On Monday 2nd May 2016, His Majesty Preah Karuna Preah Bat Samdech Preah Boromneath King Norodom Sihamoni granted me by Royal Decree the title of Ambassador with rank of Under Secretary of State, directly attached to His Personal Secretariat.


On Monday 2nd May 2016, His Majesty Preah Karuna Preah Bat Samdech Preah Boromneath King Norodom Sihamoni granted me by Royal Decree the title of Ambassador with rank of Under Secretary of State, directly attached to His Personal Secretariat.


On Thursday 5th May 2016, at the Royal Palace of Phnom Penh, in the Silver Pagoda Holy Grounds, His Majesty King Norodom Sihamoni and Her Majesty Queen-Mother Norodom Monineath Sihanouk, followed by members of the Royal Family and dignitaries of the Khmer Royal Court, prayed in occasion of the Buddhist Holy Day of the beginning of the Month of Pisak.


I was granted the honour to greet Their Majesties and extend my deeply respectful thanks for Their Royal Kindness and bidding my salutations before leaving Cambodia back to Italy.


On Monday 2nd May 2016, before entering the Kantha Bopha Pavillion to be received by Her Majesty Queen-Mother Norodom Monineath Sihanouk, I was granted the honour to kneel down in front of the Statue of our Late King-Father in the gardens of the Royal Palace.


On Monday 2nd May 2016, in Phnom Penh, Her Majesty Queen-Mother Norodom Monineath Sihanouk granted me the honour of a Royal Audience in Kantha Bopha Pavillion at 10.30 a.m.



On Sunday 1st May 2016, in Phnom Penh, His Majesty Preah Karuna Preah Bat Samdech Preah Boromneath King Norodom Sihamoni granted me the honour of a Royal Audience in Khemarin Palace at 11.00 a.m.



Roma – “In un contesto buddista la verità è ricerca di vita, devi trovare la via giusta; da voi invece, se la verità fa arrabbiare, meglio una piccola bugia che consenta di vivere armoniosamente. Ecco, questa differenza è stata il solo punto per me un po’ difficile”.
Saggezza mediterranea e reminiscenze pirandelliane…

Scoppia a ridere: “Lo so, lo so”. Ironico e autoironico, coltissimo, affettuoso, grande senso estetico e curiosità del vivere, S.A.R Ravivaddhana Sisowath Monipong, membro della Casa Regnante cambogiana, spiega che “la dialettica di Pirandello non corrisponde al mio ideale però ci convivo con molta gioia, anche perché mi aiuta a capire i miei connazionali di oggi”.
Fammi capire: Pirandello ti aiuta a capire la Cambogia?
“Durante la dittatura degli kmer rossi (1975-1979) che decimò un terzo della popolazione e l’80% della mia famiglia, i miei connazionali dovettero crearsi una loro verità. Una volta tornati liberi però, molti kmer rossi cambiarono identità per non essere riconosciuti. In Asia si dice che quando hai vissuto cose terribili sotto una certa identità, vai al tempio e chiedi al monaco un altro nome per modificare il destino. Capita così che sovente a Phnom Penh, dove viaggio più volte all’anno, devo chiamare con un nome diverso persone che sono le stesse di prima, che conosco molto bene ma che ora vivono un’altra realtà. E questo è totalmente Pirandello. D’altra parte anch’io sono in una situazione simile: tanti amici mi chiamano Benoit, nome che mi è stato imposto quando mi sono convertito al cattolicesimo; per altri invece sono Ravi, diminutivo dell’originario Ravivaddhana; in famiglia mi conoscono fin da piccolo come Titou. Il mio primo nome, che in sanscrito significa “raggio di luce che si emana all’infinito” venne scelto personalmente dalla regina/madre perché gli astrologi di palazzo reale non si mettevano d’accordo su come chiamarmi”.
Cultore di astrologia e di studi esoterico come da millenaria tradizione familiare, educato in Francia (“la famiglia di mia nonna paterna è originaria della Provenza”), Ravi ha studiato sanscrito e latino, è laureato in letteratura contemporanea inglese e appassionato di storia dei movimenti femministi (“erano lungimiranti perché si rendevano conto che in tema di libertà sessuale avanzare pretese eccessive era il solo modo affinché, nel tempo, rimanesse almeno una parte di quelle istanze”). A Roma vive dal 1997, e per nulla al mondo vorrebbe vivere al nord“dove fa freddo e tutto funziona, invece le idee nascono dal caos”. Adora il Mediterraneo: “Mi sento protetto dal vostro modo di vivere, di essere, e poi ci sono gli odori, i profumi, gli effluvi – io sono asiatico quindi il mio primo impatto con la realtà passa per il naso”.
Diverso concetto di verità a parte, ci sono (state) altre ragioni di perplessità?
“Intanto, il galateo. Quando amici italiani (o in genere occidentali) mi chiedono una serata intitolata al cibo e alle tradizioni cambogiane, devo spiegare che per ogni cibo noi prevediamo una determinata musica, una maniera per accettarlo e un momento per mangiarlo. Siamo molto formali, e le regole quotidiane, spicciole, sono sovente opposte: qui ad esempio quando la persona più importante entra in una stanza tutti si alzano, da noi invece si abbassano perché la sua testa dev’essere la più alta; qui è il superiore a porgere la mano, da noi è l’inverso; e quando un cameriere ti serve un aperitivo, voi dite grazie, noi facciamo un piccolo cenno alla padrona di casa.
Poi, la gerarchia. Per intenderci con un riferimento macroscopico: nella nostra cultura e spiritualità (attraverso i secoli la Cambogia ha filtrato elementi di induismo e animismo nel contesto buddista, ndr)la Dichiarazione Universale dei Diritti dell’Uomo non ha senso, soprattutto nel primo articolo secondo cui gli esseri umani nascono uguali. Come possiamo essere uguali se ognuno di noi porta il segno e il peso delle sue proprie vite precedenti? Se tu adesso (ri)nasci in una famiglia perbene e che ti ama, questo significa che prima sei stato un giusto, dunque meriti molto riguardo. Ma ti ho detto solamente un paio di frasi veloci, nella realtà le sfumature sono infinite”.
Come concili il fatto di essere cattolico e di credere nella reincarnazione?
“E’ una domanda frequente, di solito rispondo con una battuta. Il buddismo mira a compiere il ciclo infernale delle reincarnazioni, devi vivere 500 esistenze perfette per accedere al nirvana; se sei cattolico invece e ti comporti bene, ti basta una vita per andare direttamente in paradiso. Diciamo che ho trovato una scorciatoia assoluta”.
E diciamo pure che siamo di nuovo a Pirandello.

