le emozioni di tanto amore, tradimento e una iniziale oppressione di “ragion di stato”, si alternano scambievolmente in un discorso ricorrente e in un linguaggio, quello donizettiano, che da questo momento in poi segnerà l’evoluzione del melodramma italiano. Il bailamme di un universo tumultuoso accompagna l’alienazione di una mente che ritrova la sua armonia solo nei ricordi di un sentimento negato e il reintegro in orchestra della glassarmonica nella scena della “Pazzia” è stato episodio tra i più mirabili e coinvolgenti. Suggestione appassionante grazie anche all’interpretazione di uno dei due soprani previsti nell’avvicendarsi delle recite romane, il soprano Maria Grazia Schiavo, una giovane cantante che ha percorso le strade del Barocco e di quella che nacque come Nuova Compagnia del Canto Popolare; che di queste esperienze ha fatto scuola per affrontare questo impegnativo ruolo nel quale si è calata con sicurezza, passione e senza mai travalicare quei limiti che da esigenze belcantistiche sono traboccanti d’espressività romantica. Edgardo per eccellenza è il tenore spagnolo José Bros che dalla sua esperienza fa scaturire naturalezza e aderenza al personaggio. Sempre elegante, vocalmente generoso, partecipe.

Il Tenore José Bros col Maestro Vincenzo Grisostomi Travaglini dopo la Generale di "Lucia di Lammermoor", Teatro Costanzi, Roma, 29 Marzo 2015
Il Tenore José Bros col Maestro Vincenzo Grisostomi Travaglini dopo la Generale di “Lucia di Lammermoor”, Teatro dell’Opera di Roma, 29 Marzo 2015

Titolari dei due ruoli protagonistici sono, da citare, il tenore Stefano Secco e il soprano Jessica Pratt di cui hanno avuto modo di parlare le cronache romane. Con loro il baritono Marco Caria che probabilmente avrebbe trovato una ragione del suo personaggio con maggiore attenzione propria o dello staff responsabile di palcoscenico. Questa presentata all’Opera è stata una versione di “Lucia di Lammermoor” che si potrebbe definire filologica se queste termine sempre più non venisse equivocato con una inaridita aderenza al testo originario, bensì lo è stata nello spirito di ricreare musicalmente e nell’ambiente quelle intenzioni di quell’autore e di quel momento culturale che in quanto tale trascende l’epoca. Per rendere questo nella sua compiutezza si deve avere una compagnia adeguata in ogni sua parte e il basso Carlo Cigni (Raimondo) così come il secondo tenore Alessandro Liberatore (Arturo) erano ben lontani da un più coerente discorso d’insieme. Bene il Normanno di Andrea Giovannini. Complesso il ruolo che si è voluto attribuire ad Alisa (Simge Büyükedes) che in quest’opera di “lontananze”, per scelta scenica era una suora indifferente. Questo, dell’indifferenza, era il problema scenico di questa produzione, ovvero quello di un palcoscenico anonimo, grigio, impersonale. L’allestimento era stato affidato al genio di Luca Ronconi che come è noto è venuto a mancare lo scorso febbraio. Il progetto era stato, probabilmente, abbozzato e la realizzazione è stata affidata dopo la sua scomparsa a quello che è lecito pensare fosse il gruppo di lavoro voluto da Ronconi. Il risultato è stato deludente! Neanche un ricordo dell’arte ronconiana in una produzione che ricordava vagamente passati successi del celebre regista, ad esempio i “Dialoghi delle Carmelitane” di Georges Bernanos (1988) con le pareti ed elementi scenici intercambiabili e sarebbero possibili tanti altri riferimenti, relegati ahimè in una nostalgica, involontaria rievocazione avulsa da una qualsiasi attinenza con un progetto legato ad una nuova proposta. Ancora … si vedevano sbarre con dietro coristi in veste d’ “impazienti” in ospedale psichiatrico, ai lati della scena ancora una volta pubblico dell’epoca con costumi che si sarebbero detti di repertorio verdiano e pur sempre tristemente grigi; scenografia inutilmente macchinosa; luci rigidamente monocrome e crepuscolari, nessun intervento significativo che si potrebbe definire registico. Uno spettacolo, in conclusione, contraddittorio dove l’aspetto musicale ha trionfato, a differenza di quello visivo. Ricorderemo Ronconi per ben altri meriti! Per l’Opera di Roma il futuro è sempre nella speranza …

Vincenzo Grisostomi Travaglini

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A very special person: His Excellency Bishop Enrique Figaredo Alvargonzalez

