“Pontevedro Bank”, un’articolo del Maestro Vincenzo Grisostomi Travaglini, pubblicato in “L’Opera International Magazine”, Marzo 2019, su “Die lustige Witwe” di Franz Lehar all’Opera di Roma, 16 Aprile 2019.

L'Opera Maggio 2019

“Proposta al Gran Teatro La Fenice di Venezia per il Carnevale del 2018 la “nuova” produzione de La vedova allegra approda all’Opera di Roma in Settimana Santa 2019, confermando l’autorevole firma del regista Damiano Michieletto, più che dei librettisti Victor Léon e Leo Stein, pur sempre su musiche di Franz-Ferenc Léhar, con “variazioni”. Il manifesto è in italiano: “La vedova allegra”; in palcoscenico come voluto dal regista, però, si parla nell’originale tedesco Die lustige Witwe, con marcata dizione germanica e senza inflessioni viennesi da “Finis Austriae”. «Qualcosa che non mi piaceva in questa operetta – dichiara Michieletto – era l’ambiente dell’ambasciata» e di conseguenza il regista si è messo al lavoro per personalizzare l’azione, che cambia di luoghi e di tempo; non più i locali dell’ambasciata dell’immaginario piccolo stato del Pontevedro, non più chez Maxim’s, bensì l’interno di una piccola banca in fallimento negli anni Cinquanta, la Pontevedro Bank. Il barone Mirko Zetanon, non più ambasciatore e probabilmente neanche barone, ne è il direttore in affanno nel dover rimpinguarne il fallimentare capitale. Hanna Glawary, vedova o non vedova, è una possibile correntista dal cospicuo patrimonio e il conte Danilo Danilowitsch ne è un impiegato con funzione di “esca” per la potenziale cliente. Tutto qua! Il resto è contorno ed è spettacolo, condotto con mano ferma e sicura professionalità dall’ormai celebre, creativo regista. L’asse di questo lavoro austro-danubiano dal passo di valzer e ancora galop, marcia, mazurka, polka, polacca … e pur sempre di velata profetica malinconia, s’inclina alla potenza del denaro, che nelle intenzioni e nella realizzazione scenica è il vero protagonista di questa rivisitazione. D’altronde questo lavoro d’inizio Novecento è classificato quale operetta, dove si canta, si balla, ci si diverte. Il termine operetta (meglio Tanzoperette) è una semplificazione di genere facilmente equivocabile, sempre azzardata quando si parli dell’arte dei suoni.

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L’alternanza di numeri cantati e recitati, sul modello dell’Opéra-comique francese e del Singspiel di area austro-tedesca, scorre fluida e nuncurante; Michieletto taglia molti dei dialoghi, alcuni passaggi risultano meno esplicativi; il secondo atto si svolge in una balera con balli, danze al sapore di un gaudioso dopoguerra al tempo di rock, perché no… con accenni a Ginger Rogers e Fred Astaire o più semplicemente in uno stabilimento della “riviera” dove si districano amori e tradimenti al suono di un’orchestrina con trascrizioni per pianoforte, mandolino e fisarmonica da Lehár, che Michieletto ha stanate in Australia. Qui Hanna canta a un microfono in stile EIAR il Lied di Vilja, la canzone della fanciulla dei boschi e tutti si infiammano con movimenti coreografati da Chiara Vecchi e luci dalle tinte ora soavi e altrimenti aggressive di Alessandro Carletti. Il terzo atto (tutt’uno con il secondo) è ambientato con scene di Paolo Fantin e costumi di Carla Teti nell’ufficio impegatizio di Danilo, rinvigorito in un’estasi dall’ebrezza di visioni parigine, quali un gruppo di Grisette dalle vocine rotte e squisitamente gioiose capeggiate da Valencienne: Lolo, Dodo, Jou-Jou, Frou-Frou, Clo-Clo, Margot guidate; non basta dal fondo appare un gruppo di travestiti da cabaret e dietro ancora una folla sperduta e immaginaria. E’ un attimo e tutto sparisce per il lieto fine. E’ spettacolo ed il colpo d’occhio efficace.
Nella prima parte vi è un grande orologio, ma il tempo è fermo, mentre nella conclusiva terza parte le lancette sono in movimento, un effetto voluto?! Nella gioiosa conclusione appare un oggetto in forma di maialino. provabilmente allegorico del salvadanaio rimpinguato dei conti correnti della Pontevedro Bank e perché non aggiungere simboli, chi più ne ha più ne metta, per il capodanno cinese per cui nel 2019 siamo nell’anno del “maiale”. Tutti sono felici e l’istituto di credito è salvo, non solo per cinico calcolo, ma con l’immancabile tocco di irrinunciabile magia che scaturisce da un’altra immagine, ovvero quella di Njegus che da impiegato di cancelleria dell’armata pontevedrina si trasforma in Cupido o qualcosa di simile, o si potrebbe simpaticamente denominarlo una corpulenta fatina Trilli, svolazzante nell’arco dell’intera rappresentazione portante un ventaglio con scritto “ti amo” da cui cosparge gente e luoghi di polvere dorata; ventaglio che in Victor Léon e Leo Stein è simbolo nel gioco degli equivoci dell’inafferrabile moralità, dell’onestà di Valencienne donna e moglie e dell’intera vicenda.

