Opera di Roma: il parere del Maestro Vincenzo Grisostomi Travaglini

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“Ribalta spenta, sipario abbassato, ma al Teatro dell’Opera di Roma la farsa continua ed è tragedia. In sintesi, pur riconoscendo che Orchestra e Coro del Teatro dell’Opera di Roma negli anni avevano accumulato tutta una serie di agevolazioni contrattuali oggi insostenibili, quali la turnazione (Orchestra), oggi non più giustificabili, che i sindacati dell’Opera hanno agito (spesso) in modo sconsiderato, sono convinto che tutto quello che è avvenuto è stato usato non per colpa di maestranze, masse artistiche e tecniche, ma da una dirigenza da troppi anni inadeguata. Le Fondazioni sono da riformare, signor Ministro, tutti noi ne siamo convinti, ma non con atti sconsiderati e plateali a cui sono seguite dichiarazioni, ahimè supportate da organi d’informazione a dir poco in cattiva fede e disinformati (incompetenti). Taciamo sugli “starnazzamenti” televisivi in formato “massaia tronista”, con tutto il rispetto per vere massaie. Ad esempio sull’indennità di Caracalla, giustificata per gli orchestrali e per il degrado degli strumenti (con l’umidità gli “archi” -violini, viole, violoncelli e contrabbassi- possono subire danni e le spese sono a carico del singolo professore che dello strumento è proprietario e anche per le altre sezioni), ma ingiustificata ad esempio per gli amministrativi, in soprannumero che certo non ne avrebbero diritto e a cui da decenni viene riconosciuta. Sono problematiche in piedi, lo ripeto, da decenni e decenni e solo oggi e quindi strumentalmente ce se ne accorge e le si denuncia con pubblico scandalo. Anche riguardo l’ osannato maestro Muti, mi si lasci dissentire sulle tante lacrime versate, non credo che sia stata la sua fuga a provocare la caduta della mannaia su Orchestra e Coro, ma al contrario che il Maestro, come ho già avuto modo di notare, con la propria “ritirata” abbia fornito ai politici un alibi mediatico per quanto era stato già deciso di fare. Muti scrive la sua lettera d’addio su carta intestata della Chicago Symphony Orchestra, una scelta di dubbio gusto e non casuale, ma bensi un messaggio di chi, dall’alto del podio di una delle più prestigiose orchestre sinfoniche del mondo, afferma la sua superiorità! Licenziamenti? Sicuramente necessari, ma non quelli di Orchestra e Coro, ma responsabilità del sovraintendente e della dirigenza tutta, signor Ministro e responsabilità del Sindaco di Roma che del Consiglio d’amministrazione è presidente, le cui dichiarazioni senza senso che mi rifiuto anche di commentare, proclamate dall’alto del Campidoglio, se non assurde e tragiche, sarebbero comiche.”

Riccardo Muti lascia l’Opera di Roma: il parere del Maestro Vincenzo Grisostomi Travaglini

Riccardo Muti

“Il piatto d’avanzi raffermi dell’Opera di Roma non sazia più gli appetiti della famiglia Muti. L’augurio è che nella prossima stagione potremo, forse, ascoltare le “Nozze di Figaro” di Mozart in un’orchestrazione meno “imbalsamata” e legata ad ideologismi pseudo critici revisionisti che poco si addicono al genio di Mozart. Resta l’amarezza che difficilmente il Teatro dell’Opera, pur un tempo prestigioso, potrà vantare in una direzione artistica/musicale all’ altezza di quella che dovrebbe esigere per tradizione e cultura. “Roma Capitale”, più di nome che di fatto dove l’Amministrazione capitolina sembra solo volersi interessare a rendere impossibile la vita dei cittadini, con aumenti di tariffe scriteriati a fronte di servizi sempre più scadenti. Per fortuna la Fondazione dell’Accademia Nazionale di Santa Cecilia, veramente “autonoma” nella gestione dei concerti, colma il vuoto di musica di Roma, ma il nostro augurio è che la sala del Costanzi, si spera scongiurato lo spettro della chiusura, torni a svolgere quel ruolo che gli spetterebbe. Roma capitale? Mi trovo spesso a farmi questa domanda senza trovare risposta!!!”

Vincenzo Grisostomi Travaglini, Roma, il 21 settembre 2014

6 settembre 2014: Scappatella a Perugia per un “Ratto dal serraglio” diretto da René Jacobs: Una meraviglia !