Addressing the assembly at the end of the Holy Mass, under the protecting look of Father Kiké
Addressing the assembly at the end of the Holy Mass, under the protective look of “Father Kiké” in Battambang, 22nd February 2015 Photo credits: Ramon Figaredo Rubio

I already had the opportunity to introduce you His Excellency Bishop Enrique Figaredo Alvargonzalez, that we all call “Father Kiké” in Cambodia.

https://ravisisowath.wordpress.com/2014/07/30/his-majesty-king-norodom-sihamoni-conceded-a-royal-audience-to-his-excellency-enrique-figaredo-alvargonzalez-bishop-of-battambang/

Having heard so much about Him, I was looking forward to my first encounter with such a special character and that was done on November 26th, 2014. It was a rainy evening and Father Kiké asked me to wait for him at the Jesuit Curia in Rome, near the Vatican. From there, I went with the Jesuit Bishop to my favourite « trattoria » Da Luigi, where we discussed a lot about Cambodia, the Catholic Church in Battambang, etc…

With His Excellency Bishop Enrique Figaredo Alvargonzalez at Roman "Trattoria da Luigi"  26 November 2014
My very first encounter with His Excellency Bishop Enrique Figaredo Alvargonzalez at “Trattoria da Luigi” in Rome, 26th November 2014

Very impressed by such a charismatic and interesting personality, I promised to myself that, as soon as it would be possible, I will pay a visit to Father Kiké in Battambang. It is my Dear Friends, Olivier and Edwige Michon, who gave me this lucky opportunity last February. We have decided for a long time that we would go back to Cambodia to celebrate their twentieth wedding anniversary and they found it a very good idea to go to Battambang as well.

The Holy Virgin at the entrance of the Apostolic Prefecture of Battambang
The Holy Virgin at the entrance of the Apostolic Prefecture of Battambang

On February 21st and 22nd of this year, we were greeted in Battambang with a big hot storm, which made us appreciate even more the swimming-pool of Princess Marie’s La Villa, a charming little boutique hotel in the heart of Battambang historical centre, directed by the very kind and dynamic Corinne Darquey. We invited Father Kiké to have dinner there with us and he invited us to participate the day after in the Sunday Holy Mass celebration at the Apostolic Prefecture in Battambang, better known by locals as « Pet Yeay Chi » or Nuns’Hospital. We were absolutely enchanted all along that very Sunday : first, the Mass which was a very particular moment of joy and faith, with all these young girls and boys, singing and smiling at us. Then, we met Father Totet Banaynal, the vicar who is from the Philippines and speaks perfect Khmer, as well as Father Kiké by the way…

Father Totet proclaiming the Holy Gospel
Father Totet proclaiming the Holy Gospel

Afterwards, both of them made us visit their little world, with the school rooms for the handicaped girls and boys they are taking care of. Some of them arrived to be introduced to us and we had many opportunities to talk and laugh altogether. We even went to disturb the young fellows who are living there and attending the university of Battambang, the proof that Jesuits, even in Cambodia, are always careful to maintain the high study level for their pupils.

With Olivier Michon and Vincenzo Grisostomi Travaglini, together with Father Kiké and some of his numerous pupils....
With Olivier Michon and Vincenzo Grisostomi Travaglini, together with Father Kiké and some of his numerous pupils….

After these very moving moments shared with all the young ones, Father Kiké led us to have lunch in a very specific place, The Lonely Tree Café. What a surprise to be welcomed in Battambang with a delicious fresh Gazpacho, followed by tasty Tortillas and the whole, drinking such a good red wine from Rioja !!! Of course, we also had the Cambodian traditional « Loc Lac » Beef. Before going back to Siem Reap, Father Kiké gave each of us a magnificent cotton krama and made us promise to come back as soon as possible.

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Needless to say that each of us was deeply touched by all we saw and felt on that blessed Sunday, but above all, love and kindness were always present. We actually lived what Sainte Thérèse de Lisieux has taught us :

“Ubi caritas et amor, Deus ibi est.”

“Where charity and love are, God is there.”

Thank you Father Kiké for all you did, do and will do for all of us, your Cambodian children, brothers and sisters !