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La distribuzione ha in parte ricalcato quella de La Fenice. Nell’insieme nessuna indulgenza al protagonismo e l’omogeneità della compagnia di canto è stato uno dei tratti caratteristici di questa produzione, con una gradita anomalia nella coppia Valencienne-Camille de Rossillon, astratti dal gioco vorticoso degli interessi bancari, microfoni di scena e simulazioni, abbandonati al canto con quella freschezza d’intenzioni che ne caratterizza l’espressività: il soprano Adriana Ferfecka e il tenore Peter Sonn. Nei ruoli protagonisti la già apprezzata a Venezia Hanna Glawari di Nadja Mchantaf, elegante nel canto e scenicamente disinvolta; dalla celebre Canzone e si è levato uno strano, fastidioso fruscio, forse l’effetto di un vecchio disco 78 giri, oppure un malededucato spettatore che ha scartato un’intera confezione di caramelle?! Avvolte sopra le righe e non particolarmente convincente il Danilo di Christoph Pohl. Indistintamente partecipi, dal dialogo fluido, il barone Mirko Zeta Franz Hawlata qui intraprendente direttore di banca, Raoul de Saint-Brioche impersonato da Marcello Nardis, il visconte de Cascada ovvero Simon Schnorr, per citare i personaggi come da libretto. Un Cupido nella rivisitazione, ovvero il Njegus, è interpretato con convinzione dall’attore Karl-Heinz Macek, anche se gran parte dei suoi interventi originali sono omessi. Del Progetto Fabbrica, giovani artisti del Teatro dell’Opera di Roma: Timofei Baranov (Bogdanowitsch) Rafaela Albuquerque (Sylviane). Irida Dragoti (Olga), Andrii Ganchuk (Pritschitsch), Sara Rocchi (Praskowia) e per concludere Roberto Maietta (Kromow).
Il coro dell’Opera ha eseguito con diligenza, maestro del coro Roberto Gabbiani.
Non particolarmente brillante l’orchestra diretta da Constantin Trinks che indulge in correttezza metrica più che in convinta stimolazione di dinamiche complesse, solo apparentemente di facile esecuzione e ancor più in un’operazione che, al contrario, avrebbe richiesto un diverso stimolo e coinvolgimento.
Elusi i difetti nell’illusione del palcoscenico si concluda con l’ammonimento dello scrittore e drammaturgo austriaco Robert Musil: «Dalle più violente esagerazioni, se lasciate a se stesse, nasce col tempo una nuova mediocrità».
Vincenzo Grisostomi Travaglini”

Teatro dell’Opera di Roma
Martedì 16 aprile 2019

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17 – 23 Maggio 2019: Medina Roma accoglie la mostra personale dell’artista francese Valérie Honnart

Sisifo Felice mostra personale di Valerie Honnart a cura di Lucia Collarile, dal 17 al 23 Maggio 2019 negli spazi Medina Roma, a cura di Palma Costabile e di Michele Nibaldi. Valérie – artista francese – ha viaggiato a lungo ed ha vissuto a Hong Kong e Roma. In questa personale ci presenta la sua reinterpretazione del mito di Sisifo in chiave contemporanea e con ispirazione alla cultura orientale.

In sinergia e con la promozione dell’INSTITUT FRANÇAIS – CENTRE SAINT-LOUIS

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Cosa dire di Valérie Honnart? è una bellissima donna francese, con il fascino specifico delle native del Scorpione con il fuoco del cavallo, il suo segno cinese. Più seriamente, ho incontrato Valérie molti anni fa a Roma, quando eravamo appena arrivati da mondi totalmente diversi, lei dalla cosmopolita Hong Kong ed io più vicino, da Parigi. Mi ha subito colpito la sua sensibilità differente, la sua maniera tutta felina di osservare il mondo senza mai svelare il fondo del suo pensiero ma lasciando l’interlocutore nel desiderio perpetuo di saperne di più…

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Dopo numerose mostre all’estero, Valérie torna a Roma con un tema molto particolare: il mito di Sisifo, che, secondo lei, diventa felice quando incontra la Cina. Lasciamo la parola alla curatrice della mostra, Lucia Collarile, che ci accompagna con le sue parole profonde ed oniriche per portarci nell’universo eurasiano della nostra artista.

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“Il mito di Sisifo di Valerie Honnart: la trasposizione in Cina del mito classico, divenuto pensiero filosofico contemporaneo, applicato all’analisi di una società apparentemente così distante dalla genesi di quello stesso pensiero.”

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“L’immagine, la rappresentazione di quel mito parla invece la lingua dell’oriente, ed è presentata da Valerie con tecniche artistiche rigorose e, solitamente, nel pieno rispetto della tradizione pittorica cinese.”

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“La pietra è la materia, la forma e la sostanza, intorno alla quale gira tutto il pensiero di Valerie riguardo al suo mito, quella che lei chiama “la via della creazione”: la pietra nostalgia della natura e dell’armonia che l’uomo aveva con essa; la pietra corpo, pelle e carne pietrificata; in un antropomorfismo che ne rivela i segni lasciati dal tempo e dalla vita; la pietra immobile che l’uomo trascina quotidianamente, con uno sforzo titanico, verso una vetta irraggiungibile; la pietra che rotola spinta da forze sovrumane, per tornare da dove era partita, dall’inizio.”

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“Sisifo e le pietre divengono il mezzo per raccontare visivamente la nuova Cina, il suo “comunismo capitalista”; e l’insensatezza della condizione cinese moderna, specchio dell’assurda condizione dell’uomo moderno in generale ma se possibile anche più dolorosa che in altri paesi. Valerie ha vissuto la trasformazione della società cinese di questi ultimi anni; l’allontanamento dell’uomo dalla natura, la presenza di un inquinamento devastante.

