“La cultura musicale in Turchia: “Carmen”, il capolavoro di Bizet al XIII Istanbul Opera Festival”, un articolo di Sabino Lenoci in “L’Opera International Magazine”, Settembre 2022

La Turchia, come l’Italia, è un Paese di eccellenze e l’avere avuto occasione di potermi confrontare con diverse realtà, così come nella produzione di Carmen al XIII Istanbul Festival con solisti dell’Opera di Stato di Turchia, un’artista ospite eccellente mezzosoprano romeno, regista e disegnatore luci italiani e per la drammaturgia un conoscitore della letteratura musicale d’oltralpe, cambogiano d’origine, principalmente di madre lingua e cultura francese, questa opportunità è stata quell’insieme di valori da cui nasce una produzione di significativa riuscita, che lascerà il segno nell’evoluzione nel nuovo corso della cultura musicale in Turchia, dove sono in attività ben sei Teatri d’Opera e Balletto di Stato e tanti festival estivi, da Istanbul, Aspendos, Ephesus, Bodrum.

Premetto, che torno sempre con gioia ad Istanbul, non posso che ricordare i tanti momenti felici passati in questa città in compagnia del soprano Leyla Gencer, una delle più rilevanti artiste di canto della seconda metà del Novecento, che pur avendo scelto di vivere a Milano, dedicò gran parte delle sue energie alla promozione di giovani voci, con particolare attenzione per gli aspiranti solisti della sua terra, con i quali era sempre severa, perché da loro esigeva il meglio. Venne nominata in Turchia nel 1988 Artista di Stato. Ho partecipato a svariate edizioni di quello che è oggi il Leyla Gencer Voice Competition ad Istanbul, così come condividemmo pareri ed emozioni al Teatro alla Scala, infaticabile direttrice dell’Accademia di canto. Non è una nostalgia, la sua arte resterà nel tempo, bensì un ricordo dovuto perché in questa terra, di grande cultura musicale, qui tutto mi parla di Lei.

Leyla Gencer nel 1967

Per il Festival d’Istanbul è stato scelto quest’anno un luogo di particolare suggestione, all’interno del complesso dell’Haliç Kongre Merkezi, dove è stato appositamente realizzato nello spazio all’aperto un palcoscenico, servizi e ampia platea capace di quasi tremila posti, tutti esauriti per l’evento. L’impatto è inaspettato, il Corno d’Oro sulle rive del Bosforo, il tramonto è magico, sembra di vivere in un’era senza tempo.

Ogni suggestione, però, ha il suo prezzo da pagare e l’acustica è pressoché carente e l’amplificazione non adeguata. Questo non dissuade dal godimento della produzione e nella compagnia di canto svetta la sensuale, magnetica Ramona Zaharia. Del ruolo di Carmen lei ha capito tutto, si muove con sicurezza, con autentico timbro da mezzosoprano tendente a un brunito con effetto penetrante, che riconduce con determinazione il personaggio nell’incognita segnata dall’inesorabile destino. Esemplare l’Habanera, la Séguédille e in generale si distingue in ogni suo intervento, in particolar modo nel così detto terzetto delle carte del terzo atto da Voyons, que j’essaie à mon tour.

Ramona Zaharia

Accanto a lei il tenore Ali Murat Erengül, che non essendo il titolare del ruolo aveva cantato a piena voce nella prova generale del giorno precedente. A causa della rinuncia inaspettata del previsto tenore, nonostante questo, dopo un primo cenno di affaticamento e probabilmente d’emozione, si è distinto lodevolmente facendosi coinvolgere vocalmente e scenicamente. Certamente, la regia di Vincenzo Grisostomi Travaglini ha molto giovato al trionfo della serata, presente il Ministro della Cultura e del Turismo Mehmet Nuri Ersoy. Un allestimento di stampo tradizionale, allo stesso tempo dinamico e ben impostato, coadiuvato dalla collaborazione di Ravivaddhana Monipong Sisowath, il regista ha approfondito quello che doveva essere lo spirito vitale parigino di quella seconda metà del secolo XIX, arricchendo la produzione di balli, così richiesti all’Opéra-Comique, ma anche nella consapevolezza dell’ambizione e frustrazione di Georges Bizet nei confronti del Grand-Opéra.