If you want to know more about the Lonely Tree Café, here is their website : http://thelonelytreecafe.com/Lonely_Tree_Cafe/Home.html

Fiori d’Oriente per Madama Butterfly al Rendano di Cosenza

MADAMA BUTTERFLY

TEATRO ALFONSO RENDANO, COSENZA

19 dicembre 2014

Accanto alla locandina di "Madama Butterfly" al Teatro Rendano, Cosenza
Accanto alla locandina di “Madama Butterfly” al Teatro Rendano, Cosenza

Il Teatro Rendano è un teatro di tradizione molto rinomato in Italia, che si trova nel cuore del Centro Storico di Cosenza in Calabria. Una regione, la Calabria, che è legata in qualche modo alla nostra Famiglia, alla dinastia Khmer, perché qui si volle fermare il mio antenato, il Re Sisowath in viaggio dalla Cambogia per Marsiglia, in occasione dell’Esposizione Coloniale del 1906. Era questa l’opportunità per presentare in Europa il Balletto Reale di Cambogia che si esibì in Francia, per la prima volta in Occidente. Come sappiamo, tra gli spettatori a Marsiglia vi era Giacomo Puccini che al pari di tanti altri artisti presenti, rimase impressionato da questa arte, musica e danza, dalla ritualità sacrale di una gestualità simbolica, sempre in melodica armonia. Ebbene, assistendo al Rendano di Cosenza alle prove di regia e musicali del così detto “duetto dei fiori” della “Madama Butterfly” ho ritrovato molto della nostra cultura, nello spargere dei petali di fiore, nel dilatarsi dell’attesa e nella speranza di un amore che si rivelerà fatale! Il mio antenato, fermandosi per un solo giorno, anzi poche ore, in terra di Calabria, ne rimase talmente affascinato che quando gli fu comunicato della distruzione causata del terremoto di Messina, volle contribuire generosamente alla ricostruzione di tanta rovina.

Cio-Cio-San disperata, di fronte a Kate Pinkerton, sotto lo sguardo di Sharpless e di Suzuki
Cio-Cio-San (Cinzia Forte) disperata, di fronte a Kate Pinkerton (Annalisa Sprovieri), sotto lo sguardo di Sharpless (Valdis Jansons) e di Suzuki (Sunghee Shin)

Veniamo al mio viaggio a Cosenza! La sera dello scorso 19 dicembre al Teatro Rendano, Direzione Artistica Lorenzo Parisi, è andata in scena proprio “Madama Butterfly” di Giacomo Puccini, sotto la direzione musicale di Alberto Hold-Garrido e con la regia del Marchese Vincenzo Grisostomi Travaglini de Fonseca. Nel ruolo di Cio-Cio-San, la luminosa e bellissima Cinzia Forte che ha incantato il pubblico con la sua interpretazione sensibile, piena di grazia e di riferimenti ad una tradizione orientale genuina. I ruoli di Suzuki, Sharpless, Pinkerton e Goro erano stati affidati ai vincitori del Concorso Internazionale per cantanti lirici “Maria Quintieri”, assegnati nell’ordine a Sunghee Shin, Valdis Jansons, Angelo Fiore e Nao Mashio. Questi hanno regalato con la loro freschezza e con il loro talento i rispettivi personaggi, sempre al servizio di un’opera molto difficile e piena di sfumature musicali. Gli altri solisti sono stati scelti con cura e devo confessare che almeno per quanto riguarda i ruoli di Kate Pinkerton (Annalisa Sprovieri), del Principe Yamadori (Antonio Barbagallo) e dello Zio Bonzo (Manrico Signorini), la bellezza dei cantanti era paragonabile alla loro abilità a sostenere il proprio ruolo, cioè alla perfezione !

In compagnia del Maestro Alberto Hold-Garrido, della Dottoressa Luigia Pastore Fiorentino, del Marchese Vincenzo Grisostomi Travaglini de Fonseca e dei due protagonisiti di questa tragedia d'amore, Angelo Fiore e Cinzia Forte
In compagnia del Maestro Alberto Hold-Garrido, della Dottoressa Luigia Pastore Fiorentino, del Marchese Vincenzo Grisostomi Travaglini de Fonseca e dei due protagonisiti di questa tragedia d’amore, Angelo Fiore e Cinzia Forte

Il Maestro Alberto Hold-Garrido, arrivato appositamente dalla Scandinavia per dirigere l’orchestra del Teatro Rendano, si è trovato di fronte ad una situazione molto particolare di un complesso orchestrale nel suo insieme ancora “giovane”, che si cimentava con un lavoro complesso, ma grazie alla sua abilità ed esperienza e al suo senso del teatro in musica il Maestro concertatore e direttore è riuscito ad amalgamare il tutto scavalcando le contingenze di un arco temporale troppo breve, che avrebbe richiesto maggiore attenzione nella composizione di un organico così come previsto dalla partitura. Risultato alfine meritevole, sempre al servizio della musica del Grande Puccini e della fama del Rendano di Cosenza. Il Coro “Francesco Cilea” veniva da Reggio Calabria, mi dicono molto conosciuto e avuto modo di apprezzarne la dedizione e musicalità, sotto la direzione di Bruno Tirotta.