Eccoli i nuovi Sisifo trascinare enormi pietre sulle loro biciclette ed eccoli ancora meditare di fronte alla pietra caduta; aspettare pazientemente lo svolgersi del destino ai piedi della montagna; osservare le tracce che le pietre rotolando lasciano sui diversi terreni dell’esistenza; caricarsi sulle spalle il peso enorme di quella pietra, fondersi con essa in un contatto che si trasforma in abbraccio. Perché l’aspetto folle e per certi versi salvifico di questa metafora; è che Sisifo ama la sua pietra e lo dimostra sorridendo, nell’accettazione consapevole della sua condizione umana quotidiana.”

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“Nella mitologia cinese esiste un personaggio simile a Sisifo…

…è Yugong Yishan, un vecchio folle impegnato da solo nell’impossibile ostinato lavoro di creare con le sue mani un varco tra due montagne. Il vecchio è premiato dagli dei colpiti dalla sua caparbietà che, per lui, creeranno quel varco. Una sfida impossibile vinta con un lavoro piccolo e costante, nel qui e ora, senza coscienza di un futuro.”

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“La filosofia orientale è incentrata su questa sfida che è quella di vivere il presente con consapevolezza e amore, con cuore aperto; accorgendosi delle “piccole cose”. La sfida è di adattarsi sempre alla situazione presente; prendendo coscienza e consapevolezza del valore di ogni singolo momento della vita. Una vita che può avere luogo solo nel momento presente.

Un idea per noi occidentali più difficile da comprendere; poiché senza futuro noi perdiamo il concetto di redenzione verso una esistenza migliore e tutto sembra assurdo e inutile; resta solo la certezza della morte.

Quindi, ecco la sfida di Sisifo come ci spiega Camus nel suo libro: il lavoro, il castigo, la pietra; è un movimento che nell’eternità della ripetizione, prolunga il tempo di un’esistenza altrimenti assurda perché segnata dall’inevitabile morte. Ogni volta Sisifo ci crede nel suo lavoro e ogni volta Sisifo; seppur consapevole dell’assurdo della sua condizione; ricomincia da capo. Ecco che Sisifo, come ogni uomo, ha uno scopo: sfidare il suo destino, nel quotidiano, coraggiosamente. E paradossalmente sorride (come il Sisifo cinese). Per questo Camus termina il suo saggio scrivendo che “bisogna immaginare Sisifo felice”.

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“Valerie vince la sfida perché la sua pietra, quella che porta sulle spalle, le permette di essere creativa. La sua pietra traccia le linee della sua arte. Valerie ama la sua pietra. Valerie è felice lungo la sua via della creazione.

Il messaggio per noi è chiaro: non è l’assoluta ricerca del successo proiettata nel futuro a coincidere con la ricerca della felicità; non è il progresso l’assoluta felicità e non è nemmeno la continua ricerca di quella felicità a renderci felici; anzi è solo la conferma di una trappola invisibile, di un’esistenza assurda.

Nessuno potrà levarci dalle spalle la nostra pietra, che è la realtà; la natura, l’affetto; la fatica di vivere. Nessuno ci libererà da lei se non la morte ed è perciò che essa stessa è la nostra salvezza: il nostro scopo di vita.

Per questo Sisifo ama la sua pietra; per questo Sisifo è felice.

Lucia Collarile, Aprile 2019″

 

Master Yun Long Zi’s first exhibition in Europe: “Celebrating Wind and Water” at Mariënhof, Amersfoort in the Netherlands, 3rd to 5th May 2019

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Master Yun Long Zi has granted me the honour to attend the”Celebrating wind and water” Lotus on Water event, which took place in the Netherlands in Amersfoort from 3rd to 5th May 2019.

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My sincere gratitude for the kindness of Master towards me, his smile and affection always delicately expressed through courtesy and noble gestures.

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His FengShui Art leaves you breathless by the power of its message and the climax happened when Master got on stage to whip gold and silver from the giant painting to achieve in front of us the fulfilment of divine perfection.

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For all of that, Dear Master, please accept my deepest gratitude and affection in response to your friendship and consideration.

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His Royal Highness Prince Sisowath Tesso is the son of His Royal Highness Prince Sisowath Essaro, brother of Prince Sisowath Sirik Matak and of Her Royal Highness Princess Norodom Wathanary, first cousin of my father. Prince Tesso and I shared many happy and cheerful moments in our youth in Paris. We have in common a deep passion for beauty and especially for our venerated Royal Ballet.

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Prince Tesso went back to Cambodia in 2005 to live in our homeland and to serve his Country being once Secretary of State for Tourism. He is now High Counsellor to His Majesty the King with rank of Secretary of State and has created his own ballet company, which already had great success abroad especially in India and now in the Netherlands, during Master Yun Long Zi‘ s event “Celebrating wind and water” in Mariënhof at Amersfoort. All my best wishes for a bright future to my beloved cousin who will always have a special place in my heart.

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Master Jun invited also our dearest Excellency Julio Jeldres, Counsellor to the King of Cambodia, the great stylist Eric Raisina and Monsieur Stéphane Ruffier Meray from Paris to join the celebration.

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I was also cheered up by the presence of two very special persons to me: Swiss photographer Helmut Stampfli and his partner, my “little brother” Massimiliano Turci whith whom, we actully toured the world, filming and shooting in the perspective of a nice project, born in 2013….

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Thanks to Master Yun, we met fantastic people like Kees van Hammersveld and his partner Tai, who created this incredible FengShui Wine, together with their friend Janneke Rutten and Marcel Bertaud, International Sales Manager for Laurent-Perrier Champagne, Abraham Van Hell & Cees Van Oije, two wonderful jewelers, Antonio and Marie Tan Diaz from the Philippines, who succeeded in convincing their Ambassador to the Netherlands, His Excellency Jaime Victor B. Ledda to join Master’s event…. and many other personalities who contributed to make this event truly unforgettable.