Article published in “Jours de France”, week of 17 to 24 March 1956



S.A.R. le Prince Monipong en uniforme d’aviateur
Le Musée du Quai Branly à Paris détient une sculture présentant le buste du Prince Monipong en tenue d’aviateur.
Private collection of the French museum “Le Musée du Quai Branly” at Paris
http://www.quaibranly.fr/cc/pod/recherche.aspx?b=1&id=75.15094.2#
Trailer della nostra prossima produzione per Rahma Prod.
Nella Cambogia non vi è nussuna differenza fra vita spirituale e vita materiale. Ciò ne fa un luogo propizio per parlare du quella spiritualità che si presenta in modo differente secondo li paese e gli usi e costumi locali, ma che presenta una similarità in ogni luogo: la spiritualità aiuta l’individuo a rivenire al centro di se stesso e di riunirsi al divino.
SA il Principe Sisowath Ravivaddhana Monipong
Massimiliano Turci Produttori
Massimiliano Turci Camera, montaggio, regista
Vincenzo Grisostomi Travaglini messa in scena, regia
©Rahma Prod
Ringrazamenti:
SAR la Principessa Samdech Reach Botrei Preah Ream Norodom Boppha Devi
SAR la Principessa Samdech Sisowath Pongneary Monipong
SA il Principe Tesso Sisowath
SA la Principessa Chansita Sisowath
Agenzia di viaggio All Dreams Cambodia
Jacques Guichandut
Darith Nhieim
Rithy Panh
Fabienne Luco
Hotel Samsara Villa Phnom Penh e collaboratori
Lok Kru Proeung Chhieng (RUFA)
Neak…
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This is my personal coat of arms, which was designed by Marquis Giulio Vallini Celesti.
Descrizione dello stemma cosi come riportato nella XXXII° edizione dell’Annuario della Nobiltà Italiana, a cura del Direttore Andrea Borella :
“ARMA: di rosso alla spada posta in sommità di una pila formata da due ciotole cerimoniali, il tutto d’oro; alla fiamma del Sacro Aum d’oro guizzante dal centro della spada.
CIMIERO: una corona reale cambogiana
Ornamenti esteriori: dalla corona muove un manto dorato, gallonato d’oro, foderato di seta candida, con due ombrelli reali cerimoniali d’oro, ciascuno con cinque palchi, terminanti con una punta acuminata, decussati, accollati dietro lo scudo ed infilati nei nodi del manto: la corona è addestrata e sinistrata da due mani, moventi dai fianchi del cerchio più basso della corona, tenenti ciascuna una fronda vegetale contorta e rabescata in stile cambogiano, il tutto d’oro; lo scudo è accompagnato alla base da una corona formata da due rami di alloro verdi, decussati sotto la punta dello scudo.”