Lungo il fianco laterale del duomo di Perugia si trova la statua in bronzo di papa Giulio III realizzata da Vincenzo Danti nel 1555. Papa Giulio III fu oggetto della gratitudine cittadina in seguito al ritorno delle magistrature locali, in precedenza soppresse da Paolo III.
Lungo il fianco laterale del duomo di Perugia si trova la statua in bronzo di papa Giulio III realizzata da Vincenzo Danti nel 1555. Papa Giulio III fu oggetto della gratitudine cittadina in seguito al ritorno delle magistrature locali, in precedenza soppresse da Paolo III.

Sono stato grato al Presidente della Fondazione Perugia Musica Classica, la Dottoressa Anna Calabrò per l’invito alla serata d’inaugurazione della sessantanovesima edizione della Sagra Musicale Umbra a Perugia. Un’ulteriore ragione per una visita sempre gradita nel capoluogo umbro, giornata iniziata con un’indimenticabile visita alla Galleria Nazionale dell’ Umbria, una conferma, se mai ce ne fosse stato bisogno, della ricchezza ineguagliabile dell’Italia. In serata eccomi e per la prima volta in un palco del settecentesco, ristrutturato nell’Ottocento, Teatro Morlacchi dove puntualmente il maestro Jacobs è salito sul podio a capo dell’impeccabile Akademie für Alte Music Berlin.

Soffitto del Teatro Morlacchi a Perugia
Soffitto del Teatro Morlacchi a Perugia

Lascio adesso la parola al Maestro Vincenzo Grisostomi Travaglini che ci racconta questo momento indimenticabile:

“All’insegna della “Libertà” o meglio “Musica della Speranza”, tema della sessantanovesima edizione della Sagra Musicale Umbra, lo storico Festival che si svolge a Perugia e altri centri della regione, è stato inaugurato da una raffinata ed elegante edizione del “Die Entführung aus dem Serail” di Mozart con la direzione del maestro belga René Jacobs. Di recente, un paio d’anni or sono, avevo avuto modo di apprezzare l’eleganza e allo stesso tempo la vivacità di René Jacobs sul podio dell’Orchestra Nazionale di Santa Cecilia a Roma per l’altro famoso Singspiel mozartiano, l’estremo “Die Zauberflöte”.

Il celebre direttore non solo ci ha offerto nell’ interpretazione di questo lavoro tutta la sua magistrale arte di esperto conoscitore di Mozart, ma ha anche rallegrato l’esecuzione rendendola quanto mai viva e godibile, inculcando negli interpreti, così come nell’orchestra e nel coro, quello spirito tutto particolare del compositore salisburghese, di sua questa prima opera di quel repertorio che per l’Imperatore Giuseppe II doveva rappresentare l’avvio di un Teatro di lingua tedesca. La forma di concerto, spesso favorita dal maestro belga, non ha per nulla limitato lo svolgimento del Singspiel, che alterna le arti del canto e della recitazione, anzi… attraverso raffinate quanto discrete soluzioni interpretative legate alle capacità espressive degli apprezzati interpreti, non ha fatto per nulla rimpiangere recenti produzioni mozartiane a Salisburgo, Berlino o Vienna, imposte con ideologiche quanto inutilmente estetiche modernità. In questa proposta vi era l’essenziale del canto e della recitazione del “Die Entführung aus dem Serail”, i silenzi, le esitazioni, timori e ardenti speranze. Il palcoscenico viveva tutt’uno in un dialogo tra direttore, orchestra e solisti che vi si muovevano disinvoltamente, secondo una ben studiata, calzante strategia interpretativa. Alcuni appropriati tagli e libertà di “accompagnamento” ai dialoghi hanno reso ancor più fluido l’andamento della felice proposta. Non posso non citare l’apprezzato, spigliato Pedrillo di Julian Pregardien e l’irascibile, dalle profonde tonalità ironicamente inquietanti Dimitry Ivashchenko in Osmin, la brillante Mari Eriksmoen in Blonde. Completavano la compagnia Robin Johannsen, , Maximilian Schmitt e l’attore Cornelius Obonya, il Bassa Selim che alla vendetta preferisce il perdono,ma che per la sua generosa scelta vedrà allontarsi in un mare sempre più lontano ogni possibile felicità!”