Vincenzo Grisostomi Travaglini con Sisowath Ravivaddhana Monipong, in compagnia dei danzatori del Balletto di Stato di Istanbul

Le danze, con interpreti i primi ballerini dell’Opera e Balletto di Stato d’Istanbul, hanno vivacizzato e arricchito lo spettacolo, in assolo negli entracte, accompagnando Habanera e i Couplets d’Escamillo. Coreografa Aysem Sanel Savaskurt, nuova direttrice dell’Opera e Balletto del Teatro di Stato di Istanbul. Ottima la prova del coro diretto da Paolo Villa, a parte qualche incidente dovuto all’amplificazione, soprattutto nel finale. Esemplari le voci bianche preparate da Sercan Gazeroĝlu. Un lavoro d’insieme che ha coinvolti tutti i solisti dell’Opera di Istanbul, da Murat Güney generoso Escamillo; voce duttile dalle infinite sfaccettare il soprano Gülbin Gönay che ha restituito una Micaëla tutt’altro che banale e molto apprezzata dal pubblico; particolarmente i quattro amici di Carmen, ai quali nell’opera di Bizet è riservata ben altra finalità che nel romanzo di Mérimée da cui l’opera è tratta. Frasquita è Anna Sirel Y. Etyemez, Mércèdes: E. Tuĝba Tekişik, con loro Alp Köksal per Le Dancaire  e Onur Turan per Le Remendado, puntuali e affiatati, con Carmen, nel Quintetto. Completano la compagnia Goktug Alpasar e Utku Bayburt rispettivamente Zuniga e Moralès.

Ramona Zaharia e Ali Murat Erengül

Un peculiare rilievo per le luci di Giovanni Pirandello, che con molteplici effetti hanno seguito la vicenda così che la musica si tramutasse in colore. Scene imponenti di Zeky Sarayoĝlu, a conferma di un artigianato fiorente; vivaci e policromi, una vera gioia per la vista, i costumi di Aşegül Alev e Gizem Betil.

Göktuğ Alpaşar e le donne del Coro dell’Opera di Stato di Istanbul

Direttore Zdravko Lazarov, a capo dell’Orchestra dell’Opera d’Istanbul, nell’impervio compito di superare gli ostacoli di una recita all’aperto, con venti marittimi di piacevole frescura, ma che hanno messo a dura prova la sua abilità nel tenere l’insieme. L’edizione proposta è quella apocrifa della Staatsoper di Vienna con i dialoghi sostituiti dai recitativi musicati da Ernest Guiraud, una scelta ancor oggi diffusa per uno dei titoli più rappresentati al mondo che, forse, ne rende più scorrevole l’ascolto per una esecuzione en plein air.

Arena esaurita e al temine standing ovation con applausi, che sembravano non voler mai terminare.

Sabino Lenoci

Istanbul, 27 luglio 2022

“Splendida inaugurazione dell’Atatürk Kültür Merkezi”, un articolo di Francesco Germinario ne “L’Opera International Magazine”, Dicembre 2021

Una serata del tutto speciale, quella dell’inaugurazione dell’Atatürk Kültür Merkezi a Istanbul, con un’opera composta per l’occasione dal titolo Sinan, il celebre architetto imperiale al servizio del Sultano Solimano il Magnifico, per cui progettò rilevanti edifici, a tutt’oggi tramandati nel loro splendore. E’ stato un privilegio poter assistere al gala del 29 ottobre, giorno della Festa della Repubblica di Turchia, perché la serata era riservata a ospiti del tutto speciali a sottolinearne l’eccezionalità, trasmessa inizialmente a reti unificate. L’emozione saliva sin dallo slargo antistante, prima di accedere alla sala principale denominata “Opera”,  all’interno di quella sfera color corallo che ti accoglie e sorprende all’ingresso del nuovo, imponente edificio che si affaccia sulla celebre piazza Taksim.