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Master Yun Long Zi’s opening speech, Amersfoort, 3rd May 2019

“The Classical Chinese use a few terms to describe “art”.

We use “Fa “法 to describe standards and canonization of art. We use “yi” 艺 to describe the beauty and aesthetic of art. We use “Su” 术to describe the skills and methodology of art.

But when art reaches its highest level, we call it “Tao “. 道

What does Tao mean? Literally it means the path, the road or the way.

To where? For the Chinese, it is to the heaven. Which means to the universe, to higher being, to paradise, to higher intelligence, to truth, to great wisdom..

When art reaches its highest level, it brings inspiration from heaven. When the human soul is in touch with that inspiration from the above, the paradise comes to the humanity. And together, it brings all the different forms of goodness from heaven such as prosperity, happiness, energy, fantastic health, excellent relationships and opportunity.

Feng Shui is a kind of Tao , art is a kind of Tao, and Feng Shui art is a kind of Tao. When it is divinely inspired, and it attains the highest level of reaching up to heaven and allowing paradise to reach us.

When I visited the Angkor Wat, one of the greats wonders of the world, I discovered that it is built very closely to the principle and idea of Feng Shui.

When I was given the honor to watch the Apsara Dance, I was amazed that it is also a kind of Tao.

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In the past The Apsara Dance could only be summoned by the king. And when it is performed, it would please the Gods so much that the blessings from heaven will descend upon the human world.

I am very honored to know His Royal Highness Prince Tesso Sisowath of Cambodia as a very close friend. His Royal Highness has graciously agreed to bring the Apsara dancers to perform the Apsara dance during the opening of my Art Exhibition here today.

The Netherlands is not a new and foreign land to me. More than thirteen years ago, a Dutch man from the Netherlands flew to Singapore.

He has heard about this Feng Shui Master from their friends and he came to consult me. When he flew back to the Netherlands the things I predicted to him came true and he invited me to fly here to Feng Shui his restaurant and his house.

He have also introduced to me more than a hundred clients in this country. In these thirteen years, he has grown from one restaurant to two restaurants and one hotel with three restaurants inside.

He has also bought and moved in to a huge and beautiful house.

And he is also into the wine business. This Dutch man is non other than Mr Cornelius Van Hamersveld, the owner of Van Hamersveld wine.

Such is the man when he acts according to the calling and inspiration of the Tao. He is blessed by heaven.

As a believer of Feng Shui, he came up with an idea of the putting my painting onto his new red wine cuvée call “Feng”. “Feng” as in Feng Shui.

With the launch of my Art Exhibition, is the launch of the new wine by Van Hamersveld wine “feng- win”.

Royalties and dignitaries, nobles and entrepreneurs, friends old and young, ladies and gentleman… thank you for coming to witness this historical moment.

May you be in touched with the Tao and receive from it many many blessings of prosperity, happiness, health and elegance!”

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My deepest gratitude to Lotus on Water Directeor, Mr. Kan Yin Loong for his energy and bright intelligence in smoothing any situation in a very diplomatic and sensitive way, to Mr. Charles Chen, perfect host and adorable in every way and our dear photographer form Singapore, Mr. Kazuka Kaka.

Phean Yeak ( ព្រះរាជពិធីភាណយក្ )2019 ou Sortie de l’Année Lunaire au Palais Royal de Phnom Penh

Durant les quatre derniers jours de la Lune décroissante du quatrième mois lunaire, dit Palkun, est célébré un rite très particulier à la Monarchie Khmère, leព្រះរាជពិធីភាណយក្ ou “Sotr Phean Yeak”, littéralement la récitation des formules pour chasser les Yeak (ou mauvais esprits) qui prélude à l’entrée dans la Nouvelle Année.

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de gauche à droite: le Marquis Vincenzo Grisostomi Travaglini, votre serviteur et Son Altesse Royale le Prince Sisowath Tesso

En cette année 2019, ces quatre jours ont eu lieu du 1er au 4 avril; le 5 avril, correspondant à l’entrée dans le premier jour de l’année du Cochon Ekasak, qui sera fêté en grande pompe le 14 avril à 15h12 avec l’arrivée de la Tevoda Tongsa Tevi, Déesse du Dimanche.

La cérémonie comporte trois parties, comme le rappelle Paul Fuchs dans son recueil de dépêches de presse de la fin des années 1960 intitulé “Fêtes et cérémonies royales au Cambodge d’hier”.

56344472_10158420002015299_4610644235455037440_oLa première cérémonie a eu lieu le lundi 1er avril en la Salle du Trône, Preah Tineang Tevea Vinichhay, où Son Altesse Royale la Princesse Samdech Reach Botrey Preah Ream  Norodom Buppha Devi, Haute Représentante de Sa Majesté le Roi, alluma le Cierge de la Victoire. A cette occasion, dix bonzes récitèrent les versets du “Chamroeun Preah Parett”, stances de protection bouddhistes en langue pâli, relayés par les Bakous, brahmanes du Palais en langue sanscrit. La seconde journée est consacrée aux offrandes rituelles aux bonzes et aux offices ordinaires bouddhistes.

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La troisième journée est la plus importante: Mercredi 3 avril 2019,  Son Altesse Royale la Princesse Samdech Reach Botrey Preah Ream  Norodom Buppha Devi, Haute Représentante de Sa Majesté le Roi arrive en la Salle du Trône à 18h00. Après les offrandes d’encens et de guirlandes de jasmin aux esprits des Souverains défunts et aux Divinités brahmaniques, la Princesse prend place en face des bonzes et commence la cérémonie proprement dite:

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Les puissances surnaturelles sont invoquées par quatre Bakous qui portent le “romphâk”, sorte de chapeau à la pointe effilée, agenouillés au pied d’un dignitaire de la communauté des Bonzes.