Affresco di Pietro di Cristoforo Vannucci, noto come il Perugino  (Città della Pieve, 1448 circa – Fontignano, 1523)
Nobile Collegio del Cambio, “Lunetta della Allegoria della Fortezza e della Temperanza” di Pietro di Cristoforo Vannucci, noto come il Perugino (Città della Pieve, 1448 circa – Fontignano, 1523)

Tanti applausi ed il giorno seguente a Perugia ancora una visita di un gioiello senza eguali, il “Nobile Collegio del Cambio” con gli affreschi del Perugino.  Un arrivederci a Perugia e ancora un grazie al Presidente Anna Calabrò, al Direttore Artistico Alberto Batisti, al Capo Ufficio Stampa l’apprezzato amico Luca Pellegrini e al suo collaboratore Alessandro De Carolis.

Concerto del tenore Shoichi Nobuyasu, Campidoglio, Sala della Protomoteca, 14 Aprile 2014

Roma Capitale

Campidoglio, Sala della Protomoteca – 14 aprile 2014.

Avvenimento d’eccezione quello ospitato la scorsa primavera nella sala della Protomoteca del Campidoglio a Roma con il tenore Shoichi Nobuyasu, che ha proposto un concerto “dal Barocco alla Canzone napoletana” , intramezzato da rare, struggenti melodie giapponesi.

Sempre apprezzata all’estero, la cultura italiana ha trovato in Giappone un particolare coinvolgimento e Shoichi Nobuyasu, sensibile interprete, è stato anche attento ambasciatore per un incontro privilegiato tra le due culture. A lui si devono molte iniziative prestigiose, come l’aver promosso tournée di teatri d’Opera italiani a Tokyo e in altre importanti città del Sol Levante. Molti i progetti realizzati in Italia e in Vaticano, tra cui nel 1995, indimenticabile, l’aver progettato presso l’Aula Paolo VI il “Concerto per la Pace” a cura del Comitato  Internazionale per il cinquantenario del bombardamento su Hiroshima e Nagasaki.

Per applaudirne l’arte vocale, ma anche riconoscenti per il suo appassionato impegno nel mondo della cultura, la Sala della Protomoteca era gremita da un pubblico attento e prestigioso tra cui L’Ambasciatore del Giappone in Italia Masaharu Kohno, l’Ambasciatore del Giappone presso la Santa Sede Teruaki Nagasaki e moltissime altre personalità, amici e ammiratori. Presente per il Sud-Est Asiatico S.A.R. il Principe Sisowath Ravivaddhana Monipong della Casa Reale di Cambogia. Dopo gl’immancabili bis, tra gli applausi del pubblico, in rappresentanza di Roma Capitale a cui si deve l’iniziativa è stato offerto a Shoichi Nobuyasu un attestato di benemerenza per l’attività svolta sia quale interprete, sia quale promotore e divulgatore della musica italiana. Il tenore è stato successivamente festeggiato presso il ristorante Hamasei, tra i primi se non il primo locale, sin dal 1974, a far conoscere a Roma le prelibatezze nipponiche e oggi tra i più apprezzati d’Europa.

 Vincenzo Grisostomi Travaglini

Il Tenore Schoichi Nobuyasu nella Sala della Protomoteca, Campidoglio, Roma
Il Tenore Schoichi Nobuyasu nella Sala della Protomoteca, Campidoglio, Roma
Il Principe Sisowath Ravivaddhana Monipong insieme al Marchese Vincenzo Grisostomi Travaglini, ascoltando il Tenore Schoichi Nobuyasu
Il Principe Sisowath Ravivaddhana Monipong insieme al Marchese Vincenzo Grisostomi Travaglini, ascoltando il Tenore Schoichi Nobuyasu
Sua Eccellenza l’Ambasciatore del Giappone in Italia, Masaharu Kohno e consorte, vicino a Sua Eccellenza l’Ambasciatore del Giappone presso la Santa Sede, Teruaki Nagasaki in occasione del concerto del Tenore Shoichi Nobuyasu
Sua Eccellenza l’Ambasciatore del Giappone in Italia, Masaharu Kohno e consorte, vicino a Sua Eccellenza l’Ambasciatore del Giappone presso la Santa Sede, Teruaki Nagasaki in occasione del concerto del Tenore Shoichi Nobuyasu