Il Principe Yamadori ( Antonio Barbagallo ) tenta di convincere Cio-Cio-San ( Cinzia Forte ) di rinunciare a Pinkerton per diventare sua moglie... in vano.
Il Principe Yamadori ( Antonio Barbagallo ) tenta di convincere Cio-Cio-San ( Cinzia Forte ) di rinunciare a Pinkerton per diventare sua moglie… in vano.

Le scene magnifiche di Tiziana Fiorillo evocavano una casa tradizionale giapponese con un ponticello, adornato di un portico alla “moda di Kyoto” dal quale Cio-Cio-San vedrà la nave di Pinkerton tornare a Nagasaki, dopo tre anni di assenza. I costumi sontuosi di Fabrizio Onali ed Otello Camponeschi hanno rapito lo spettatore in un universo di seta colorata, di ricami e di tessuti preziosi, provenienti della lontana Asia.

Insieme al Marchese Vincenzo Grisostomi Travaglini de Fonseca, con due giovani figuranti bravissimi, Salvatore Sposato e Matteo Coschignano...
Insieme al Marchese Vincenzo Grisostomi Travaglini de Fonseca, con due giovani figuranti bravissimi, Salvatore Sposato e Matteo Coschignano…

Ho avuto la fortuna di poter partecipare all’ultima settimana di prova con il Maestro Vincenzo Grisostomi Travaglini e del suo “Magic Team”: Giovanni Pirandello per le luci, incantevoli ed affascinanti come sempre, e l’assistente regista, efficace e discreto, Francesco Liuzi, sotto lo sguardo sempre benevolente di Luigia Pastore Fiorentino, Direttore Amministrativo del Teatro Rendano, ma soprattutto un’amica con un cuore generoso e fedele, mai rinnegato. Con noi, sempre attenta e partecipe, una squadra di giovani figuranti volontari adorabili (posso citare Salvatore Sposato, Matteo Coschignano, Andrea Carbone, Tommaso Caruso e tanti altri..) che si sono dimostrati all’altezza delle esigenze di una regia rigorosa e dinamica.

Ultimi consigli prima di salire in palcoscenico
Ultimi consigli prima di salire in palcoscenico

Per terminare, lascio la parola al regista, Vincenzo Grisostomi Travaglini de Fonseca, che ha firmato una “Butterfly” sublime di maestà e di riferimenti all’Oriente, cosi caro al cuore di Giacomo Puccini:

«Si parla spesso di innovazione, di prodotti “personalizzati” ma a volte si abusa di questi termini, nel senso che l’opera lirica è una forma d’arte del tutto particolare rispetto alle altre. È l’unica ad aver bisogno, per essere fruita dal pubblico, di una mediazione, che è quella incarnata da tutti gli interpreti, dal direttore d’orchestra, dal regista, i solisti, l’orchestra, il coro e tutto il personale che vi lavora. Tutto questo è già un’attualizzazione di per sé, perché cogliere gli umori, le sensibilità che stanno dietro a una qualsiasi iniziativa, gesto, sguardo o canto che sia, fa sì che ogni produzione sia a sé stante, diversa, attuale. Certamente, c’è poi la parte del regista, che lavora sempre in stretta collaborazione con il direttore d’orchestra, un’impronta che deve nascere all’interno di quella che è stata a sua volta la genesi dell’opera, per comprendere tutto quello che ci può essere dietro, alla base e alla fonte di ciò che ha contribuito ad accendere in Puccini quella scintilla emotiva che per lui era essenziale, per creare e comporre. La “Butterfly” è in qualche modo un dipinto musicale allineato con le esperienze di tutti quei compositori come Ravel, Debussy, Saint Saens e Puccini stesso, attratti dagli echi dell’Oriente. Di questo orientalismo Puccini si interessò e si informò in maniera precisissima, determinando l’accensione della sua poetica nei confronti di un amore impossibile e ideale e che, dopo essere stato cercato, per colpa di incompatibilità e di disattenzione da parte di qualcuno, si perde. E questa frattura la trasferisce nel rapporto Occidente-Oriente, nell’orchestra così come nel libretto e nell’insieme, quindi, nell’interpretazione».