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Ensuite, deux groupes de quatre bonzes entonnent des litanies chantées pour chasser les “Yeak” ou mauvais esprits en un crescendo lyrique, véritables chants grégoriens à la Khmère.

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Enfin, les Bakous remettent à  Son Altesse Royale la Princesse Samdech Reach Botrey Preah Ream Norodom Buppha Devi, Haute Représentante de Sa Majesté le Roi, aux membres de la Famille Royale et aux autres personnes conviées à cette occasion trois attributs rituels pour chasser le Mal hors du Royaume: le “Ambas Khlok”, bandeau de fils de coton grège dont on se ceint le chef, le “Dambang Pich”, feuille de palmier d’environ 80 cm, nouée à son extrémité, sur laquelle est inscrite une formule magique et l'”Aphisamor”, collier de fines cordelettes de coton écru, auquel sont suspendus des petits carrés de feuille de palmier pliés, contenant des formules magiques.

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Son Altesse Royale Samdech Reach Botrey Preah Ream Norodom Buppha Devi et Son Altesse Royale le Prince Sisowath Tesso me font l’honneur d’une photo à l’issue de la cérémonie.

Le dernier jour, jeudi 4 avril 2019, c’est l’extinction du Cierge de la Victoire par Son Altesse Royale la Princesse Samdech Sisowath Pongneary Monipong, Haute Représentante de Sa Majesté le Roi.

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A noter que le Marquis Vincenzo Grisostomi Travaglini, avec l’accord officiel de Son Altesse Royale la Princesse Samdech Reach Botrey Preah Ream Norodom Buppha Devi, Haute Représentante de Sa Majesté le Roi, est le premier gentilhomme de la Noblesse italienne à participer à cette cérémonie, qui, autrefois, était exclusivement réservée aux Princes du Sang de la Famille Royale du Cambodge.

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16th March 2019: TURANDOT’s successful return at Ankara State Opera and Ballet

On 16th March 2019, Ankara State Opera and Ballet presented “Turandot”, the absolute masterpiece of Giacomo Puccini in a new production, with Maestro Vincenzo Grisostomi Travaglini as Stage Director and Maestro Antonio Pirolli as Conductor.

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The two Maestros, long-term friends, remembered with emotion their first “Turandot” together some 19 years ago in the same Opera Theatre, with Soprano Nilgun Akkerman.

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Under the impulsion of the new Director General of Turkish State Opera and Ballet, brilliant Tenor Murat Karahan who called back both Conductor and Stage Director to set up again a fairy tale style production, the actual resurrection of opera the way we like it, a fantastic evening opened up to the notes of Puccini’s last work…

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The somptuous costumes of Savaş Camgöz, the magnificent sets of Özgür Usta and the magic lights of Fuat Gök have definitely given the performance the utmost touch of glamour. The public was enthusiastic and the applause at the end lasted more than fifteen minutes.

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Mehlika Karadeniz Bilgin, who incarnated a very special Turandot, with her cristalline voice, declared about the production : “The work exposes how Turandot, the princess who doesn’t believe in love and hates men, gets to know love. It is the inner travel of a woman finding herself and a fight between her brain and heart. In fact, Turandot is the fight between the bad and the good,”

 

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Explaining that the mystic and the mysterious side of the Far East are reflected on the opera, Maestro Vincenzo Grisostomi Travaglini said, “It portrays the inner conflicts of Princess Turandot and her fight with love.” Moreover, his classical and royal style given to the elegant stage direction confered to the opera the real sense of what opera should be on such an important stage as the Ankara State Opera and Ballet.

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On another hand, the sincere friendship between Maestro Pirolli and Maestro Grisostomi Travaglini could be felt as their arts coincided in putting together the virtuosity of music tightly-knit with the respect of Puccini’s will to render solemnity and human research for truth and love. The climax was during the famous moment of Liù’s death, when the emotions reach the vibrations of everyone’s heart.

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This exceptional production was also possible thanks to the participation of incredibly talented soloists such as  Mehlika Karadeniz Bilgin, Perihan Nayır Artan, Murat Karahan, Aykut Çınar, Efe Kışlalı, Cem Akyüz, Özgür Savaş Gençtürk, Şafak Güç, Esin Talınlı, Tuğba Mankal Dekak, Seda Aracı Ayazlı, Tuncer Tercan, Çetin Kıranbay, Emre Uluocak, Kamil Kaplan, Arda Doğan, İbrahim Halil Turgut, Barış Yanç and Emre Akkuş… and all the artists of the Ankara State Opera Koro, under the direction of Maestro Giampaolo Vessella.

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A special mention for Çetin Kıranbay, Barış Yanç and Arda Doğan, unforgettable Ping, Pang and Pong whose stage plays fabulously funny and “grotesque” as originally described by Puccini was one of the greatest moments of the performance.

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Çetin Kıranbay, Barış Yanç and Arda Doğan, unforgettable Ping, Pang and Pong

I must also recognise that one of the magic elements of this Turandot was the use of the Ankara State Ballet. Both men and women dancers were absolutely smashing and gave a dynamic to special moments, like the Pu Ting Pao appearances, which was unique.

Not to forget anyone, here are the names of this impressive cast for my favourite version of “TURANDOT” ever …

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To be noted the presence in the audience, Enrico Stinchelli, a famous Italian radio conductor, special guest of Ankara State Opera and Ballet, who actually enjoyed the performance.