Commissionata al compositore Hasan Uçarsu su libretto di Bertan Rona in lingua originale, il lavoro si riferisce alla sceneggiatura per Koca Sinan di Halit Refiğ. Un lavoro pensato per una realizzazione cinematografica, che ha trovato nella musica di Hasan Uçarsu tutte quelle dinamiche di una scrittura moderna, al tempo stesso attenta ai rapporti tra parola e musica, con ricorso sia pur contenuto del recitato all’uso del Singspiel, alternando momenti di abbandono poetico con incalzanti ritmi della tradizione musicale turco/ottomana. La costruzione drammaturgica è omogenea, con ricorso all’utilizzo tematico per la caratterizzazione degli interventi dei singoli personaggi, nel riproporre e incatenare situazioni dando coerenza e continuità a un lavoro che affonda le radici nel passato e che si traduce in un’opera morale, dall’alto contenuto evocativo. Un’orchestrazione densa, avvolte fragorosa, sempre tenuta insieme con straordinaria perizia, senza mai eccedere, dal direttore Gürer Aykal che cura con raffinatezza tutte quelle particolari caratteristiche della musica turca a ritmi sincopati, alla guida dell’ottima Orchestra dell’Opera di Stato di Istanbul. Da sottolineare che tanto il maestro Gürer Aykal, che l’autore Hasan Uçarsu, sono stati allievi, in tempi diversi, del celebre compositore, musicologo e scrittore turco Adnan Saygun. Significativi gli intervento del Coro, meticolosamente preparato da Volkan Akkoç, sin dalla pagina iniziale che c’introduce in una vicenda quanto mai complessa, per l’attraversamento di un fiume durante una tempesta del manipolo scelto di giannizzeri. L’impresa si presenta impervia, ma è proprio grazie all’intervento dell’architetto Sinan che vi edificherà un ponte che i giannizzeri potranno attraversarlo raggiungendo il loro Sultano, con tutta la simbolica del legame che questo rappresenta nel significato di conservazione delle tradizioni giuridico-religiose della società. Da qui la vicenda si dipana nell’arco di diversi anni e i dialoghi, arie, duetti, terzetti ed infine un quartetto ci portano nell’intimo dei palazzi imperiali, sino al concertato finale di elevata spiritualità. L’opera è divisa in due atti, ma eseguita con continuità nello svolgersi di dodici scene, nell’evolversi delle vicende legate all’edificazione di quello che è considerato il capolavoro architettonico dell’architetto Sinan, la Moschea Imperiale di Solimano il Magnifico, nota quale Suleymaniye, edificata tra il 1550 e il 1557. Al finale, quando coro e solisti intonano alla gloria del Dio per l’edificata Süleymaniye, con citazioni dalla poesia Mattino di Yahya Kemal, l’effetto di fusione tra musica e realizzazione scenica risulta emozionante. Perfetta sintonia tra podio e palcoscenico, grazie al regista Vincenzo Grisostomi, alla collaborazione per la drammaturgia e ricerca storica di Sisowath Ravivaddhana Monipong, al disegno luci di Giovanni Pirandello. Un palcoscenico che di scena in scena plasma figurazioni di rara suggestione. Scene di Zeki Sarayoğlu; costumi di Serdar Başbuğ che ha disegnato e realizzato gli abiti con minuziosa precisione, riportandoci appieno allo stile dell’Impero Ottomano, nel pieno del suo fulgore. Proiezioni di Burak Yıldırım e immagini LED progettate da Ahmet Şeren, che rispettivamente  hanno aggiunto tocchi creativi con proiezioni di miniature sui siparietti tra le diverse scene, congiunte da interludi all’uso francese d’inizio Novecento e nei fondali decorazioni di preziosi arredi e riproduzioni d’epoca, donando profondità al palcoscenico, anche con l’uso di discrete, quanto efficaci, animazioni. L’opera è stata replicata il giorno seguente con una diversa compagnia di canto, a sala esaurita in ogni ordine di posti. Differenti gli interpreti nelle due serate, tutti indistintamente immedesimati nei propri ruoli. Per Sinan il tenore Efe Kişlali che ha vissuto le rivelazioni del protagonista con sentita interiorità e nella seconda recita Ali Murat Erengül; maestoso il Sultan Süleyman del basso Tuncay Kurtoğlu e nella replica Suat Arikan; il fascino e la determinazione di Hürrem Sultan, moglie di Solimano, sono stati restituiti con dominio della scena dal mezzo-soprano Aylin Ateş ed egualmente da Nesrin Gönüldağ; la figlia di Solimano, Mihrimah Sultan, interpretata con grazia dal soprano Gülbin Günay e il giorno successivo da Hale Soner Kekeç; di particolare efficacia nel ruolo di Rüstem Paşa il basso/baritono KevorkTavityan e l’apprezzato N. Işık Belen; completano la compagnia Göktuğ Alpaşar e Umut Tingür (Ebussuud Efendi) ; Onur Turan e Berk Dalkılıç (Ayas Paşa e Sinan’ın Kalfası).

 

Nel programma per l’inaugurazione dell’Atatürk Kültür Merkezi di Istanbul non poteva mancare una spettacolare Aida. Il compito è stato affidato al regista Vincenzo Grisostomi Travaglini con la sua squadra di fiducia, Sisowath Ravivaddhana Monipong consulente per la drammaturgia e ricerca storica e Giovanni Pirandello disegno luci.