Con Nao Mashio, spumeggiante Goro, insieme ai nostri ufficiali di marina e le loro geisha...
Con Nao Mashio, spumeggiante Goro, insieme ai nostri ufficiali di marina e le loro geisha…

N.B. Molte foto sono dell’amica Iole Brogno che ringrazio con amichevole affetto.

Un pensiero del Maestro Vincenzo Grisostomi Travaglini sulla situazione del Teatro dell’Opera di Roma

Tragedia Lirica con prologo, atti imprecisati e senza epilogo!!!

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Prendo l’occasione dalle manifestazioni che si sono svolte a Roma e nella protesta che ha visto quale bersaglio il sindaco di una Roma Capitale che nel prestigio è capitale, ahimè, solo di nome. I problemi che vengono denunciati dagli abitanti di molti quartieri romani vengono contestati a gran voce nelle strade e nelle piazze … Io, in queste poche righe, vorrei tornare a una piazza dimenticata per un argomento che, nonostante le tante delusioni, non riesce a lasciarmi indifferente e mi coinvolge emotivamente. In una domenica “ecologica” piovosa e ventosa che di ecologico richiederebbe solamente la differenziata dell’amministrazione capitolina passo per piazza Gigli dove s’impone un orrendo striscione che pubblicizza la prossima stagione del Teatro dell’Opera. La grafica scelta da qualche tempo dalla Fondazione Lirica è lo specchio del cattivo gusto generalizzato della sua gestione. Scomparsa “Aida” quale spettacolo inaugurale, sostituita con una produzione di “Rusalka” si pone giustificata la domanda di come all’Opera di Roma si possa realizzare una stagione lirica senza Orchestra e senza Coro. Risuonano quindi,nel silenzio di una piazza deserta, gli echi stonati delle tante dichiarazioni inverosimili di Sindaco e Sovrintendente … Un venticello domenicale, ben più impertinente del tipico Ponentino, s’insinua allora fugando lo sdegno, sussurrando sentiti dire e suggerisce impertinente che tutto il livore degli amministratori a cui il Teatro risponde con minacce di chiusura e licenziamenti non era altro che una “messa in scena” o meglio un’intimidazione che sopperiva all’incapacità di risolvere altrimenti una condizione di degrado. Dell’impossibilità di risolvere altrimenti una situazione innegabilmente critica di un’istituzione, quella della Fondazione Teatro dell’Opera di Roma che non oggi, ma da decenni, si sarebbe dovuta affrontare con una seria riforma, con capacità e competenza! «Se vogliamo che tutto rimanga come è, bisogna che tutto cambi» … recitano le nobili parole del Principe di Lampedusa, ma qui di “gattopardesco”, di autorevole, si ravvisa ben poco. Se il venticello dicesse la verità, ovvero che nel silenzio di un’Opera avvilita si vorrà trovare un accordo con Orchestra e Coro, si procederà ad una riassunzione per motivi che non mi è dato sapere, così come pretestuosi erano quelli del licenziamento, in questo caso resterebbero solo le dichiarazioni di Sindaco e Sovrintendente che nelle loro affermazioni azzardate e fuori luogo, per coerenza, dovrebbero dimettersi. Se si volesse riscrivere la partitura di “Pierino e il Lupo” a loro sarebbe dedicata la sezione dei tromboni!!! I problemi del Sindaco sono ben altri e speriamo che vengano risolti nelle sedi competenti, al fine di arrestare un degrado della Città così come non si era mai visto. Per il sovrintendente, dopo la gestione del Petruzzelli, dove non sembra aver lasciato un buon ricordo, si potrebbe promuoverlo nuovamente e magari nominarlo alla Scala di Milano, dove al sovrintendente Pereira è stato chiesto di dimettersi al termine dell’Expo 2015 a causa di episodi non certo edificanti. In Italia per far carriera bisogna distinguersi in negativo e quindi il fine naturale sarebbe il Massimo milanese. Non è tutto, se il venticello sempre irriverente dicesse la verità si ventilerebbe per Roma anche il rientro del “Maestro” che da fiero paladino dei propri interessi non aveva esitato a lanciare la scomunica sulla Città Eterna dall’alto del superbo podio (e con carta intestata) della Chicago Symphony Orchestra!

Venticello romano impertinente, spero proprio che i tuoi sussurri siano menzogneri e che venga risparmiata alla Capitale questa ulteriore “vergogna”!!! Per non essere equivocato, non la “vergogna” di garantire una sia pur zoppicante stagione lirica, avvenimento al contrario auspicato, ma quello di confermarci nella mediocrità dei nostri amministratori.