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Together with Maestro Antonio Pirolli & Maestro Vincenzo Grisostomi Travaglini
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Maestro Vincenzo Grisostomi Travaglini, between Umut Yasar, Director Assistant and Boran Savran, Staging Assistant…. and me !

 

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“Giochi di potere alla Corte inglese”, un’articolo del Maestro Vincenzo Grisostomi Travaglini, pubblicato in “L’Opera International Magazine”, Marzo 2019, su “Anna Bolena” di Gaetano Donizetti all’Opera di Roma, 22 Febbraio 2019.

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“…Regina delle “Tre regine” o “trilogia Tudor”, la Bolena richiede solisti di indiscusse doti vocali e intrerpretative e tali protagoniste sono le già citate Maria Agresta e Carmela Remigio, inappuntabili nel canto e d’impetuosa e allo stesso tempo misurata immedisimazione. Una progressione sempre appropriata allo svolgersi della drammaturgia con il merito di un palcoscenico che trova protagonismo nell’effettivo divenire dalla fonte letteraria (l’Anna Bolena di Alessandro Pepoli; l’Enrico VIII di Ippolito Pindemente, ovvero l’Henri VIII di Marie-Joseph Chénier) e dal libretto di Felice Romani. Il merito di questo risultato va attribuito al regista Andrea De Rosa nell’essenzialità di una formazione oltre che operistica di teatro di prosa. Ne beneficia il bassoAlex Esposito nel tracciare la parte di Enrico VIII così come visto da Romani e Donizetti, perché se il ruolo è ben delineato, come lo è stato, il personaggio s’inserisce naturalmente nel gioco tra le due donne tra arrogante perversione e moralità altrui, sia pure quest’ultima storicamente relativa se non redenta dalla bellezza del canto…”

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2nd March 2019: Sokhema Di Croce, a young and talented violinist, born in Cambodia, invited by Maestro Gianni Ferrini to perform at Ariadimusica Music Academy in Rome, Italy

In june 2018, at the final evening, I was granted the pleasure to meet with 16 year-old Cambodian violonist, Sokhema Di Croce, originally from Battambang and who was adopted by her Roman parents when she was only 11 months. I was blown blissfully away by the power of her interpretation and I really hoped to re-meet her very soon in Rome. Maestro Gianni Maria Ferrini already promised her to organise a concert at Ariadimusica, in which she would be able to show her great talents.

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From left to right: Annamaria Cima & Luciano Di Croce, the parents of Sokhema, Maestro Gianni Ferrini, Sokhema di Croce, Sisowath Ravivaddhana Monipong & Maestro Vincenzo Grisostomi Travaglini .

The day has finally come and on Saturday 2nd March 2019, Sokhema performed in front of more than 120 persons in the concert hall of Ariadimusica Music Academy, on the Casilina in Rome.

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The young violinist chose a rather complex and not easy programme, from Lalo to Saint-Saëns, Mozart, Sarasate and Wieniawski… We were all taken by her absolute talent, her juvenile grace and the elegance of her eyes, that she lifted to the sky after each movement of the concerto or symphony she played…

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She was accompanied at the piano by Maestro Edina Bak, from Hungary, remarkable for her sensitivity and subtle attention, always in rhythm with her young and beautiful partner.

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While Sokhema was taking a breath before the second part of her concert, Maestro Gianni Ferrini invited his youngest pupil, Ms. Himari Sugiura from Japan to sit at the piano and perform Chopin, Galuppi & Mozart…

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The performance of Himari was breathtaking : the public was litterally raptured by the fluent fingers of the little oriental girl and the applause was enthusiastic.

 

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Sokhema came back and we all fell in catharsis at the end of her sublime “bis” and the hands were clapping and clapping, giving the young and charming artist the fair reward and recognition due to her talent and hard work.

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Among the numerous audience, Dottoressa Pinuccia Pitti, President of the Marianna Foundation with her friend, Maria Carla, Professor Vincenzo Gagliani Caputo, Dottoressa Silvia Cassini of the Opera of Rome and many other personalities of the culture and music world, who came to listen to these young promises of classical music.

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Sokhema Di Croce, emotioned after her concert. On the right, Maestro Michela De Amicis, President of the International Music Festival Città di Penne and Maestro Gianni Ferrini, founder of Ariadimusica Music Academy.

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Marianna Foundation : XXIst edition of the “Carta Artistica Universale” The Right to Education and Knowledge for the Progress and Dignity of Woman in all Nations.

On Tuesday 19th February 2019 was held in Rome at the Italian Air Force Club, known as “Casa dell’Aviatore” the official launching of the XXIst edition of the “Carta Artistica Universale” The Right to Education and Knowledge for the Progress and Dignity of Woman in all Nations.

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The text of the “Art Universal Map” was graciously written this year by Dottoressa Stefania Giannini, UNESCO Assistant Director-General for Education.

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In the Grand Ball Room, President Pinuccia Pitti invited many personalities to attend this special event, listening to poetry and music along with interesting speeches and reports by eminent specialists, such as Professor Laura Quadarella Sanfelice di Monteforte, Paolo Meucci, Antonella Cassisi and many others.

VIPs

The opening of the event was granted to Princess Elettra Marconi Giovanelli, who shared with us some of her memories as a child of her father, Nobel Prize Professor Marquis Guglielmo Marconi. Her great sense of humour, together with her natural and spontaneous tone contributed to the warmest applause of the evening.