L’idea era quella di realizzare un allestimento che presentasse un carattere del tutto originale, sia pur ricalcando produzioni precedenti, sempre firmate dal regista e realizzate in Turchia.

Punto di forza nell’esecuzione dell’opera drammatica di Giuseppe Verdi il tenore Murat Karahan, ben conosciuto in campo internazionale e soprattutto acclamato interprete all’Arena di Verona, qui Radamès dalla voce potente e ben modulata, dall’acuto sonoro ed incisiva presenza scenica. Con lui una compagnia di primissimo livello, il soprano Feryal Türkoğlu nel ruolo del titolo; il mezzo soprano Ezgi Karakaya sontuosa Amneris; Eralp Kıyıcı vigoroso Amonasro; di marcata efficacia il Ramfis interpretato dal basso Tuncay Kurtoğlu. A completare la compagnia Göktuğ Alpaşar (il Re), Ceren Aydin (Sacerdotessa), Serkan Bodur (Mesaggero). Sul podio il giovane direttore Can Okan, una promessa nella quanto mai vivace realtà musicale in Turchia.

Ad un impianto che potremo definire classico, si sono volute far confluire molteplici esperienze, così come richiedeva un evento tanto significativo, in una città che storicamente è d’incontro tra culture. Il concetto: l’Egitto rivisitato a metà Ottocento dagli occhi dell’archeologo francese Auguste Mariette da cui il soggetto costitutivo di Aida e i disegni originali per scene e costumi; inoltre nell’impronta e quale omaggio alla lezione di Lila De Nobili (1916-2002), indimenticabile scenografo/pittore e costumista; una scenografia suntuosa realizzata da Özgür Usta che reinventa le strutture di una terra mitica qual è l’Egitto dei faraoni, filtrata e rivissuta attraverso la civiltà anatolica, ovvero con un’impronta tanto personale quanto propria di un territorio e della sua storia. Costumi dagli originali figurini di Savaş Camgöz, realizzati da Gürcan Kubilay. Il risultato è stato esaltante, con il coinvolgimento delle forze dei maggiori Opera e Balletto di Stato della Turchia: Solisti, Coro, Orchestra e Corpo di ballo, da Ankara, Antalya e dalla stessa Istanbul. Un impasto di colori e suggestioni, incorporati con luci sfavillanti, proiezioni e utilizzo d’immagini su fondale LED, nell’impegnativo compito di amalgamare tradizione a più moderne tecnologie. Un obbiettivo sostanzialmente raggiunto, perché ogni rappresentazione vive il suo momento e questa Aida era appositamente voluta per il nuovissimo Centro Culturale, subito dopo la prima mondiale di Sinan e nel ricco cartellone inaugurale a precedere il Concerto di Gala con gli artisti di canto più celebri della Turchia e al balletto La bella addormentata (in turco Uyuyan Guzel) di Cajkovskij ; così che tutte le arti del palcoscenico fossero presenti in questa solenne apertura dell’AKM di Istanbul. Per le proiezioni Ismail Tekin Demir, elaborazione LED di Burak Yıldırım. Le coreografie originali di Sergei Terechenko di significativa forza espressiva, realizzate con grande organico, riprese e attualizzate per l’occasione.

Lo spettacolo è stato ripreso e trasmesso in diretta da TRT-2, il canale culturale della televisione di Stato. Da sottolineare l’interesse della Città per il nuovo polo della cultura musicale, i biglietti per le due recite, oltre duemila posti a sera, sono andati esauriti in poche ore.

 

Francesco Germinario

 

29/30 ottobre 2021

7 novembre 2021

 

 

“Il mondo di Sinan mi ha colpito molto”, un articolo di Seray Şahinler nel quotidiano turco “Milliyet”, 9 novembre 2021

Il Maestro Vincenzo Grisostomi Travaglini: “Quando mi è stato affidato questo incarico, ho visitato la Moschea Suleymaniye. È stato in quell’atmosfera che ho capito meglio quanto sia grande un artista Sinan nel mondo degli grandi spiriti”.


“Qualcosa sta rinascendo in questo nuovo teatro. Abbiamo approfittato delle opportunità offerte dal nuovo centro culturale. Stiamo guardando una classica ‘Aida’, ma dietro c’è una grande tecnologia. Abbiamo riunito i due e combinato lo storico con il nuovo. Questa è una realtà diversa. Ho visto tante sale nel mondo, ma l’atmosfera di questo posto è diversa”