Oggi a Roma piove, speriamo non segua la tempesta…Roma: “Città Eterna”, nonostante tutto!!!

Château Livran à la Villa Médicis: Honneur à Bacchus dans les bas-fonds de la Rome du vice et du baroque

Bartolomeo Cavarozzi, "Il Lamento di Aminta", olio su tela, collezione privata
Bartolomeo Cavarozzi, “Il Lamento di Aminta”, olio su tela, collezione privata

Hier soir, lundi 6 octobre 2014, se tenait l’inauguration de l’exposition “Les Bas-fonds du Baroque: La Rome du vice et de la misère” à l’Académie de France à Rome sur la Colline du Pincio, dans ce lieu magique qu’est la Villa Médicis. Mes amis, Edwige et Olivier Michon qui sont les seuls mécènes privés de cette prestigieuse institution, hélas, n’ont pu venir assister à l’événement car les vendanges commençaient ce jour-là en leur domaine de Château Livran. Outre leur soutien fidèle depuis de nombreuses années, ils avaient décidé d’offrir quelques bouteilles de leur divin breuvage pour combler les papilles expertes des quelque cent trente convives privilégiés au dîner de gala qui suivit le vernissage.

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Edwige et Olivier Michon avaient délégué à votre serviteur et au Marquis Vincenzo Grisostomi Travaglini le soin de les représenter à cette occasion. Au menu, feuilleté aux artichauts, risotto aux fruits de mer, rôti de veau accompagné de pêches poëlées et fricassées de champignons qui précédaient une farandole de desserts et de mignardises à la hauteur de la réputation de ce lieu d’exception.

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Le Directeur, Eric de Chassey, ne tarit pas d’éloges à propos de Château Livran, me confiant personnellement combien il avait été touché par la délicate attention que mes amis avaient eue à son endroit en envoyant cette contribution précieuse aux reflets scintillants du rubis médocain. Il faut dire que la grâce de ce millésime 2010 de Château Livran n’avait d’égale que son élégance et sa structure, à la fois sophistiquée mais accessible aux palais des néophytes. Les invités, grands noms du monde des arts, de la culture et de la presse ont apprécié à sa juste valeur ce nectar incomparable, qui était servi pour la première fois dans le Palais du Cardinal.

Monsieur et Madame Guido Talarico et Monsieur Fabio Colagiovanni
Monsieur et Madame Guido Talarico et Monsieur Fabio Colagiovanni
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Son Excellence l’Ambassadeur de l’Ordre de Malte à Tirana, Monsieur Stefano Palumbo et la Marquise Giada Lepri in Tonci

Il y avait là la Princesse Valentina Moncada, célèbre galeriste de Rome et son cortège d’amis et d’admirateurs, Son Excellence l’Ambassadeur Stefano Palumbo et sa ravissante épouse Valérie, le scénographe et metteur en scène d’opéra Pier Luigi Pizzi, le fameux éditeur, Guido Talarico et sa charmante femme, Sophie, Thadée Kosslowski de Rola, dont le père, le Grand Balthus, nommé par Malraux à la tête de la Villa, lui a donné une impulsion originale qui se ressent encore aujourd’hui, etc…

Le Marquis Vincenzo Grisostomi Travaglini en compagnie du grand journaliste Marco Vallora
Le Marquis Vincenzo Grisostomi Travaglini en compagnie du grand journaliste Marco Vallora

Jusque tard dans la soirée, les murs du Grand Salon résonnèrent des éclats de rire des amis de la Villa, qui avaient entre temps lié conversation avec les pensionnaires fraîchement arrivées la semaine précédente. La Pleine Lune resplendissait impassible sur la Cité Eternelle alanguie sous les étoiles et Mercure, côté jardin, continuait sa course vers le firmament dans sa célèbre vasque, avec à ses pieds, la raison d’être de tant d’allégresse partagée : Château Livran 2010.

Merci Edwige et Olivier !