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Right immediately after the Princess’ speech, came the time of the “Interculturality” moment, when a young student is rewarded for his particular skills, coping with intercultural aspects of life. An interesting introduction was done by Dottoressa Antonella Cassisi, UNESCO in Italy,

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and the Prize was given by Colonello Massimo Palombelli, Director of the Italian Air Force Club to Adriano Pirandello, the great greatgrandson of Nobel Prize Luigi Pirandello, whose mother, Glenda Sevald is from Uruguay and Israel.

Adriano Colonello

This year, the Marianna Foundation Prize for “Per non dimenticare” went to Maria Slodowska Curie for her lifetime works and studies. His Excellency Mr. Christian Masset, Ambassador of France in Italy came personnally to receive the Prize and the Polish embassy sent a lady from the cultural services.

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The French Ambassador in his thanking remarks declared his emotion to receive this reward in the name of all French and his gratitude to such an emblematic character of Universal history, pointing out the fantastic works achieved by Marianna Foundation and its President Pinuccia Pitti, taking Art as a medium to spread world wide Human Rights ideals.

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AmbF speech

 

The next Prize “Una vita per Amore e Giustizia” went to a magistrate from Calabria, Luigi Maffia, State vice-prosecutor in Catanzaro for his remarkable work, fighting mafia and corruption. Dottor Pietro Lucchetti, from the Quirinale Palace, was proud to confer this special distinction to such a heartful and courageous Civil Servant.

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Professor Alberto Garcia, Director of the UNESCO Chair in Bioethics and Human Rights at Regina Apostolorum Universiy in Rome, delivered an interesting speech on Women and Bioethics.

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The next lecturer was Dottoressa Annaclaudia Giordano who spoke about Women and literature in a very unique review of some contemporary italian novels.

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She was followed by Professor Laura Quadarella Sanfelice di Monteforte who gave a very complete overview of fights against terrorism world wide and was unanimously applauded.

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Paolo Meucci from the European Parliament made a special intervention, giving us the European point of view on the topics of this year “Art Universal Map”

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The “Bouquet Final” of the event was illustrated by the special Prizes confered to four exceptional Ladies,  leaders in their field:

Professor Sofia Corradi, the “mother” of Erasmus

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Professor Laura Comi, Etoile and Director of the Ballet School of the Opera of Rome

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Maestro Beatrice Venezi, the youngest woman to be an international orchestra conductor

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Dottoressa Romilda Ferrauto, Vice-Director of the Press Room at the Vatican received her Prize from the hands of Admiral Ferdinando Sanfelice di Monteforte

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The artistic part of the evening was fulfiled by young artists, who collaborate with the Ariadimusica Music School, founded and directed by Maestro Gianni Ferrini, among whom the marvellous Himari Sugiura, a young pianist (7 years old) from Japan, who received a special Prize as a young feminine hope for the future.

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Ludmila Bova, a friend of the Foundation, plays lovely pieces from movie soundtracks.

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Two young musicians from Mexico, Samuel Chavira Florès and Fernando Ramsés Peña Diaz entertained the audience with violin and piano arias from Mexico and “Nessun Dorma” of Puccini.

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The poems were read by:

Salvatore Puntillo, who read poems of Pinuccia Pitti and Emanuele F. M. Emanuele

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Debora Do Rosario from Brazil, who read “Mulher” of Eliomar Ribeiro de Souza

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Filip Maksymiliam Walis from Poland, who read “Niepewnosc” of Adam Mickiewicz

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Sisowath Ravivaddhana Monipong from Cambodia, who read “Amitié de femme” of Alphonse de Lamartine

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A very emotional moment: the reading of two letters:

Pinuccia Pitti, President of Marianna Foundation read the “biblical letter” of hermit Mirella Muià

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Vincenzo Grisostomi Travaglini who read a letter from Edwige Lurton-Michon, Wine producer from France

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The conclusion of the event was made by On. Nicola Galloro.

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Among the guests of the Marianna Foundation,  Giuseppe Grifeo di Partanna, Francesco Durante (TV2000), Photographer Angelo Campus, Psychanalist Danilo Zarbo-Moncada di Soria, Claudio Caruseli, Gianni Maria Ferrini and his wife, Marina Caviglione, Nino Peluso, Loredano Luciani Ranier, Stefano pignatelli di Cerchiara, Milena von Rex, Fabio Cassani Pironti, Ester de Mijo d’Ajeta, Anna Pavoni, Gloria Cappadonia, Carolina Facioni, Valerio Monda and many others who enjoyed the cocktail and prosecco until late in the evening.

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All the photos of the event were taken by talented photopgrapher Laura Cannia, whom I warmly thank for her permission to use her works for this article.

 

 

 

“Verdi nell’inferno di Salò”, articolo del Maestro Vincenzo Grisostomi Travaglini in “L’Opera International Magazine”, Gennaio 2019 su “Rigoletto” al Teatro dell’ Opera di Roma, recite del 6 e 9 Dicembre 2018

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“Una nuova produzione di Rigoletto musicalmente rigorosa quanto elegante, quella proposta da Daniele Gatti per l’apertura della stagione 2018/19 dell’Opera di Roma, maestro nell’occasione nominato direttore musicale del Massimo Capitolino con un incarico per tre anni, sino al 2021. La notizia è stata particolarmente apprezzata all’interno del Teatro e dal pubblico che ha accolto il maestro all’inizio e fine delle rappresentazioni con calorosi applausi.

La linea stilistica impressa da Gatti per questa sua lettura della partitura di Giuseppe Verdi è da subito lampante: elusi i legami più propriamente collegati alla radice letteraria/romantica i personaggi, nessuno escluso, sono delineati nella loro implacabile realtà teatrale e musicale, nell’indifferenza della corte e nella solitudine di un protagonista, interiorizzato nello scorrere dell’impietosa esistenza.