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Opera di Roma: il parere del Maestro Vincenzo Grisostomi Travaglini

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“Ribalta spenta, sipario abbassato, ma al Teatro dell’Opera di Roma la farsa continua ed è tragedia. In sintesi, pur riconoscendo che Orchestra e Coro del Teatro dell’Opera di Roma negli anni avevano accumulato tutta una serie di agevolazioni contrattuali oggi insostenibili, quali la turnazione (Orchestra), oggi non più giustificabili, che i sindacati dell’Opera hanno agito (spesso) in modo sconsiderato, sono convinto che tutto quello che è avvenuto è stato usato non per colpa di maestranze, masse artistiche e tecniche, ma da una dirigenza da troppi anni inadeguata. Le Fondazioni sono da riformare, signor Ministro, tutti noi ne siamo convinti, ma non con atti sconsiderati e plateali a cui sono seguite dichiarazioni, ahimè supportate da organi d’informazione a dir poco in cattiva fede e disinformati (incompetenti). Taciamo sugli “starnazzamenti” televisivi in formato “massaia tronista”, con tutto il rispetto per vere massaie. Ad esempio sull’indennità di Caracalla, giustificata per gli orchestrali e per il degrado degli strumenti (con l’umidità gli “archi” -violini, viole, violoncelli e contrabbassi- possono subire danni e le spese sono a carico del singolo professore che dello strumento è proprietario e anche per le altre sezioni), ma ingiustificata ad esempio per gli amministrativi, in soprannumero che certo non ne avrebbero diritto e a cui da decenni viene riconosciuta. Sono problematiche in piedi, lo ripeto, da decenni e decenni e solo oggi e quindi strumentalmente ce se ne accorge e le si denuncia con pubblico scandalo. Anche riguardo l’ osannato maestro Muti, mi si lasci dissentire sulle tante lacrime versate, non credo che sia stata la sua fuga a provocare la caduta della mannaia su Orchestra e Coro, ma al contrario che il Maestro, come ho già avuto modo di notare, con la propria “ritirata” abbia fornito ai politici un alibi mediatico per quanto era stato già deciso di fare. Muti scrive la sua lettera d’addio su carta intestata della Chicago Symphony Orchestra, una scelta di dubbio gusto e non casuale, ma bensi un messaggio di chi, dall’alto del podio di una delle più prestigiose orchestre sinfoniche del mondo, afferma la sua superiorità! Licenziamenti? Sicuramente necessari, ma non quelli di Orchestra e Coro, ma responsabilità del sovraintendente e della dirigenza tutta, signor Ministro e responsabilità del Sindaco di Roma che del Consiglio d’amministrazione è presidente, le cui dichiarazioni senza senso che mi rifiuto anche di commentare, proclamate dall’alto del Campidoglio, se non assurde e tragiche, sarebbero comiche.”

Visite privée dans les Marches de Son Altesse Royale la Princesse Maria-Pia de Savoie en compagnie de son époux, Son Altesse Royale le Prince Michel de Bourbon-Parme du 15 au 18 septembre 2014

Ce début du mois de septembre 2014 fut riche en événements importants et en rencontres extraordinaires. Après avoir entendu le Maestro Giuseppe Albanese à Camerino, fait la connaissance de Madame Ilias Lalounis à Mykonos et, enfin, après avoir écouté Mozart dirigé par René Jacobs à Pérouse, je me rendis dans les Marches à nouveau, à l’invitation de ma très chère amie, la Princesse Giulia Pignatelli Panichi Seghetti, et de sa fille, la Princesse Stefania Pignatelli Aragona Cortès (à la ville, Madame Benedict Gladstone, de la famille du célèbre ministre de la Reine Victoria) en leur ravissante demeure de Castel di Lama, à deux pas d’Ascoli Piceno, transformée en relais château de manière très réussie, grâce à la collaboration d’une équipe jeune et dynamique, respectueuse du riche patrimoine historique des Marches et toujours à la recherche de l’excellence dans tous les domaines.

La pièce d'eau, romantique et bucolique du Borgo Seghetti Panichi
La pièce d’eau, romantique et bucolique du Borgo Seghetti Panichi

L’événement est de taille car on y accueille aujourd’hui Son Altesse Royale la Princesse Maria Pia de Savoie en compagnie de son mari, Son Altesse Royale le Prince Michel de Bourbon Parme. Avec eux, le très élégant Antony Underwood et sa charmante épouse Mary qui avaient eu l’ingénieuse idée d’emmener une bande d’amis aussi différents que divertissants de Palm Beach en Floride, où résident les Princes une partie de l’année.

en compagnie de Son Altesse Royale le Prince Michel de Bourbon Parme
en compagnie de Son Altesse Royale le Prince Michel de Bourbon Parme

Après avoir régalé ses hôtes avec une soirée de bienvenue dans les cuisines de la gentilhommière, bercée par les accents napolitains des sérénades du fameux Mario Mio, la Princesse Giulia les avait ensuite invités à un dîner gastronomique au Borgo Seghetti Panichi où un charmant violoniste avait lui aussi accompagné de sa douce musique les agapes délicieuses. Puis vint le moment de la soirée de gala, où je pus me rendre, fraîchement débarqué de Mykonos.

Sérénade napolitaine donnée par Mario Mio à Son Altesse Royale la Princesse Maria-Pia de Savoie. A la droite de la Princesse, le Marquis Vincenzo Grisostomi Travaglini. A sa gauche, Monsieur Benedict Gladstone
Sérénade napolitaine donnée par Mario Mio à Son Altesse Royale la Princesse Maria-Pia de Savoie. A la droite de la Princesse, le Marquis Vincenzo Grisostomi Travaglini. A sa gauche, Monsieur Benedict Gladstone

Pour honorer la maîtresse de maison, j’avais opté pour la tenue de cour traditionnelle à la khmère en troquant la blancheur immaculée du dolman pour un tissu sombre, plus adapté à une soirée de gala à l’occidentale. Etant donné que le dîner avait lieu un mercredi, je pris donc le soin de prendre mon kben de soie couleur « sileap » ou vert d’algue qui est un vert à reflets rouges. Je me fis aider pour l’élaboration du « sampot à queue » par le Marquis Vincenzo Grisostomi Travaglini, qui démontra une fois de plus son habileté à s’adapter aux mœurs khmères et à leurs coutumes parfois déconcertantes.

Avec la Magicienne de la Soirée, la Princesse Giulia Pignatelli Panichi Seghetti, sans qui rien de cette soirée féérique n'aurait eu le lustre, le prestige mais aussi la douceur de l'amitié vraie et partagée...
Avec la Magicienne de la Soirée, la Princesse Giulia Pignatelli Panichi Seghetti, sans qui rien de cette soirée féérique n’aurait eu le lustre, le prestige mais aussi la douceur de l’amitié vraie et partagée… (Photo credits: Domenico Oddi )

La personnalité de la Princesse Maria-Pia est empreinte de grâce et de douceur, teintée de cette ombre mélancolique commune à celles et ceux qui connurent la souffrance de l’exil. Sa conversation fut exquise et elle ne tarit pas d’éloges sur les Marches, l’accueil chaleureux dont elle fut l’objet et bien évidemment, la Princesse Giulia était au centre de ses louanges.

Le bout de table présidée par SAR la Princesse Maria Pia de Savoie
La table somptueusement dressée, présidée par SAR la Princesse Maria Pia de Savoie

Le Prince Michel, quant à lui, apprécia davantage les produits du terroir, en plaisantant agréablement avec les dames, au premier rang desquelles la jeune et ravissante Princesse Stefania Pignatelli, enceinte de sept mois et toujours aussi fraîche et jolie. Ce Prince m’a toujours impressionné par sa vie qui se ressemble plus à un épisode de James Bond qu’à un chapitre de Saint-Simon et je fus vraiment très heureux et très fier d’avoir pu côtoyer un héros de ma jeunesse, ayant lu son livre « Un prince dans la tourmente ». La Princesse Maria-Pia a également présenté son ouvrage la veille à un public choisi venu d’Ascoli Piceno et de ses environs et ce fut avec une grande émotion que je feuilletai son livre qu’elle m’a très aimablement dédicacé.

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Nous terminâmes notre séjour par une visite guidée par la Princesse Giulia Pignatelli en personne de son merveilleux jardin bio-énergétique, créé à la fin du dix-neuvième siècle par Monsieur Winter. La Princesse Maria-Pia et ses amies américaines se montrèrent fort intéressées par l’argument et c’est ainsi que nous les laissâmes repartir pour Rome où d’autres mondanités les attendaient, notamment au Circolo della Caccia, l’équivalent du « Jockey-Club » de la Ville Eternelle.

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Aujourd’hui, 24 septembre, est le jour de l’anniversaire de la Princesse Maria Pia qui fête ses quatre fois vingt ans. Gageons que cette nouvelle décennie qui s’ouvre à Son Altesse Royale sera riche en bonheur et rencontres intéressantes et qu’elle nous La ramènera très prochainement en Italie.

en compagnie de Son Altesse Royale la Princesse Maria-Pia de Savoie, de la Princesse Giulia Pignatelli Panichi Seghetti et de Son Altesse Royale le Prince Michel de Bourbon Parme, dans un lieu d'exception, le Borgo Seghetti Panichi à Castel di Lama
en compagnie de Son Altesse Royale la Princesse Maria-Pia de Savoie, de la Princesse Giulia Pignatelli Panichi Seghetti et de Son Altesse Royale le Prince Michel de Bourbon Parme, dans un lieu d’exception, le Borgo Seghetti Panichi à Castel di Lama