Inflessibile l’aderenza di Gatti all’edizione critica della Chicago University Press che gigliottina senza pietà ogni esuberanza vocale in una bonaccia espressiva di una revisione quanto mai irrinunciabile per riportare la scrittura verdiana a una più valida realtà compositiva e scevra da vizi e travisamenti accumulati in anni di mistificazione interpretativa, ma che ci pone il quesito se questa debba essere considerata quale punto di arrivo o di rinnovata partenza per una lettura consapevole, senza perdere una sia pur stilisticamente controllata vitalità di palcoscenico.

Apprezzata l’apertura di tagli che meglio stabiliscono la forma di tessitura belcantistica che in Verdi è al contrario segno di sostegno evolutivo verso una più marcata drammaticità che consegue alla scelta della radice letteraria universalmente inesorabile de Le Roi s’amuse di Victor Hugo.

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Ammalatosi alla terza recita Gatti è stato sostituito sul podio da Stefano Ranzani, in prova all’Opera per una ripresa di Tosca da dirigere il giorno seguente ed è stato particolarmente significativo l’imporsi di due personalità per un’analoga lettura, per comprendere come la specificità di ognuno marcasse così a fondo non solo il risultato in orchestra, compatta e lussureggiante con Gatti, coinvolgente e dinamica con Ranzani, entrambe letture più che efficaci, ma che questa impronta da un’unica orchestrazione curata dal titolare, potesse anche modificare con le esclusive dinamiche le finalità espressive degli interpreti e se si vuole lo stesso rapporto tra di essi.

Perfettamente nel ruolo, con un dosaggio espressivo curato in ogni frase e situazione con vocalità misurata, quanto intensa il Rigoletto di Roberto Frontali, un’immedesimazione che è anche un messaggio stilistico di equilibrio per un ruolo protagonistico che è di svolta per la definizione stessa di baritono. Lisette Oropesa è una Gilda dal carattere già maturo, musicalmente determinata se non per un penalizzante vibratino. Ismael Jordi è un Duca dalla vocalità fragile, più ardente libertino che simbolo dell’oppressione del potere. Una compagnia nel complesso di qualità e ben curata in ogni singola espressione, nella quale si sono distinti la provocante Maddalena di Alisa Kolosova e il severo Sparafucile di Riccardo Zanellato; meno autorevole Carlo Cigni quale Conte di Monterone. Completano: Irida Dragotti (Giovanna) e una sensuale, ironica Nicole Brandolino (Contessa di Ceprano); ancora: Alessio Verna (Marullo), Saverio Fiore (Borsa), Daniele Massimi (Conte di Ceprano), Leo Paul Chiarot e Michela Nardella rispettivamente Usciere e Paggio.

Appropriato, efficace il coro maschile dell’Opera di Roma, si potrebbe azzardare nella consapevolezza dell’intervento di ogni partecipante, voce e commento spietato degli eventi. Maestro del coro Roberto Gabbiani.

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La vicenda è ricondotta da Daniele Abbado alla Repubblica di Salò quale segno di fragilità politico-sociale di un periodo angoscioso della storia italiana che negli obiettivi del regista ben si addice al carattere drammatico di una storia di abiezione, dichiarazioni che non trovano un convincente riscontro se non nelle camicie nere e nelle scene costruite a multipiano che ricordano il gioco del “meccano” ovvero di costruzione infantile, con il sovrapporsi di stanzucce, scale e balconi, per un risultato altrimenti convenzionale. Scene e luci, quest’ultime efficaci di Gianni Carluccio, costumi di Francesca Livia Sartori ed Elisabetta Antico, movimenti coreografici di Simona Bucci.

E’ una scelta artistica reinterpretare i caratteri simbolici di un testo che dà il segno alla stessa genesi compositiva, quali a esempio la difformità fisica della gobba che è segno di un destino avverso, la staticità del palcoscenico nello scatenarsi degli elementi di una natura maligna che è partecipe al destino degli uomini e ancora l’umiliazione del corpo agonizzante di Gilda steso sulla nuda terra e non adagiata su un divanetto, in piedi verso l’ultimo respiro che più si addice al: “ …In me rinasce… m’agita / Insolito vigore! (…) ”, ma è la morte di Violetta e non di Gilda, con altri significati. Tutta la forza costitutiva di questo Rigoletto è fortemente evidenziata in orchestra e una mancata aderenza del palco, sia pure in scelte creative individuali, determina un vuoto esplicativo che come in questo caso ne indebolisce nel dialogo di teatro in musica, il coinvolgimento.

Vincenzo Grisostomi Travaglini

Recite del 6 e del 9 dicembre 2018

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Courtesy call on His Excellency Monsieur Christian Masset, Ambassador of France to Italy, together with Mrs. Pinuccia Pitti, President and Founder of the Marianna Foundation for Human Rights and Marquis Vincenzo Grisostomi Travaglini

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On Friday, 14th December 2018 at 3.00 PM, His Highness Prince Sisowath Ravivaddhana Monipong paid a courtesy call on His Excellency Monsieur Christian Masset, Ambassador of France to Italy, together with Mrs. Pinuccia Pitti, President and Founder of the Marianna Foundation for Human Rights and Marquis Vincenzo Grisostomi Travaglini, Artistic Advisor of the Foundation. During the conversation were exchanged views on the development of the Marianna Foundation, especially a special event in collaboration with the French Embassy during the second semester of 2019.

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From left to right: Marquis Vincenzo Grisostomi Travaglini, Ambassador Christian Masset, Mrs. Pinuccia Pitti & Prince Sisowath Ravivaddhana Monipong